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Pugni nel mondo di fine luglio: di Giuliano Orlando | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Pugni nel mondo di fine luglio: di Giuliano Orlando

Doveroso iniziare dallo Staples di Los Angeles (Usa), dove il talentuoso Mikey Garcia (Usa 39), titolare leggeri WBC, domina il pur quotato connazionale Robert Easter jr. (21-1), 27 anni, scalzandolo dal trono IBF leggeri, cancellandone l’imbattibilità oltre a farlo contare al terzo round. Match avvincente e cattivo, ma sempre nei guantoni del californiano, 30 anni, in attività dal 2006, già iridato piuma, superpiuma e pure superleggeri IBF, titolo conquistato un anno addietro al Barclays Center a New York, nel quartiere di Brooklyn ai danni di Adrien Broner (Usa 33-3), 29 anni, che non è certo l’ultimo arrivato visto che è stato iridato leggeri e superleggeri. Garcia, 30 anni, si conferma uno dei top assoluti del boxing, con una boxe elegante e pulita, sempre in anticipo sulle intenzioni dei rivali. Dopo 12 anni di attività non manifesta alcuna crepa nel rendimento, semmai una sicurezza assoluta. Easter jr. dopo aver provato a tenere lo scambio, sfruttando il maggiore allungo, visto che Garcia lo anticipava proprio col sinistro diritto, ha tirato i guantoni in barca, consapevole di non essere alla portata dell’avversario. Garcia fa parte della ristretta elite che guadagnano borse attorno al milione di dollari, mentre il rivale ha introitato la metà, comunque la più alta in carriera. Ai microfoni, dopo la vittoria ha confermato che non disdegnerebbe la scalata al titolo dei welter, in particolare la cintura IBF che cinge i fianchi di Errol Spence jr. (24) il mancino di 28 anni, dalla boxe sorniona, fatta di improvvise fiammate, che gli hanno fruttato 21 vittorie prima del limite su 24 incontri, compresa quella del 2016 ai danni del nostro Bundu. Un match dall’esito incerto, quindi appetibile al massimo, anche questo con borse milionarie. L’organizzatore Tom Brown che opera con l’emittente ESPN, si è detto pronto ad allestire la sfida. Nella serata si è rivisto il non più verde massimo cubano Luis Ortiz (28-1), 39 anni, residente da anni a Miami, la colonia di Cuba. L’ex rivale di Wilder, ha disintegrato in meno di due round il romeno Razvan Cojanu (16-3), due metri di altezza, che ricordiamo avere tenuto ai punti la sfida mondiale con Parker nel 2017. Contro Ortiz dopo aver sofferto ma resistito nella prima, incocciava su un paio di destri bomba al viso che ne decretavano la resa. Ortiz conferma la potenza dei colpi e il rimpianto di essere passato pro a 31 anni, nel 2010. Prima di passare in Europa, merita attenzione l’impresa del superpiuma giapponese Masayuki Ito (24-1-1), 27 anni che sul ring del Civic Center di Kissimmee in Florida., ha cancellato i sogni di Christopher Diaz (23-1), 23 anni, portoricano molto quotato, battuto nettamente e costretto ad un conteggio al quarto round, per la vacante cintura WBO. Verdetto unanime per l’orientale, che raccoglie il testimone lasciato dall’ucraino Vasyl Lomachenko (11-1) dopo la vittoria dello scorso maggio a New York contro Jorge Linares (Ven. 44-4) che gli ha fruttato la cintura leggeri WBA. Per Ito e per il Giappone, una rivincita indiretta, dopo la sconfitta bruciante sopportata lo scorso aprile a Yokohama del loro idolo Daigo Higa (15-1), battuto due volte: prima sulla bilancia che gli costava la cintura mosca WBC e poi sul ring, contro Cristofer Rosales (Nic. 27-3) che lo costrinse alla resa alla decima ripresa. Il giovane nicaraguense 23 anni, che ricordiamo per aver battuto il nostro Mohammed Obbadi a Pordenone nell’agosto 2017, metterà il titolo in palio il prossimo 18 agosto a Belfast (Irl. N.) contro il locale Paddy Barnes (5), un confronto che è un vero suicidio per l’irlandese, brevilineo dalla boxe tutta impostata sullo scambio corto. Terreno di caccia per un fromboliere come Rosales, dalle braccia tentacolari e dai colpi potenti.
Ed eccoci in Europa, meglio in Inghilterra, visto che l’80% dell’attività di vertice si svolge nel regno di Elisabetta. Alla 02Arena londinese, non sono mancati i fuochi d’artificio anche se l’unico mondiale in programma riguardava la guerriera irlandese Katie Taylor (10), 32 anni e non sentirli, detentrice delle cinture WBA e IBF leggeri, sfidata dalla texana di 37 anni, la longilinea Kimberly Connor (13-4-2) i cui sguardi feroci al peso non hanno fatto alcun effetto alla campionessa. Sul ring la differenza è risultata abissale, con la Taylor scatenata fin dal primo suono del gong. L’ospite ha cercato di difendersi e tentare qualche sortita, ma stavolta Katie aveva fretta di chiudere, smentendo le voci che insinuavano avesse perso potenza e fattore ancora più importante, non voleva che la ferita al viso, peggiorasse. La conclusione al terzo tempo, con la Kimberly esausta, boccheggiante per i colpi che arrivano da e in ogni parte: al corpo e al viso. Una Taylor in forma strepitosa, decisa come non mai. Dicevamo delle scintille. Le hanno offerte i massimi Dillian Whyte (24-1) campione Silver WBC e beniamino di casa e l’australiano Joseph Parker (24-2), già campione WBO, entrambi battuti da Anthony Joshua. Parker dopo una buona prima ripresa, in quella successiva incocciava con la testa dura di Whyte e un destro corto, subendo il conteggio. Recuperava bene, ma la maggior potenza di Whyte, dettava legge, tanto che al nono tempo, stavolta col sinistro, scaraventava Parker al tappeto in modo assai violento. Parker si confermava dotato di resistenza e recupero incredibile, riuscendo a rialzarsi e proseguire il match. Si arriva al dodicesimo round, meglio a 40” dal termine e l’australiano centra un destro al mento di Whyte, più preciso che potente, ma sufficiente per farlo scivolare al tappeto, con le gambe molli e lo sguardo incredulo. Momenti di spavento all’angolo del campione, che trova la volontà di rialzarsi anche se piuttosto traballante. Per sua fortuna, il gong suona subito dopo e lo toglie da una situazione imprevista e spiacevole. Verdetto unanime per Whyte ma anche un 113-112, emblematico assieme ai 115-110 e 114-111. Spettacolare pure la sfida tra Derek Chisora (Ing. 29-8) inglese nato nello Zimbabwe, 34 anni, attivo dal 2007, europeo sfidante al mondiale diverse volte, ha affrontato tutti i migliori da Haye a Klitschkov, da Tyson Fury a Pulev e Whyte, e il francese di origine camerunense Carlos Takam (Fra 35-5-1), 37 anni, guidato dalla Opi Since 82 della famiglia Cherchi. Match condotto a ritmi incredibili che Takam ha comandato per buona parte del match. Concluso in modo spettacolare da Chisora all’ottavo tempo, mettendo Takam due volte al tappeto. Mantenendo la cintura internazionale WBA massimi. Eddie Hearn elogiava Chisora per aver combattuto con un problema alla spalla. Lo stesso Hearn, nella conferenza stampa sorprendeva la stampa, dichiarando di pensare seriamente ad una difesa da parte di Joshua contro l’ucraino Olek Usyk (15), recente vincitore della sfida col russo Murat Gassiev (26-1) lo scorso luglio a Mosca, ora detentore delle cinture IBF, WBC, WBO e supercampione WBA dei cruiser. Per detto confronto di parla del 14 aprile 2019 allo stadio di Wembley, data che Hearn ha già prenotato, come ha fatto per il 22 settembre sempre a Wembley per Joshua-Povetkin. Nel frattempo potrebbe svolgersi il match tra Usyk e Tony Bellew (30-2) 35 anni, il giustiziere di David Haye (28-4) messo ko due volte, già iridato WBC (2016) ed europeo (2015). Nella serata successi del mediomassimo Frank Buglioni (21-3-1) su Emanuel Feuzeu (10-7-2) DT 6; nei massimi David Allen (14-4-2) spedisce KO al quarto round, l’imbattuto Nick Webb (12-1), superwelter: Anthony Fowler (7) b. Craig O’Brien (8-1) kot 6. Nei welter, il figlio d’arte Conor Benn (13) ribatte Cedrick Peynaud (Fra. 6-6-3) ai punti sui 10 round e conquista la cintura continentale WBA, confermando pregi (temperamento) e difetti (difesa assente).
A Deauville, località balneare francese in Normandia, sull’Atlantico, la campionessa olimpica di Rio dei leggeri, Estelle Mossely (1) ha debuttato al professionismo affrontando e battendo Aleksandra Vuiovic (4-7-1) al termine di sei riprese infarcite di scorrettezze della montenegrina, inferiore sul piano tecnico, ma superiore nella voglia di far danni. L’arbitro internazionale Dolpierre, vecchia volpe del ring, avrebbe dovuto squalificarla nell’occasione in cui la Vujcovic ha sferrato una ginocchiata a Estelle, invece ha fatto proseguire uno spettacolo non all’altezza delle attese. La vittoria della Mossely, compagna di Youri Yoka, dal quale ha avuto una figlia lo scorso novembre, serve solo sul piano statistico. Con questo esordio si è completato il passaggio al professionismo delle tre campionesse di Rio 2016. La Shields (Usa) e la Adams (Gb) hanno preceduto la francese da tempo.