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Voivodina, test youth in prospettiva europea, premia con l’oro Lapiana e Gemini, l’argento alla Er Raqui. Nei maschi solo Merro e Salerno al bronzo | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Voivodina, test youth in prospettiva europea, premia con l’oro Lapiana e Gemini, l’argento alla Er Raqui. Nei maschi solo Merro e Salerno al bronzo

di Giuliano Orlando

A Subotica,  145.000 abitanti,  l’importante città della Voivodina, in passato territorio occupato prima dall’impero turco e successivamente da quello austroungarico, oggi è la provincia autonoma più multietnica della Serbia, dove convivono pacificamente abitanti di origine magiara, romena, slovacca e germanica, con i serbi presenti al 70%, si è svolto il Golden Gloves Voivodina di boxe, attivo in ambito nazionale dal 1975 al 1985, giunto alla 37° edizione, tra le rassegne più importanti  a livello youth, riservato ad atleti nati tra il 2001 e il 2002. Per 15 delle 22 nazioni, ovvero quelle europee, le altre 7 provenivano da Asia e Americhe, si è trattato del test più importante in proiezione all’appuntamento continentale di categoria, fissato a Sofia in Bulgaria dal 2 all’11 settembre. Impegno nel quale l’Italia youth al femminile intende non fare da comparsa potendo contare su punte di autentico valore a cominciare dalla plurimedagliata Martina Lapiana, che compirà 18 anni solo a novembre, ben decisa a concedersi il bis dopo il trionfo dello scorso anno in quel di Roseto degli Abruzzi, dove da più giovane delle iscritte, vinse l’oro mettendo in fila tutto il meglio d’Europa. Ci fu la poi la delusione mondiale a Budapest, esperienza negativa solo in apparenza, perché Martina sul ring ha l’istinto del killer, tipico dei talenti assoluti, facendo capire in occasione dei Giochi Olimpici giovanili a Buenos Aires in Argentina lo scorso ottobre, di che pasta sia fatta la catanese. Quel trionfo riportò al posto giusto l’azzurra, tenuta forse troppo a lungo in stand bay, in attesa di un rientro che sembrava non arrivare mai. Salvo l’impegno di categoria a Mondovì in marzo, la giovane azzurra ha trascorso  lunghi mesi senza l’ebbrezza del combattimento vero. A Voivodina ha scaricato tensione ed emozione, anche se la condizione era buona, non ottima, che intende raggiungere in Spagna. Torneo importante, di alta qualità, in particolare da parte delle squadre più ambiziose come  Russia, Kazakistan, India, Ucraina, Polonia e Italia nel settore femminile, mentre tra gli uomini, alle nazioni già citate si sono aggiunte, Bulgaria, Turchia e la Serbia. Il bilancio conclusivo, fatto salvo per  alcuni verdetti che hanno stravolto la realtà vista sul ring, ha indicato i migliori e le migliori. Nel contesto maschile il torneo premia la Russia con quattro ori, due alla Croazia, in grande crescita, uno a testa a Serbia, Brasile, Scozia e Kazakistan, piuttosto delusa, vista la squadra messa sul ring. Una buona parcellizzazione che invece ha ristretto a sole tre nazioni la rassegna femminile, dove le azzurre si sono messe in luce con due ori e un argento. La pattuglia italiana era composta dai tecnici Valeria Calabrese, che segue da anni l’attività giovanile, da Michele Prisciandaro ed Emanuele Agati per le donne, da Michele Cirillo e Max Aliota per gli uomini e dall’arbitro Emanuele Chiappini. Come già detto, delle dieci medaglie d’oro femminili, solo tre nazioni, sulle 20 presenti,  sono arrivate in vetta, tra questa una grande Italia, che grazie a Martina Lapiana (51) e Melissa Gemini (69), ha fatto doppietta, preceduta da Kazakistan(5) e Russia (3) il cui bacino d’utenza ha numeri per noi impensabili. Nazioni di grandi tradizioni come Polonia, Bulgaria, India, Ungheria e Serbia sono rimaste all’asciutto.   Argento per Sabrina Er Raqioui (64), veronese classe 2001, già bronzo europeo jr., tra le youth nel 2018, a Roseto degli Abruzzi, trovava nei quarti l’inglese Richardson giunta all’oro, dominatrice nella categoria. Lo scorso marzo a Mondovì in occasione del campionato ad inviti, era salita a 69 kg. e in finale batteva Melissa Gemini, che pagava lo scotto di soli 4 match all’attivo. Sabrina in Serbia aveva debuttato alla grande, battendo la russa Berstenova e la Bulakh due delle più accreditate. Purtroppo, un problema al naso, le impediva di disputare la finale.   

“Mi è spiaciuto saltare la finale, ma  d’accordo con i tecnici abbiamo preferito non rischiare, anche se il gonfiore alla narice destra non era grave”.                                  Quale la causa dell’infortunio?                                                                                                                                                                                            

“Nel  primo incontro, la russa Berstenova, una mancina bassa che cercava più la rissa che lo scambio, mi ha dato una gomitata al naso e ho capito che mi aveva preso in un punto delicato, il giorno dopo in semifinale ho trovato l’ucraina Bulakh, molto forte e determinata mentre io ero un po’ stanca. L’ho comunque battuta anche se ho ricevuto una testata nel punto dolente. Mi è spiaciuto molto, anche se ho pensato che era meglio adesso che agli europei, Dove spero di andare avanti, avanti”.                                                                  

Sei ancora studentessa?                                                                                                                                                   

“Sono  all’ultimo anno di informatica. Poi andrò all’università, anche ancora debbo scegliere la facoltà. Molte le idee, ma non definitive”                                                                                                                                                       

Scuola e boxe possono convivere?                                                                                                                  

“Assolutamente sì. Lo faccio da anni e ho sempre assolto entrambi gli impegni”.                                                                                          

A Tokyo non ci pensi?                                                                                                                                                        

“Sono ancora giovane e ritengo che la mia opportunità sia per i Giochi 2024 a Parigi, dove avrò 22 anni, l’età giusta per un tale impegno. Inoltre dovrò scendere a 60 kg. Al momento ci sono altri traguardi di avvicinamento”.                                                                                                                                                                                          

Dal bronzo di Sabrina al doppio oro di Martina (51) e Melissa (69). La vittoria della catanese Lapiana, classe 2001, 18 anni a novembre, il più fulgido talento tra le giovani, europea youth 2018, vincitrice alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires nell’ottobre scorso, era nei pronostici, tra l’altro aveva vinto l’edizione 2018, pur restando inattiva da molti mesi: “In effetti non è stato facile – conferma Martina – perché quest’anno ho combattuto poco e la concorrenza era fortissima fin dall’esordio, contro la magiara Tarnoczy che incassava tutto e veniva sempre avanti, meno difficile la serba Podkonjak, mentre la russa Brozina, data favorita, anche se era brava e più alta, l’ho sempre anticipata e il 3-2 ci ha lasciato basiti. Tanto più che è arrivata la Coppa come la migliore pugile del torneo, la ciliegina sulla torta. Mi chiedo come potevano darmi il riconoscimento se avevo vinto a fatica? Ho rivisto il match e per fortuna il giudice croato ha segnato 30-27 a conferma della netta superiorità. Peccato che lo scozzese il russo abbiano visto la mia sconfitta”.                                                                                                                                    Prossimo impegno gli europei di Sofia ai primi di settembre. Anche qui devi riconfermarti.                        

“Farò il possibile, infatti ho già ripreso gli allenamenti, debbo farmi trovare al top per l’evento di categoria più importante dell’anno”.                                 

Dalla conferma di Martina, alla sorpresa di Melissa Gemini, 69 kg., studentessa alle magistrali, che l’8 giugno ha compiuto 17 anni, tra le più giovani, giunta al torneo con 8 incontri alle spalle, contro i 50 di russe e kazake, indiane e ucraine.  Nata a Viterbo, carattere esuberante, condotta in palestra da papà Giuliano per calmare i bollori dell’età, si è rivelata combattente di razza: “Sono entrata nel gym Fanum a Viterbo, dei maestri Calistroni e Alessia Poeta che mi hanno svezzato e fatto innamorare della boxe. Per carattere cerco la battaglia, infatti i miei idoli sono Tyson, La Motta e Marciano. Anche se fuori dal ring da buona estroversa, amo la compagnia”                                                                                                                                                         

Perché così pochi incontri?                                                                                                                                                             

 “In Italia sono pochissime le giovani pugili sui 70 kg. Avevo iniziato a 75. ora sono a 69 ma è difficile trovare avversarie. Per fortuna ho iniziato ad allenarmi ad Assisi e posso fare i guanti con la Canfora e la Carini, due super tra i 69 kg. Da loro imparo moltissimo e le ringrazio. Agli europei jr. del 2018, venni battuta dalla polacca Stackhovyak con un 2-3 ingiusto e ci tenevo a far bella figura in Serbia anche se capisco perfettamente che il mio problema è l’inesperienza. D’altronde solo quest’anno sono arrivata alle youth. Dopo questo mio primo oro, spero di poter combattere più spesso. Se fosse per me salirei sul ring una volta la settimana, anche perché il ring è il mio migliore amico. Non soffro l’emozione e voglio affrontare le più brave. Aver battuto l’ucraina e la russa che avevano esperienza da vendere mi ha dato grande soddisfazione e fiducia. Con la Bireva è stata una bella battaglia, tecnicamente era più brava, ma io l’ho costretta allo scambio e alla fine si è dovuta arrendere”.                                                                                                                                                 

Quando l’ho informata che la Bireva, oltre che un anno più anziana, aveva alle spalle oltre 50 incontri, il titolo russo di categoria e aveva vinto una selezione con un centinaio di concorrenti, ha sgranato gli occhi, con annesso sorriso di soddisfazione. Anche questa è la boxe femminile italiana che sta proseguendo a dare medaglie importanti.. Fuori dalle medaglie Prisciandaro (48), Oncia (51), Prisco (54), Capuzzi (57) e Golino (60).                                                                                                                       La responsabile delle azzurre giovanili, Valeria Calabrese, pluritolata agli assoluti (7 vittorie), bronzo agli europei 2006, rassegna alla quale ha preso parte fino al 2014, sempre nel 2006 presente ai mondiali in India, come nel 2010, 2012, 2014 e 2016, si è detta soddisfatta dei risultati e non sorpresa dell’oro di Melissa: “Se su Martina non avevo dubbi, anche se mi ha fatto soffrire al debutto con l’ungherese, ma poi è esplosa come deve fare una fuoriclasse, la conquista dell’oro di Melissa è stata una sorpresa relativa. La viterbese ha solo l’handicap dell’inesperienza come attestano i 10 incontri attuali, ma ha qualità eccezionali a partire dalle testa giusta. Non teme le avversarie, apprende con grande facilità, quindi migliorerà col l’andare del tempo e degli incontri, non  crea e non si crea problemi, sale sul ring solo per vincere. Inoltre non aveva digerito la sconfitta  agli europei jr. ad Anapa nel 2018, contro la polacca che poi vinse il titolo.  Un vero scandalo, come altri, di cui nessuno parla e purtroppo spesso l’Italia paga pedaggio ingiusto. Mi è piaciuta anche Sabrina (64), sia contro la russa che con l’ucraina, rivali diverse contro le quali ha trovato le giuste contrarie a conferma di grande intelligenza tattica. Fosse stato un campionato avrebbe disputato la finale, ma proprio in vista degli europei, abbiamo evitato ulteriori  e inutili problemi”.                                                                                                             

Come stimola le ragazze?                                                                                                                                        

 “Insisto a non mollare mai, anche se l’avversaria è più forte. Debbono lottare fino all’ultimo secondo, se fai vedere che sei rassegnata i giudici ti condannano subito. Per questo ho apprezzato Sharon Prisco (54), che dopo aver battuto la polacca Ampulska, nei quarti ha trovato l’indiana Poonam che ha vinto l’oro, ma che ha dovuto sudare fino all’ultimo la vittoria contro l’azzurra. La Prisciandaro (48) si è innervosita per non aver potuto fare il riscaldamento, anche qui segno di ansia, perdendo d’un soffio un match che poteva vincere e andare a medaglia. La Golino era solo troppo tesa, ma ci si può contare avendo esperienza a livello europeo, inesperta ma in crescita la Oncia (51), mentre la Capuzzi (57) è ancora lontana dalle migliori youth”.                                                                                                                        Quante atlete agli europei?                                                                                                                                             

 “La decisione spetta a Renzini che è il responsabile delle nazionali. Penso comunque che porteremo sei o sette atlete escludendo a priori i 75, 81 e +81, dove siamo al deserto assoluto. Un vero peccato”.                                                                                                                                              

 Nel settore maschile, l’Italia ha ottenuto due bronzi con Salerno (56) e Merro (69) mentre Platania (49), Lombardi (60), Hermi (69) e Nori (91) si sono fermati ai piedi del podio.  Per loro c’è molto da lavorare e alcuni dei migliori jr. non riescono ancora a confermare lo stesso rendimento tra gli youth.