di Giuliano Orlando
Non ci sarà l’Italia alle finali mondiali youth (17-18 anni) organizzati a Budapest (Ungheria), programmate per domani e venerdì. Assenza dolorosa, tanto più che tra le azzurre, almeno due (Tessari e Er Raqioui) e per altri presenti anche la Sorrentino, avrebbero meritato il podio. L’annoso problema, dell’uniformità di giudizio, è apparso evidente e in alcuni casi clamoroso anche a Budapest. La scelta dell’Aiba di rendere equilibrate le presenze continentali è andata a danno della qualità di arbitri e giudici, è risultata fallimentare. L’ente mondiale prosegue una politica che spesso ignora la realtà contingente ergendosi a salvatrice di principi etici superati da tempo. Così sono rimasti a casa molti europei e alcuni asiatici meritevoli, per far posto ad africani e americani di scarsa qualità e affidabilità. Nel corso del torneo sono stati ignorati i richiami per tenute, colpi alla nuca o irregolari. Al massimo richiami bonari. L’arbitro è apparso un semplice soprammobile, a scapito dell’equità di giudizio. Le giurie sono andate spesso fuori strada, perché l’arbitro ignorando le scorrettezze, costringeva i giudici a seguire valutazioni errate. Anche tra gli europei ci sono giudici incapaci. L’estone Jakov Peterson nel confronto femminile tra la russa Rybak e l’indiana Gaidhani (81 kg.), è stato capace di assegnare il terzo round alla Gaidhani che ha fatto da tiro al bersaglio per tutto il match, senza soluzione di continuità. La Rybak l’ha bersagliata a suo piacere, mentre le poche volte che l’asiatica tentava una sortita, mostrava l’assoluta incapacità di esprimere boxe, roteando le braccia e tirando solo sberle da riprendere da parte dell’arbitro, il portoricano Pizarro, uno dei più incapaci a dirigere i confronti. Leggendo il cartellino dell’estone, si evince che è stato un confronto equilibrato, vinto di misura dalla Rybak! Addirittura un giudice ha segnato 30-25 per la russa. Come dire che tra due giudici in tre round hanno creato una differenza di 3 punti in un match a senso unico. Purtroppo che simili conduzioni e valutazioni discordi questo mondiale è stato ricchissimo. Che ha mostrato un ottimo livello tecnico, decisamente superiore alla classe di arbitri e giudici. Quando abbondano i 3-2 con divari di quattro, cinque e addirittura sei punti tra i giudizi, qualcosa non funziona. Situazioni che sembrano non sfiorare i vertici AIBA. Già ho raccontato le vicissitudini personali per non essere giornalista AIBA, vorrei aggiungere che la mia posizione in piccionaia oltre al disagio per arrivarci ed essere isolato da tutto e tutti, si è presentato il problema che ero al buio e non vedevo i tasti del computer. Per ovviare ho acquistato una pila risolvendo la situazione. Anche l’AIBA potrebbe capire che i problemi vanno risolti col buon senso. Ma forse sarebbe chiedere troppo e mettere in dubbio l’infallibilità dei loro sistemi. Tanta boxe al Duna Arena della capitale magiara, dove si sono disputati 321 incontri. Uomini e donne hanno espresso boxe di alto livello, in alcuni casi, si sono visti confronti che hanno anticipato addirittura le finali. Possiamo citare nel settore maschile nei 64 kg. le sfide del russo Popov, campione europeo in carica, che per arrivare in finale ha battuto fior di campioni come il tailandese Pannon, il danese Sebastian Terteryan (gemello di Nikolay, che milita nei 60 kg. fermato ai quarti) e l’ottimo ucraino Molodan. Per vincere l’oro mondiale domani dovrà superare il cubano Umara, unico caraibico presente in finale. L’Europa, presieduta dall’italiano Franco Falcinelli, partita con 28 nazioni, ha mantenuto la supremazia continentale superando con 18 finalisti l’Asia che ne ha 16, grazie al forte contributo di Kazakistan (8) e India (4), Thailandia (3) e Uzbekistan (1). L’Europa ha confermato di poter contare su più nazioni, grazie a Inghilterra (3), Ungheria, Croazia, Francia e Ucraina (1). Mentre l’America ha 6 finalisti con gli USA (3), Cuba, Canada e Portorico (1), che con Rivera (17 anni) nei 49 kg. ha battuto il kazako Sabyrkhan, campione asiatico e favorito del torneo. L’Europa ha portato in finale, ben 10 campioni dell’edizione di Roseto degli Abruzzi dello scorso aprile. Oltre a Popov, ci sono gli altri russi: Shumkov (56), Dizhamov (69), Kolesnikov (81), Fedorov (91), Dronov (+91) e la campionessa iridata ed europea Shamonova (75), le inglesi Dubois (60) e Richardson (64) e Price (52) tra i maschi. Oltre ai tre russi, vice europei Teterev (M. 75), Kabakova (F. 69) e Rybak (F. 81). Non hanno raggiunto il podio le italiane La Piana (51) e Tessari (54), la prima apparsa non al meglio, la seconda subendo una sconfitta contro la Lapan (Tha) discutibile. Nel complesso tra uomini e donne, hanno raggiunto il podio 24 nazioni delle 71 presenti, una percentuale leggermente inferiore al 2016 (M) e 2017 (F). In finale sono arrivate 14 paesi con le novità Portorico e Croazia. Nessun podio per l’Oceania, mentre l’Africa grazie ad Algeria ed Egitto raccoglie tre bronzi. Nessuno dei campioni iridati del 2016 è presente in finale, mentre tra le donne puntano al bis l’indiana Nitu (48) e la russa Shamonova (75). Questi i confronti della prima giornata, che assegnano il titolo iridati youth. Domani: M. 49: Pizarro (Por)-Panmod (Tha); 56: Khalokov (Kaz)-Shumkov (Rus); 64: Umara (Cub)-Popov (Rus); 75: Teterev (Rus)-Oralbay N. (Kaz); 91: Oralbay A. (Kaz)-Fedorov (Rus). F. 48: Meekoon (Tha)-Nitu (Ind); 54: Verduzco (Usa)-Yeslyamgali (Kaz); 60: Dubois (Ing)-Asatrian (Rus); 69: Kabakova (Rus)-Cavanagh (Can); 81: Sadykova (Kaz)-Rybak (Rus). Inizio alle 14. Venerdì le altre 10 finali.

Di Alfredo

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