hqdefaultMolti grandissimi campioni hanno conosciuto sconfitte amare ad opera di atleti semisconosciuti. Capita e le cronache pugilistiche ne sono piene. Sconfitte imprevedibili che in un certo senso spesso cambiano il corso della storia di una categoria. Aaron Pryor a ragione è considerato uno dei più grandi, se non il più grande campione nella categoria dei superleggeri. “Il falco” come era soprannominato fu il protagonista insieme ad Alexis Arguello di due grandi sfide diventate leggenda. Difficile non trovare da chi mastica di boxe un riscontro di quei match, due libri di storia coi guantoni che decretarono la fine di un grandissimo campione (Alexis Arguello) e la conferma di un fuoriclasse che sul ring trasmetteva la sua furia devastante. Pryor aveva conquistato il titolo nel 1980 e da lì fu una cavalcata incredibile fino al 1985. Poi qualcosa s’inceppò…non esistono macchine perfette e i pugili non sono robot da oliare. La droga avvolse nelle sue spire “The Hawk” che lottò con ogni mezzo per uscirne fuori. Chiese aiuto alla boxe, la sua ultima speranza. e dopo più di due anni di lontananza salì nuovamente sul ring. Il Musical Theatre di Sunrise era pronto ad accoglierlo per tributargli l’applauso. L’avversario non era di comodo, d’altronde per un campione come lui sarebbe stato duro da accettare. La scelta venne fatta su Bobby Joe Young, un giovanotto dal destro pesante ma dalla tecnica e velocità limitate. Qualche anno primo a Sanremo il nostro Nino La Rocca ci aveva giocato. Pryor salì sul ring molto nervoso, sempre in movimento anche nei preliminari per scaricarsi. Nel primo round parve di rivedere il vecchio campione, ma la musica cambiò già a partire dal secondo round quando Young lo incrociò con un montante corto. La sensazione immediata fu che Pryor avesse accusato quel colpo e sentisse i colpi successivi del suo avversario che intanto prendeva coraggio. Il pubblico pensava ad una impennata d’orgoglio ma il match si chiuse al VII round quando colpito da un destro corto e da un sinistro Pryor accusò e andò al tappeto, si rialzò subito ma mentre l’arbitro contava si mise in ginocchio dove lo raggiunse l’out definitivo. Grandi furono le proteste del pugile, ma il pubblico aveva assistito alla sua fine. Disputò dopo questo altri tre match con pugili scadenti, tutti vinti prima del limite. Ma la gente non accorreva più come una volta e lui decise di ritirarsi. La sua grandezza fu “ripristinata” dai media dopo la sua morte avvenuta un anno fa all’età di 60 anni.

Record di Aaron Pryor: + 39 (35 per ko), – 1.

Record di Bobby Joe Young: + 31 (23 per ko), – 7, = 1.

(alb)

Di Alfredo

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