di Giuliano Orlando

TOKYO. Nesthy Petecio, filippina di 29 anni, sulla cui femminilità, mi sia permesso di avere qualche perplessità, bassa e muscolosa come un maschietto, ha rimandato il sogno d’oro a cinque cerchi alla nostra butterflay di Torre del Greco, facendosi strada nella sfida di semifinale che Irma Testa si era meritata, dopo tre sfide toste, battendo la vice iridata Liudimila Vorontsova, russa di 22 anni, l’irlandese Michaela Walsh, testa di serie n. 4 e la canadese Carolina Veyre. La Task Force, nonostante l’azzurra avesse vinto la qualificazione di Parigi, per niente facile, fosse campionessa europea in carica, non l’ha inserita nelle teste di serie, dove hanno trovato posto in ordine di importanza: Lin Yu-Ting (Taipei), Hlimi Ep Moulaki (Tunisia), Romeu Jucelin (Brasile) e appunto l’irlandese Walsh. Nessuna delle designate è arrivata in semifinale. Il che fa capire quanto la commissione decisa dal CIO non fosse all’altezza del compito. Non solo, il quartetto ha disputato un match in meno, situazione che avrebbe aiutato anche Irma, che ha pagato lo sforzo di tre match impegnativi e non due, come avrebbe meritato. Dunque sarà una sfida tra asiatiche, addirittura una bella, essendosi la filippina e la giapponese già affrontate due volte. La prima volta al mondiale 2019 allestito a Ulan Ute in Russia, match dei quarti che la Petecio vinse di misura, grazie alla sue cariche offensive, nelle quali sberle e ganci hanno convinto  quattro giudici a preferirla. In semifinale batte l’inglese Artingstall e in finale la russa Vorontsova (3-2). Alle qualificazioni di Amman in Giordania nel marzo 2020, le due si ritrovano all’esordio del torneo. La giapponese si impone nettamente, nonostante i furiosi assalti della Petecio, che trova un arbitro che le infligge anche un richiamo per colpi irregolari. La Irie tocca e si sposta con tempismo, rendendo vani i tentativi di agganciare la rivale. Il verdetto di 4-1, conferma che c’è almeno un giudice che va fuori. In questo caso Cser Josef  che assegna 29-27 la vittoria alla filippina, ovvero tutti e tre i round per la Petecio! Martedì 3 agosto, vedremo chi la spunterà. Ovvio che ci sia un po’ di amarezza per la mancata finale di Irma, a mio giudizio il suo serbatoio atletico e mentale era entrato in riserva e la filippina dalla boxe muscolare era la peggiore avversaria, richiedendo per batterla una condizione perfetta, che l’azzurra non poteva avere. Perché dico questo? Perché in finale è arrivata la giapponese Irie, battendo con un 3-2 al capello, l’inglese Artingstall che l’italiana aveva superato nettamente nella finale degli europei a Madrid 2019. Ecco perché c’è amarezza e anche un po’ di rabbia. Se la Commissione Tecnica fosse stata all’altezza del compito e non avesse scelto in base a risultati del 2017, sicuramente per Irma e non solo, la situazione sarebbe stata molto più favorevole.  I sorteggi solitamente favoriscono le teste di serie, cosa che è avvenuta solo in parte, perché il ranking era talmente scombiccherato che anche gli accoppiamenti n e hanno risentito. Come da calendario, il titolo femminile dei 57 kg. sarà il primo dei Giochi per la boxe, seguito di poche ore da quello maschile dei welter, che verrà assegnato tra l’inglese Pat McCormack, 26 anni, in attività da un decennio e ai vertici dall’argento in Bulgaria nel 2015, bissato nel 2019 in Ucraina, fino all’oro ottenuto agli European Games a Minsk in Bielorussia, oltre vincitore della selezione preolimpica di Parigi dello scorso giugno, battendo tra gli altri il georgiano Madiev, l’irlandese Walsh e in finale il russo campione del mondo Zamkovoi, che  lo aveva battuto in finale ai mondiali 2019 a Ekaterinburg in Russia. Avversario il cubano Roniel Iglesias, 32 anni, oltre 400 incontri alle spalle, i primi pugni vent’anni fa, campione del mondo jr. nel 2006 e cubano assoluto due stagioni dopo. Alla quarta edizione dei Giochi. Bronzo a Pechino 2008 nei oro a Londra 2012 nei 64 kg., fuori nei quarti a Rio nei 69, eliminato dall’uzbeko Giyasov, giunto argento. Quattro presenze ai mondiali: oro nel 2009 a Milano, argento nel 2017 ad Amburgo, eliminato all’esordio nel 2011 dall’ucraino Berinchyk, giunto secondo e fuori nei quarti nel 2019 a Ekaterinburg in Russia, battuto dal locale Zamkovoy. Nel maggio 2015 ha combattuto ancora Milano battendo De Donato ai punti. Ho parlato in diverse occasioni con Sotolongo, accennando all’ipotesi del professionismo, che lo ha sempre attratto. Ma….”A Cuba ho moglie e due figli e non me la sento di lasciarli. Anche se riconosciuto nell’isola, il professionismo non esiste. Mancano gli organizzatori, perché il movimento è legato alla federazione, che non ha nessun interesse per i pro. Pazienza”. Quella di domani sarà una sfida molto equilibrata, anche se ritengo che alla distanza, l’inglese abbia qualche briscola in più. Al momento nel settore maschile sono arrivati alle semifinali i 57 (Usa-Ghana e Cuba-Russia), i 75 (Ucraina-Filippine e Brasile-Russia), i 91 (Russia-Nuova Zelanda e Brasile-Cuba e i +91 (Uzbekistan-G.B e Usa-Kazakistan), mentre i 69 e gli 81, hanno già designato i die finalisti. Nei welter l’abbiamo già detto, mentre negli 81 kg la sfida riguada l’inglese Whittaker che ha battuto il russo Khataev (4-1) e il cubano Lopez, oro nei medi a Rio, che ha eliminato l’azero Alfonso Dominguez (5-0), nativo di Cuba. La finale la notte del 4 agosto.

 

 

 

 

 

Di Alfredo

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