di Giuliano Orlando

Messi alle spalle i Giochi di Tokyo, i più tormentati della storia a cinque cerchi, che comunque ci hanno permesso grazie alla fantastica Irma Testa di tornare sul podio olimpico, ripresa l’attività locale e in vista dei prossimi mondiali a Belgrado, è tempo di bilancio. Il dottor Flavio D’Ambrosi, presidente della Federazione Italiana Pugilato, traccia con dovizia di particolari quello che sarà il percorso federale che porterà l’Italia a Parigi per i Giochi 2024. Appuntamento solo in apparenza lontano, in realtà alle porte.

Gli ho posto una serie di domande alle quali il presidente ha risposto in modo esaustivo.

Sicuramente ha seguito l’andamento del torneo olimpico, sia quello maschile che quello femminile. Il suo parere a livello tecnico generale? 

“Il livello tecnico è notevolmente cresciuto, anche nei paesi che non vantano una significativa tradizione pugilistica. Questo ci induce a pensare che è aumentata la concorrenza per l’Italia pugilistica e quindi dobbiamo attrezzarci perché in futuro sarà sempre più difficile vincere medaglie”.

Ai Giochi di Tokyo è apparsa chiara la difformità dei giudici nel valutare l’andamento dei match e anche la modestia degli arbitri. Situazione dovuta all’inesperienza, considerato che la Task Force ha scelto nomi nuovi del settore, affidandosi al sorteggio. Purtroppo anche agli europei schoolboy e girls, dove operavano soggetti più esperti, si è assistito a verdetti sconcertanti. Il suo parere.

“Da ex arbitro dico che giudicare i match non è mai facile, soprattutto se lo si fa ad altissimi livelli. Credo che comunque sia importante far crescere nuove leve nel settore arbitri giudici. Ovviamente, come tutti coloro che amano lo sport, auspico che il giudizio e l’arbitraggio sia sempre caratterizzati da adeguato livello professionale e dalla giusta imparzialità”.

Agli europei school a Sarajevo, oltre a verdetti che capovolgevano la realtà dei match, pur non essendoci le teste di serie, nella quasi totalità, Russia e Ucraina, le due nazioni più forti, erano collocate in modo da trovarsi di fronte solo in finale. Proprio una casualità? 

“Credo che un sorteggio sia sempre contraddistinto dalla casualità altrimenti non sarebbe un sorteggio”.

Per la prima volta ai Giochi sono state fissate le finali lungo una settimana, per esigenze televisive. Soluzione indovinata o andava meglio fissare una giornata al femminile e una al maschile?

“Sono dell’opinione che nei grandi appuntamenti internazionali sia prioritario, innanzitutto, non pregiudicare il benessere psicofisico degli atleti, assicurando i giusti tempi di recupero. In seconda battuta, ritengo opportuno dare il giusto spazio al pugilato femminile. Compatibilmente con i tempi del torneo, dovrebbe essere valorizzato al massimo il pugilato femminile con un suo spazio apposito”.

Dopo lo zero di Rio, l’Italia ritrova a Tokyo il podio grazie a Irma Testa e questo è sicuramente un passo avanti. A suo giudizio l’azzurra con un sorteggio meno impegnativo fin dall’inizio, poteva arrivare almeno in finale? 

“A mio giudizio, il sorteggio non ha penalizzato solo Irma Testa, ma tutte le azzurre. A Tokyo non siamo stati certo fortunati. Lo possiamo dire perché sia Irma che le altre italiane fin dall’inizio hanno incontrato avversarie ai vertici del ranking mondiale. Questo purtroppo è legato alla fortuna e se l’avvio fosse stato meno impegnativo, probabilmente le nostre azzurre sarebbero andate più avanti. Purtroppo il sorteggio fa parte del gioco ed è andata così”.

Ha condiviso tutti i verdetti delle italiane o per qualcuna aveva visto un altro risultato. In particolare la sconfitta di Angela Carini contro la cinese di Taipei, Chen Nien-chin?

“Non intendo scendere nei particolari, delle valutazioni arbitrali. Ma dico con convinzione che le nostre ragazze hanno dato vita a prestazioni di altissimo livello che ci fanno sperare per il futuro e per i Giochi di Parigi 2024. Più che soffermarmi sui giudizi arbitrali, ritengo che sia giusto e più appropriato rilevare le prestazioni e per quelle sono molto soddisfatto”.

La Task Force, come era prevedibile, si è dimostrata incapace, non avendo la giusta preparazione, nella valutazione dei valori reali e attuali. Spulciando addirittura i mondiali del 2017. Spera in un cambiamento per i Giochi di Parigi? 

“Intanto spero che ci abbandoni il fenomeno epidemiologico in atto, perché più della Task, nei criteri di scelta nella qualificazione ha pesato molto la pandemia, che ha impedito a differenza del 2012-2020, la disputa di alcuni dei tornei previsti, di cui avremmo beneficiato, in primis per gli uomini. Ricordo a me stesso che nel quadriennio 2012-2016 ci furono ben quattro opportunità per qualificarsi ai Giochi di Rio, mentre per Tokyo c’è stato un solo torneo, tra l’altro spezzato tra il marzo 2020 e giugno 2021. Spero che per Parigi 2024 siano ripristinati più possibilità di qualificazione per dare le giuste opportunità agli atleti.

Si parla del ritorno di Francesco Damiani nello staff tecnico, sul fronte maschile. Si tratta di una voce concreta?

“Francesco Damiani è stato inserito in un progetto di ricerca del talento. Pertanto, collaborerà per individuare giovani con buone prospettive di crescita e di entrare nelle squadre azzurre. Con la sua grande esperienza avrà il compito di dare una mano alla Federazione nel cercare di incanalare nella giusta via quel patrimonio di pugili che le nostre società producono quotidianamente.

L’interessato ha dato la sua disponibilità?

“Lo abbiamo sentito nei mesi precedenti e Francesco ha accettato con grande entusiasmo e siamo certi che il suo contributo sarà utile”.

In un recente suo intervento lei ha confermato la nuova politica nella gestione alla guida delle nazionali. Potrebbe entrare nel dettaglio?

“L’organizzazione della Nazionale si baserà su criteri di efficienza e la verticalizzazione dei ruoli. Prima dell’autunno, avremo il definitivo assetto delle Squadre Azzurre, basato su un’organizzazione piramidale – per quanto concerne le responsabilità – ed orizzontale relativamente alla distribuzione delle funzioni e competenze.  Per le squadre Azzurre di categoria sono stati scelti dei tecnici con spiccate attitudini all’insegnamento delle abilità tecnico tattiche di base, e con la capacità di lavorare in stretta sinergia con i tecnici delle società. In questa fase della carriera i giovani atleti dovranno apprendere i fondamentali del pugilato – quelli che la tradizione ci ha tramandato – e si dovrà, nei limiti del possibile, rendere omogeneo l’insegnamento e la preparazione tra società e squadre azzurre.  Diverso il discorso per le squadre élite per le quali è fondamentale la figura di un tecnico che sappia gestire psicologicamente gli atleti, supportandoli nei momenti di maggiore pressione come quelli di avvicinamento all’evento sportivo, e nello stesso momento adotti un metodo rigorosamente scientifico per lo sviluppo delle capacità condizionali, un tecnico che abbia maturato la giusta esperienza internazionale ed il giusto equilibrio nella gestione delle risorse umane e che sappia costruire allenamenti diversificati come “abiti su misura” per l’atleta. Sarà fondamentale, il lavoro certosino delle nostre società e dei nostri tecnici che, ne ho la certezza, sapranno individuare e crescere i giovani talenti. Non è retorica se affermo, e ormai lo faccio da tempo, che i successi del nostro movimento pugilistico italiano passano inevitabilmente attraverso l’impegno quotidiano della preziosa rete di affiliati e tesserati che operano sul territorio”. 

Emanuele Renzini manterrà il suo ruolo di responsabile di tutte le nazionali?

“Debbo dire che Emanuele ha saputo porre in essere, fin dal 2012, una corretta programmazione che ha portato l’Italia per quanto riguarda il pugilato femminile, ai vertici del mondo. Lo ha fatto con professionalità ed ha dimostrato un’indubbia capacità di gestire l’atleta, a livello psicologico, negli allenamenti e nei grandi eventi. Da ultimo, i Giochi di Tokyo ne sono una certa testimonianza. Tutti all’interno del Consiglio Federale, riteniamo sia la persona giusta per poter gestire, per questo quadriennio, le squadre azzurre maschili e femminili, ricoprendo l’incarico di direttore tecnico.

A livello politico, l’AIBA del nuovo corso del presidente russo Umar Kremlev, sembra voler evadere positivamente tutte le richieste del CIO, per un veloce rientro nell’alveo olimpico. Che suggerimento potrebbe dare per migliorare ulteriormente questo percorso?

“Il suggerimento che ogni mattina, guardandomi allo specchio, dò a me stesso: essere trasparenti e ragionevoli – nei provvedimenti e nelle decisioni che si prendono – e soprattutto avere sempre come guida gli interessi generali della comunità pugilistica internazionale”.

Reputa che la politica dell’AIBA sia quella giusta?

“Lo vedremo col tempo, l’attuale presidente ha preso le redini meno di un anno fa, quindi un tempo limitato. Ho incontrato Umar Kremlev a Roseto in occasione degli europei U22, e mi ha fatto una buona impressione soprattutto nell’intenzione di voler portare il pugilato del circuito olimpico ad altissimo livello. Giudizi più approfonditi potranno essere dati alla fine di questo quadriennio”.

Contrariamente a quanto avvenuto a Rio 2016, ai Giochi di Tokyo hanno preso parte numerosi professionisti, due dei quali hanno vinto l’oro olimpico: il russo Albert Batyrgaziev (57) e l’uzbeko Bakhodir Jalolov (+91). Guardando a Parigi, l’Italia non potrebbe prendere in esame qualche nostro professionista in chiave olimpica?

Ho già espresso il mio parere e confermo che sarà incentivato il passaggio di pugili Aob – che militano in Nazionale da diverso tempo – nel circuito Pro con la certezza che questo possa incidere positivamente nella qualità di quel circuito e dar luogo a quel naturale ricambio del parco atleti delle squadre azzurre élite. Ritengo che sia giunto il momento di creare tra i due circuiti, Aob e Pro, una funzionale osmosi che sia utile soprattutto ai pugili. Ragion per cui mi preme evidenziare che in vista dei prossimi Giochi olimpici di Parigi, nulla vieti di pensare ad un possibile utilizzo di pugili Pro nel circuito Aob, ovvero nelle qualificazioni olimpiche. Penso che sia una giusta soluzione, anche se si lavora su metabolismi diversi e questo comporta una metodica di preparazione diversa. In Italia ritengo ci siano pugili pro che possono prepararsi nel modo migliore per competere nelle gare Aob e credo anche che con l’aumento delle categorie – fissato l’AIBA – ci sia l’ulteriore possibilità per alcuni nostri professionisti di partecipare al circuito Aob. Non è un’osmosi facile, ma ritengo possa trovarsi un punto d’incontro e creare le giuste sinergie”.

Di Alfredo

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