Nella notte a cavallo tra il 6 e il 7 settembre del 1963, parliamo di 50 anni fa,  la boxe italiana pubblicò una delle più belle pagine di storia grazie alla conquista del titolo mondiale dei superwelter ad opera di Sandro Mazzinghi, che faceva seguito alle precedenti imprese di Primo Carnera, Mario D’ Agata e Duilio Loi. Un capolavoro organizzativo che arrivò con l’avversario giusto al momento giusto. Sandro aveva esordito al Teatro Puccini di Firenze liquidando in due round Severino Gagliardi. La potenza del toscano e la sua forza erano note ed ebbe tempo di dimostrarlo anche da dilettante. Sandro, che aveva all’angolo il fratello Guido e come procuratore Adriano Sconcerti, aveva iniziato la sua carriera con un buon numero di vittorie prima del limite, anche se in alcuni match aveva creato qualche perplessità. Era stato sconfitto a sorpresa da Paolo Melis e aveva dovuto faticare per avere ragione in un paio d’occasioni di fronte a Fabio Bettini. Il suo primo exploit lo ebbe a Parigi quando disintegrò in un round l’idolo locale Charles Attali. I cugini transalpini cercarono subito il riscatto e chiamarono a cancellare l’onta patita Hippolite Annex, un gitano dalla potenza devastante. Annex fu distrutto in 9 round e per certi versi furono i francesi a tenere a battesimo e a lanciare il nostro pugile, un po’ come avvenne in precedenza con Tiberio Mitri, quando il triestino umiliò Jean Stock e Laurent Dauthuille. Mazzinghi dopo queste due vittorie praticamente era uscito allo scoperto acquistando notorietà in campo internazionale. Quando il 5 maggio del1963 aSandro fu proposto il mormone Don Fullmer, molti storsero la bocca definendo questo passo avventato. Il toscano ancora una volta smentì tutti costringendo Fullmer a subire la più dura sconfitta della sua carriera. L’eco di questa vittoria varcò l’Oceano e fece clamore negli Stati Uniti.

Il 22 luglio dello stesso anno Vittorio Strumolo, presidente della SIS, convocò la stampa specializzata in un noto ristorante milanese per dire che aveva raggiunto l’accordo per il titolo mondiale tra Sandro Mazzinghi e il detentore Ralph Dupas, 28enne pugile di St. Louis che aveva iniziato la carriera professionistica a 15 anni. Le trattative avevano avuto esito positivo grazie all’intervento di Steve Klaus e alla sua amicizia con Angelo Dundee, il manager del campione. Milano e la SIS avevano bruciato sul traguardo la ITOS e Rino Tommasi, ma la curiosità maggiore era data dal fatto che Mazzinghi, appena 24 anni, era arrivato ad un simile traguardo prima di Nino Benvenuti.

Il toscano, appena avuta la notizia, cominciò subito ad allenarsi con il fratello e Steve Klaus a Comerio e a Porto Recanati. Non si nascondevano le difficoltà di questo match, ma in giro c’era una certa euforia. Ralph Dupas era un pugile di riguardo, una vecchia volpe, conoscitore di trucchi del mestiere anche illeciti. Aveva avuto un’infanzia durissima e povera, ma aveva imparato l’arte della sopravvivenza nei quartieri malfamati di New Orleans. Era il re del “tocca e scappa”, una tattica che gli aveva fatto ottenere un incredibile numero di vittorie navigando tra i leggeri fino ad arrivare nei medi, categoria quest’ultima dove si permise il lusso di battere Joey Giardello, che più tardi conquisterà il mondiale. Dupas era stato un ottimo peso leggero, un buon welter, da peso superwelter era pericoloso ma non imbattibile. Si presentò una settimana prima del match a Milano scorazzando per le strade a bordo di una macchina dove campeggiava il suo nome ed era scortato dalla stradale in motocicletta. Contro Carmelo Bossi in allenamento diede un assaggio della sua pericolosità colpendo di striscio il milanese e facendogli uscire il sangue dal labbro.

La notte del 6 settembre è difficile tenere il conto delle persone presenti al Vigorelli. Mazzinghi, 24 anni e 29 match disputati, ignaro delle 15 riprese, ha la più grande opportunità che possa avere un pugile e non se la lascia sfuggire. Dupas aveva fatto i conti senza l’oste: “il scappa e vai” non aveva funzionato perché il pugile italiano non aveva abboccato e non si era gettato allo sbaraglio, anzi dimostrava di saperci fare anche tecnicamente. Il campione era stato costretto a rivedere i suoi piani soprattutto dopo aver assaggiato la potenza di Sandro ed essere stato contato per8”nel secondo round. Il match era duro, velenoso: ben presto il viso di Mazzinghi aveva preso a sanguinare dallo zigomo sinistro, altri tagli sembravano pennellate. L’arbitro Neuhold ammonì a più riprese Dupas, dicendogli che rischiava la squalifica se continuava con le sue irregolarità. Ma non poteva durare: alla nona ripresa il campione viene incrociato da un destro e cade in avanti, si rialza al sei, è imbambolato e rimane con le mani abbassate fino all’out. Il pubblico impazzisce, l’ Italia pugilistica ha un nuovo idolo: si chiama Sandro Mazzinghi ed è un guerriero senza paura, che continua a tenere alto l’onore di questo sport ancora oggi dopo 50 anni.

Di Alfredo

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