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Intervista: Valentino tenta l’europeo a Milano, dieci anni dopo l’oro mondiale dilettanti. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Intervista: Valentino tenta l’europeo a Milano, dieci anni dopo l’oro mondiale dilettanti.

di Giuliano Orlando

Quando il manager Mario Loreni lo informò che avrebbe combattuto contro l’italo-belga Francesco Patera, per l’europeo leggeri, Mirco Valentino non riuscì a trattenere un pianto dirotto: “E’vero, ero troppo felice per la notizia. E non me l’aspettavo, visto che l’Ebu non mi teneva in  considerazione. Oltretutto l’occasione arriva dieci anni dopo l’indimenticabile oro mondiale dilettanti, conquistato sempre a Milano. Io sono scaramantico e tutto il meglio è arrivato negli anni dispari.”

Carriera dilettantistica lunghissima, iniziata a 15 anni nel 1999, sotto la guida di Raffaele Munno, storico maestro della gloriosa società di Marcianise Medaglia d’Oro”, nel casertano, sempre rimasto al suo fianco, vincendo i titolo italiano novizi. Da quel successo si sono succedute vittorie importanti e anche sconfitte clamorose, come accade in un percorso di vertice proseguito fino al 2016, con oltre 200 match, risultando il peso leggero dilettante col maggior numero di incontri disputati. Tra i vari record, quello di aver conquistato il podio per cinque edizioni a fila ai mondiali: bronzo 2005, argento 2007, oro 2009, ancora bronzo 2011 e 2013. Medaglie anche agli europei: bronzo nel 2004 a Pola, argento nel 2011, tre presenze olimpiche: 2004, 2008, 2012. Sempre nel 2012 ha fatto parte del team Dolce & Gabbana che si aggiudicò il prestigioso trofeo delle World Series, equivalente al mondiale a squadre. Nel corso della carriera ha affrontato tutti i migliori leggeri del mondo a cominciare dall’ucraino Lomachenko, che incontrò in semifinale ai mondiali 2011 a Baku in Azerbajan, vincendo la prima ripresa e cedendo di stretta misura ai punti. Al mondiale 2015 di Doha nel Qatar, si ferma agli ottavi. Il 20 maggio 2017, a 33 anni e tre giorni, debutta al professionismo e al sesto match conquista il titolo italiano battendo Benoit Manno, che aveva già superato da dilettante nelle finali tricolori 2006 e 2007. L’ultimo combattimento a Grumello (Bg) il 16 giugno  2019, difendendo con successo il trofeo nazionale a spese di Ciprian Albert, dominato sui 10 round. Nel cuore dell’estate la notizia che sognava, ma temeva non potesse mai realizzarsi. Invece…..

“Da quando l’ho saputo, vivo in un’atmosfera irreale. Quando ancora non era ufficiale, solo un’ipotesi, il maestro Raffaele vedendo che andavo tutti i giorni in palestra mi chiese il motivo di questa frequenza, visto che solitamente non mi allenavo più di due, tre volte la settimana, salvo il mese precedente ai match. Risposi che avevo più tempo libero. Anche mia moglie iniziò a preoccuparsi, vedendomi sempre pensieroso, e anche con lei trovai una scusa. Non ti dico la notte, sognavo ad occhi aperti”.

Non pensi di aver varcato il Rubicone del professionismo troppo tardi?

“Perché mai? Con le World Series ho svolto attività di vertice e ben retribuita, grazie agli sponsor che Andrea Locatelli aveva procurato. Ad Andrea dico grazie per quanto ha fatto per tutto il team Italia. Con lui ho potuto mettere su famiglia e avere la tranquillità per il futuro. Per questo gli sarò sempre riconoscente. Unico rammarico che la manifestazione fosse per dilettanti. Diversamente avremmo fatto esperienza diretta da pro ed oggi avrei raggiunto quei traguardi che solo oggi tenterò di centrare”.

Conosci il campione d’Europa?

“Non personalmente, ma l’ho visto in tv difendere il titolo contro l’rlandese del Nord, Paul Hyland Jr., avversario ideale per mettere in risalto le qualità del campione, ottimo contrista, ho subito pensato che è la mia fotocopia con un pizzico di potenza in più. Per questo mi preparo a disputare i dodici round al massimo. Devo cercare di toccare ed evitare la sua reazione. Con due pugili di rimessa, quindi non ci sono tattiche segrete. Ho ben chiara la situazione e quando salirò sul ring lo farò al top della condizione. Debbo trovare gli sparring ideali per allenarmi. Gente alta che boxa in linea, tipo Andrea Scarpa, disposto a muovermi sia in Italia e anche all’estero pur di prepararmi in modo perfetto. A metà agosto sono stato per due settimane a Basilea, in un centro specializzato per il recupero ottimale della forma atletica, gestito da un mio amico. Non lascerò nulla al caso, perché questo è un treno che non passa due volte”.

Tante vittorie,  ma anche qualche sconfitta amara. Quali in particolare?

“Su tutte quella ai Giochi di Londra, dopo aver battuto l’inglese-scozzese Taylor, mi sentivo sicuro di arrivare a medaglia e nei quarti contro il lituano Petrauskas che avevo già battuto, il mio grande errore fu di sottovalutare l’avversario e mi ritrovai battuto 16-14. Non meno amare quelle contro il turco Keles in finale agli europei di Ankara 2011. Un 17-17 che perfino i turchi fischiarono. Avevo dominato il match (ero presente e Valentino aveva stravinto. Ndr) ma i giudici mi rubarono il titolo.  Molto amara la sconfitta nella finale mondiale del 2007 a Chicago, contro l’inglese Frankie Gavin, in semifinale avevo battuto il favorito Kim Song-Guk della Korea del Nord, ma mi ero fratturato la mano destra. Damiani  non voleva farmi combattere ma io rifiutai e feci il match, col solo sinistro e persi la grande occasione, anche se due anni dopo, centrai  l’oro a Milano. Premiato anche come il secondo miglior pugile del torneo, dopo il mio grande amico Roberto Cammarelle”.

Quali sono stati gli avversari più bravi in assoluto che hai affrontato?

“Su tutti l’ucraino Vasil Lomachenko, il Maradona del ring. Essere riuscito ai mondiali di Baku nel 2013 a vincere un round contro di lui è un grande onore. Tra l’altro siamo rimasti amici assieme a Usyk e ci sentiamo su instagram abbastanza spesso. L’altro grande avversario è stato il kazako Sapiyev  che affrontai nel 2004 ai mondiali militari. Due fuoriclasse”.

Dopo anni nel gruppo atleti della FFOO, una volta tolta la maglietta che ruolo svolgi?

“Dal 2017 sono rientrato operativo presso la questura di Napoli presto servizio in moto o in auto nel comparto metropolitano. Con turni quotidiani come qualsiasi lavoratore dipendente. In questo caso al servizio dello Stato. Che svolgo con lo stesso entusiasmo di quando salgo sul ring”.

Ti chiamano “Mister Tatoo” per aver il corpo ricoperto di tatuaggi, ben sopra i 50, ci sarà un posto per questo europeo?

Senza dubbio e sarà bene in vista”.