di Giuliano Orlando

Lorenzo Zanon, nato a Novedrate (Milano) nel 1951, risiede da diversi anni in Brasile, nella città di Natal, dove gestisce una struttura alberghiera, molto accogliente dove molti italiani trascorrono le vacanze. E’ stato campione d’Europa nel 1979, battendo Alfredo Evangelista, spagnolo ma uruguajo di nascita, difendendo il titolo contro Righetti e il francese Rodriguez, prima di andare a Las Vegas e battersi contro Larry Holmes nel 1980 per la cintura WBC. Tre anni prima, guidato da Umberto e Giovanni Branchini, aveva debuttato negli Usa, sempre a Las Vegas, affrontando Ken Norton, che nello stesso anno avrebbe conquistato il mondiale, sia pure in modo rocambolesco, come ho scritto nell’articolo dedicato alla sua memoria.

Lorenzo ricorda perfettamente quel debutto e ci tiene a raccontare come andò, perché in quell’occasione vennero propalate notizie false sull’esito del match:

“Ero reduce dalla prima vittoria su Evangelista, battuto a Bilbao dove risiedeva. Un successo contro ogni pronostico, decisivo per l’invito a battermi con Norton. La mia prima volta in America a Las Vegas,inizia  come fossi entrato in un carnevale quotidiano. Ci arrivai due settimane prima e ogni giorno dovevo girare in auto per dare risalto all’evento, tra rinfreschi e interviste. Riuscii ugualmente a restare concentrato, anche se non ignoravo il valore di Norton, che gli americani amavano in particolare per aver rotto la mascella ad Alì. Inoltre, aveva iniziato a fare l’attore in alcuni film. Tutte le attenzioni erano per lui, come previsto. Al peso si presentò con una collana d’oro di almeno un chilo. Indubbiamente aveva una struttura impressionate, più alto di me, che non sono un nano, visto che arrivo a 1,88. Sul ring, decisi di usare una tattica che non si sarebbe aspettato. Presi l’iniziativa e per tre riprese lo tenni sotto il tiro del mio sinistro che in qualche occasione risultò ostico anche per lui. I giudici infatti mi assegnarono i primi tre round, nel quarto rallentai e lui cominciò a colpire duro. Capii che aveva dei martelli nei guantoni. Nella quinta ripresa, approfittò di uno sbilanciamento per centrarmi con un destro preciso e forte al mento Andai al tappeto, riuscii a rimettermi in piedi prima dell’out, ma l’arbitro fermò giustamente il match. Il cervello si era snebbiato ma le gambe erano malferme. Tornai all’angolo senza alcun dramma. In quel momento Ken era più forte sul piano atletico e muscolare. Tecnicamente non avevo nulla da imparare, ma alla lunga mi dovevo arrendere”.

Perché hai voluto precisare le cose?

“A Las Vegas c’erano tre giornalisti italiani. Due raccontarono la verità, il terzo invece scrisse che avevo rischiato la tragedia, un ko prolungato, svenimento e altre bugie. Per fortuna gli altri si attennero ai fatti. Tanto è vero, che gli organizzatori chiesero a Umberto se ero disponibile per una altro match a Las Vegas. Due mesi dopo affrontai Jerry Quarry. Devo dire che Norton aveva pugni pesantissimi, nessun altro, Homes compreso, faceva così male. Quando si avvicinava e portava i montanti, erano davvero dolori. Per tre riprese l’ho tenuto  a distanza muovendomi parecchio, appena ho rallentato mi ha matato. Ricordo che dopo l’incontro, venne in camerino a farmi i complimenti e tornò anche al ristorante abbracciandomi. Un signore vero. La sua scomparsa mi addolora”.   

Di Alfredo

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