di Giuliano Orlando

BUDVA (Montenegro). Gli europei youth maschili e femminili si concedono un giorno di riposo, domani allo Sport sky Center Mediterransky, dove si svolge la competizione riservata agli atleti di 17 e 18 anni, si assegnano i dodici titoli femminili e i tredici maschili. Vista la disastrosa partenza italiana, aver portato Sophia Mazzoni nei 50 kg. in finale è stato l’ennesimo miracolo di Valeria Calabrese, responsabile della squadra femminile, che comunque vada non torna mai in Italia a mani vuote. La Mazzoni, classe 2004, quindi al primo anno da youth, ferrarese con origini materne di Casablanca, a Budva ha compiuto un salto di qualità incredibile. Ha esordito superando la polacca Wasiakowska e in semifinale ha compiuto un vero capolavoro, dominando la russa Vostrikova, favorita del torneo. La prova della Mazzoni è stata semplicemente perfetta. Ha sempre anticipato la russa, costretta a subire come non era mai accaduto. Il 5-0 con tutti i round a suo vantaggio, confermano quanto visto sul ring. Domani trova la serba Cirkovic, che ha faticato contro la danese Vinther, battuta 3-2. Cliente scomoda con una boxe sparagnina, evita la battaglia e si muove molto. Non sarà facile superarla, ma vista la condizione e la determinazione dell’azzurra, sono fiducioso possa regalare all’Italia un oro alla vigilia impensabile. Sperando che i giudici non risultino condizionati dal peso politico dei vicini serbi. La nostra Saraiello, non ha superato l’ostacolo greco Stavridou nei medi, alla quale non è bastata la buona volontà, contro una rivale che la sovrastava fisicamente oltre che in esperienza. Dovendo dirla tutta, l’azzurra regala una categoria alle avversarie, essendo una 70 kg. naturale. Quando, non solo lei, ma anche altre compagne di squadra, capiranno che una dieta rigorosa, sarebbe in grado di farle scendere di categoria e ottenere migliori risultati – salvo alcune atlete – seguendo la raccomandazione della loro maestra, probabilmente accanto alla Mazzoni ci sarebbero altre azzurre.

 

Dopo l’assegnazione dei cento podi delle semifinali (52 maschili e 48 femminili) a 18 nazioni tra gli atleti e 19 nelle atlete, giovedì la rassegna è arrivata alle finali (26 maschi e 24 femmine). Russia strabordante con 8 uomini e 9 ragazze a battersi per l’oro, seguita dall’Ucraina (4 atleti e 3 atlete). Armenia forte nei maschi con tre finalisti e Ucraina altrettanto con le ragazze.

Visti i numeri, resta lo squilibrio che, ripeto da anni, riduce il torneo ad un campionato russo open femminile e maschile. L’Italia in questo contesto non accampava grandi ambizioni, visto che le due squadre pagavano il cambio generazionale e l’assoluta astinenza dal quadrato nel 2020, subendo un handicap notevole nei confronti di molte nazioni, in particolare le balcaniche e le ex Jugoslavia, che hanno svolto attività, confermatasi utile a Budva. Ho già scritto delle sconfitte di Camiolo, Crobeddu, Chessa, Bindar, Piccolo e Frugoli, che salvo alcuni dettagli che non ci avevano favorito, ma nella sostanza rispecchiavano una nostra debolezza nei confronti di atleti superiori, in particolare sia nell’esperienza che nella struttura atletica, come hanno sottolineato i due tecnici Fabrizio Cappai e Francesco Stifani: “I nostri ragazzi hanno dato il meglio, non sempre le giurie sono state eque, ma al momento dobbiamo capire di essere indietro rispetto non solo a Russia e Ucraina, ma anche nei confronti di Turchia, Armenia, Bulgaria e una Spagna in forte crescita. Questo non significa che ci arrendiamo, semmai il contrario, ma i ricambi sono pochi e questo non facilita il compito. Poi ci sono situazioni come è accaduto a Budva, dove arbitri e giudici davano l’impressione di remare tutti ad Est dell’Europa”.

Discorso condivisibile al 100% e oltre. Difficile nascondere una realtà che a Budva si è ripetuta spesso, sempre nella stessa angolatura. L’assenza di Francia e delle nazioni delle isole britanniche ha creato una situazione imbarazzante. Presenti nella grande maggioranza giudici e arbitri dell’area ex URSS ed ex Jugoslavia che parlano in russo emarginando il resto. Questa comunanza ha creato un cartello che ha deciso quasi tutti i verdetti dall’esito incerto, indirizzati sempre a Est. A completare il quadro ci sono alcuni arbitri, come il moldovo e non solo, di assoluta incapacità che fanno solo danni. Emblematico il quadro nel periodo di riposo tra una riunione e l’altra al bar attiguo Attorno ad un grande tavolo sette-otto arbitri e giudici a conversare in russo, solitari italiano, spagnolo e croato, ignorati dal gruppo.

Tornando al ring, visto l’andamento in semifinale dell’armeno Henryk Tshghrikyan, che conquistava la finale a spese del bielorusso Masala, il risultato rende ancora più amara la sconfitta del nostro Paolo Caruso, che ha 17 anni, dopo una sfida condizionata dai giudici. Dopo aver assegnato all’armeno il primo round, tre di questi (estone, russo e polacco) si sono ripetuti nel secondo, dominato dall’azzurro, che aveva imposto la migliore impostazione tecnica. Chiaramente la terza ripresa non aveva più valore per capovolgere il verdetto. Domani l’armeno combatterà per l’oro, mentre Caruso dovrà attendere un anno la successiva opportunità europea youth. Inutile il ricorso, respinto dalla Commissione d’appello che per contro, accettava quella del georgiano Zhorzhouam, contro la vittoria a mio parere corretta, dello svizzero Messibab nei 71 kg. La stessa commissione ha bocciato anche il successo del locale Gacevic nei 60, dando la vittoria al tedesco Kuesch, in questo caso condivisibile. Resta incomprensibile aver respinto quello dell’Italia, avverso alla sconfitta della Abbate contro la moldova Chiper, che per tre riprese ha solo tenuto e spinto. Quello dei giudici resta un problema grave e spiace per questa situazione, considerato che il presidente EUBC, Franco Falcinelli ha fatto nascere e crescere questo e altri tornei giovanili, con la chiara intenzione di promuovere l’attività nel segno della corretta interpretazione dei valori sul ring. Purtroppo la situazione di giudici e arbitri sta peggiorando e questo non è certo un bel segnale. Per contro l’organizzazione del torneo è impeccabile, guidata dal Direttore Esecutivo Alexander Egorov, supportato dal delegato tecnico del Montenegro, Dragoljub Radovic, che hanno saputo trovare tutte le soluzioni ai problemi che una rassegna che vede in attività oltre un migliaio di persone, tra pugili, tecnici e altro, comporta. Almeno su questo fronte domina il sereno. Già detto delle Mazzoni, nella giornata delle semifinali, si sono distinti tra le donne la greca Giannapoulou, che aveva eliminato la Caccamo e si è ripetuta ai danni della russa Kirienko, salendo il finale contro la turca Tutuncu, guerriera molto fisica. Nei 57 kg. la star del Montenegro, Bojana Gojkovic, dopo aver vinto gli europei scolari e jr. punta a riconfermarsi anche nelle youth. Non sarà però facile battere la russa Pushkar, dal notevole talento. La norvegese Hofstad è stata l’altra atleta in grado di battere una russa nei 75 kg. con una boxe veloce e varia, mettendo in difficoltà la Bazhenova, molto forte ma ripetitiva, a disagio contro un’avversaria che si muoveva in continuazione. Sarà una bella finale contro la greca Stavridou, anche se personalmente vedo la nordica favorita. Nei +81, ha fatto impressione la stazza della studentessa polacca di Lubiana, Veronica Bochen, dal peso di 144 kg. per quasi due metri, comunque in grado di mostrare boxe lineare, sia pure per il minuto scarso, contro l’ucraina Karpenko, sbattuta come un fuscello. Domani trova la russa Bogdanova, una specie di cicciobella, più larga che alta, destinata a vita breve sul ring. Salvo sorprese clamorose. Tra le donne sono arrivate in finale atlete di 12 nazioni (Russia, Ucraina, Turchia, Ungheria, Serbia, Turchia, Grecia, Montenegro, Germania, Norvegia, Polonia e Italia) in apparenza grande varietà, in realtà Russia (9), Ucraina (3), Turchia e Grecia 2 a testa, rappresentano il 70% delle forze in campo. Ancora meno equilibrato il torneo maschile dove Russia (8) e Ucraina (4), ovvero due nazioni mettono sul ring in finale il 60% delle forze in campo. Lasciando alle altre 9 gli spiccioli del 40%. Nel torneo maschile, si è fatta onore la Spagna con due finalisti, nella norma Armenia (3), Bulgaria e Georgia (2). Nei 48 kg. Rafael Lozano, figlio del tecnico spagnolo bronzo ai Giochi di Barcellona 1992, affronta il russo Polukhin che gioca nel ruolo di favorito, ma non farà una passeggiata. Tra i giganti spicca l’israeliano Kriheu nei 92, mentre nella massima categoria, il tedesco Nikita Putilov, russo di origine, dopo aver picchiato il russo ufficiale Sergei Manzhuev, dominandolo sul piano tecnico e della potenza, in semifinale è rimasto sul ring meno di in minuto, contro il moldovo Burdiuja, e domani affronta l’ucraino Babliuk, ci auguriamo più consistente degli altri.

P.S. Sophia Mazzoni, 17 anni, di Ferrara, argento 2019 europei.schoolgirls, ha vinto l’oro europeo youth dominando in finale la serba Cirkovic offrendo spettacolo per tre round Vittoria 5-0 per i tecnici è stata la migliore atleta del torneo Nata a Ferrara, nel 2019, argento europei schoogils in Romania

Di Alfredo

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