All’inizio dell’estate si era progettato con Nino Benvenuti e Giuliano Gemma di organizzare una cenetta, con l’intento di trascorrere tutti e tre insieme una piacevole serata. Poi non se ne fece nulla perché Nino si trovò impegnato fuori Roma. Ora, dopo il tragico incidente che lo scorso ottobre ha causato la morte di Giuliano, rimane forte il rimpianto di quella cena mancata. Il celebre Ringo…faccia d’angelo, come avevo scritto recentemente anche nella mia biografia “Una vita da set”, era stato il mio mito di gioventù insieme a Nino Benvenuti. Entrambi simboleggiavano le mie due grandi passioni: il cinema e il pugilato. Con Gemma c’era poi un progetto cinematografico del quale avevamo a lungo parlato. Giuliano aveva accettato di interpretare un ruolo importante in questo mio film, e proprio recentemente mi aveva chiamato per discutere del progetto. Una lunghissima, piacevole conversazione dove potemmo parlare veramente di tutto. Anche per questo stento ancora a credere che non ci sia più. Un “vento malvagio” di una serata maledetta ha portato via l’ultimo eroe buono del nostro cinema. Il cow-boy sempre pronto a difendere i più deboli in pellicole di successo come “Una pistola per Ringo”, “Il ritorno di Ringo”, “Un dollaro bucato”, “Arizona Colt”, “Per pochi dollari ancora”, “I giorni dell’ira”, “E per tetto un cielo di stelle”, “Il prezzo del potere” e tanti altri mitici western che portarono Giuliano Gemma ad essere a metà degli Anni ’60 forse il più popolare fra gli attori italiani; famosissimo nel resto del pianeta anche con il nome di Montgomery Wood. Chiuso il filone d’oro degli spaghetti western, negli anni della maturità Giuliano ebbe poi modo di dimostrare il suo talento in pellicole d’autore come “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini, “Speriamo che sia femmina” di Mario Monicelli”, “Il prefetto di ferro” di Pasquale Squitieri, “Un uomo in ginocchio” di Damiano Damiani. Certo, la straordinaria carriera di Gemma, che conta circa 100 film, non potrebbe essere qui in riassunta in poche righe. D’altronde, del suo cinema si conosce già tutto così come molti colleghi dopo la sua prematura scomparsa hanno scritto di lui cose bellissime

, a tratti struggenti. Ritengo tuttavia, che pure una rivista come Boxe Ring non poteva non ricordare Giuliano, che non fu solo un brillante attore ma anche un’atleta totale, amante dello sport in tutte le sue espressioni, Egli lavorò pure nel circo come trapezista e iniziò la carriera nel cinema come stuntman, rivelando qualità sportive davvero singolari, prima di avere i suoi primi ruoli importanti con cineasti del calibro di William Wyler in “Ben-Hur”(1959) e con Luchino Visconti ne “Il Gattopardo”( 1963). Non c’è dunque da meravigliarsi se Gemma, così legato allo sport,  volle pure cimentarsi nel pugilato. In realtà, non fu una lunga carriera la sua, se si pensa che fece soltanto 2 incontri da dilettante. Disputò un campionato regionale dove vinse il primo match; poi nel secondo – come ripeteva spesso con ironia – ne buscò tante da pensare bene che la Noble Art non fosse per lui. Nondimeno, Giuliano frequentò sempre le palestre e non perse mai il contatto con sacchi e guantoni. Inoltre non perdeva occasione per andare a vedere i grandi incontri, in primis quelli dell’amico fraterno Nino Benvenuti, conosciuto negli anni della leva a Roma nel Corpo dei Vigili del Fuoco. Basti pensare che Giuliano fu sempre presente al Madison Square Garden nelle tre sfide mondiali sostenute da Nino con Emile Griffith.

Personaggi di immensa popolarità, Gemma e Benvenuti fecero anche coppia – interpretando i fratelli Monty e Ted Mulligan – nel western “Vivi o preferibilmente morti”…come non ricordare la loro “scazzottata cult” dentro un acquitrino? Il film era diretto da Duccio Tessari, lo stesso regista che aveva lanciato Giuliano nel cinema come protagonista in “Arrivano i titani”(1962) e “Una pistola per Ringo” (1965), pellicola quest’ultima che incassò al botteghino più dei film di Sergio Leone. Lo stesso Tessari avrebbe ancora diretto Gemma nell’85 in “Tex e il signore degli Abissi”, dove l’attore prestò la sua faccia al più grande personaggio dei fumetti italiani. Rimane invece il rimpianto di non avere mai visto Giuliano Gemma e Sergio Leone lavorare insieme; fu la morte improvvisa del regista a mandare all’aria il progetto di una serie televisiva dove il maestro degli spaghetti western avrebbe dovuto dirigere il celebre Ringo. L ‘ultima passione di Giuliano fu la scultura, che da tanti anni ormai lo impegnava nel suo laboratorio di Cerveteri dove aveva deciso di risiedere insieme alla moglie Baba Richerme. Gemma fu un’artista di autentico talento e stava preparando – me ne aveva parlato mesi or sono nella sua casa trasteverina –  un omaggio scultoreo per Kirk Douglas, immortalato nella figura di “Spartacus”. Ma al di là dei suoi molteplici talenti, l’attore romano resterà nella memoria della gente e dei suoi fan per il suo sorriso accattivante, la sua simpatia; soprattutto per la sua semplicità e umiltà; merci davvero rare ai nostri giorni.  Si dice che subito dopo il tragico incidente più celeri soccorsi avrebbero potuto salvare Giuliano, e questo atroce dubbio quelli che gli abbiamo voluto bene ce lo porteremo dentro a lungo. Ma chi crede che non tutto finisce su questa terra ingrata sa bene che la morte non scrive mai la parola fine nell’avventura di un uomo, per cui non mi viene difficile pensare che il nostro Ringo adesso cavalchi le verdi praterie del cielo insieme agli altri mitici cow-boys come John Wayne, Burt Lancaster, James Stewart, Gary Cooper, eroi del selvaggio west che come lui ci hanno fatto sognare davanti al grande schermo. Ma per noi Giuliano resterà sempre il migliore di tutti. Il più rapido con la pistola e il più leale nello stringerci la mano. Un amico di cui potersi fidare… in ogni circostanza.

Di Alfredo

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