Sandro Mazzinghi compie oggi 3 ottobre 70 anni, la stessa età del suo grande rivale Nino Benvenuti, con il quale ancora oggi mantiene rapporti freddi, perché reo, secondo lui, di essere stato aiutato nella disputa dei due match per il titolo mondiale dei superwelter. Una rivalità mai sopita che spaccò l’ Italia in due, proprio come avvenne nel ciclismo tra Coppi e Bartali, quest’ultimo tra l’altro era un “toscanaccio” battagliero come lui.

Quando parli di Benvenuti, come un riflesso condizionato, ti vengono in mente i nomi di Mazzinghi, Griffith e Monzon; quando parli di Mazzinghi ti vengono in mente Dupas, Benvenuti e Ki Soo Kim. Anche se i due hanno compiuto altre imprese leggendarie,nel bene e nel male quelle sono rimaste tappe storiche scolpite nella mente degli appassionati.
Il 7 settembre del 1963 gli organizzatori convinsero Ralph Dupas, terzo campione del mondo della neonata categoria dei superwelter, a scendere in Italia per affrontare uno scalpitante e promettente pugile di 25 anni: si chiamava Sandro Mazzinghi reduce da 29 match, di cui uno solo in negativo contro l’esperto Paolo Melis. Questo pugile, nativo di Pontedera, aveva all’angolo il fratello Guido, ex campione d’Italia, e per farsi conoscere accettò un paio di sfide, ritenute impossibili in Francia. Sandro distrusse nel vero senso della parola due beniamini del pubblico transalpino: Charles Attali ( kot 1) e Hippolyte Annex (kot 9), quest’ultimo era un gitano dalla potenza devastante. Dopo queste due vittorie era impossibile ignorare questo atleta dai pugni d’acciaio che assaliva fin dall’inizio senza tregua i suoi avversari. Si cominciò a guardare molto in alto, perché il suo stile sconsiderato piaceva molto al pubblico milanese: Sandro non deluse le aspettative riposte in lui frantumando in 8 round Don Fullmer, pugile di granito, fratello del campione del mondo Gene;Tony Montano, un duro collaudatore ben piazzato in classifica, ma soprattutto liquidando in 5 riprese Wilf Greaves, campione canadese dei medi.
Mazzinghi ripagò la fiducia degli organizzatori e del suo pubblico: Ralph Dupas, pugile scaltro e velocissimo, si arrese al nono round, ferito e scosso dalle mazzate che il pugile toscano, anche lui sanguinante al sopracciglio destro, gli scagliava al corpo e al volto. C’era comunque la clausola di una rivincita da rispettare. La sede stavolta era in Australia a Sydney dove Dupas, nativo di New Orleans, raccoglieva molti consensi, ma soprattutto aveva licenza di scorrettezze”. Le previsioni si avverarono: testate e strisciate di guantoni martorizzarono le sopracciglia fragili dell’ italiano, che da parte sua assalì alla sua maniera un avversario disposto a tutto per riconquistare il titolo. Alla dodicesima ripresa l’arbitro capì che far continuare il match a Dupas avrebbe potuto essere letale per lui e decretò il kot.
Il 1964 fu un anno sventurato per Mazzinghi che perse la moglie in un incidente stradale e fu ricoverato all’ospedale in gravi condizioni. La sua risalita sul ring fu immediata e difese con successo il suo titolo dall’assalto di Montano e di Fortunato Manca, anche se quest’ultima prova non fu del tutto convincente.
In Italia intanto Nino Benvenuti, condotto in maniera accurata, era da tempo campione d’Italia dei medi e con le sue 55 vittorie senza sconfitte batteva cassa. I loro nomi s‘incrociavano sempre di più e a Milano venne scelta come data il 18 giugno 1965 scavalcando Rino Tommasi a Roma. Per la verità Sandro portava ancora i postumi psicologici e fisici dell’incidente stradale avvenuto un anno e mezzo prima e avrebbe avuto bisogno di altro tempo, ma scadevano i termini della difesa obbligatoria e la FPI fu irremovibile nel farli rispettare pena la decadenza del titolo. Mazzinghi iniziò quel match come sua caratteristica all’assalto e Benvenuti sembrava in difficoltà. Ma alla sesta ripresa un micidiale destro d’incontro mise ko Mazzinghi. Molti dissero che fu un colpo fortunato, molti dissero che Benvenuti si era studiato quel colpo conoscendo le caratteristiche dell’avversario, come fece Tiberio Mitri quando mise ko Randy Turpin.
La rivincita è un boccone troppo prelibato per lasciarselo scappare e stavolta Rino Tommasi fa centro e la prenota per Roma dove Benvenuti e De Piccoli spopolano. Il 17 dicembre 1965 impossibile trovare un posto o uno spazio libero al Palasport dell’ EUR. Questo per le aspettative fu il match più importante che si disputò fra pugili italiani, simile a quello che vide nel 1928 la grande sfida tra Leone Jacovacci e Mario Bosisio. Nino Benvenuti cominciò bene e il suo destro fece bingo costringendo Mazzinghi ad ascoltare il conteggio nella seconda ripresa. Chi credeva che il match si sarebbe chiuso presto rimarrà deluso perché il toscano “cuor di leone” reagì da par suo. Benvenuti usò il suo sinistro non solo come grimaldello, ma anche come arma per tenere il più lontano possibile la furia del suo avversario. Un arbitro un po’ compiacente permise al campione di legare con sempre maggiore frequenza. Era un match palpitante seguito con ansia non solo dal pubblico presente, ma da tutta l’ Italia pugilistica. Alla tredicesima ripresa una cosa è certa, senza alternative, le sorti erano pressocchè in parità e forse a voler spaccare il capello un punto a favore stava dalla parte di Mazzinghi. Non è un modo di dire che il grande campione esce fuori nel momento di maggiore difficoltà: Nino Benvenuti con grande orgoglio tiro fuori le unghie e le più riposte energie contro Mazzinghi che si fece sorprendere dalla sua reazione e perse le ultime due riprese. Quando l’arbitro alzò la mano del triestino, una parte del pubblicò applaudì mentre l’altra metà fischiò. Se fosse stato assegnata la parità probabilmente avremmo assistito ad una terza sfida tra i due, ma la vittoria di Nino ne tarpò le ali e i due proseguirono la loro strada in vie diverse.
Il toscano tornerà a Roma dopo sei mesi per mettere ko il francese Leveque e conquistare il titolo europeo dei superwelter. Da campione europeo rimase famoso il suo match con Jo Gonzales, pugile francese di origine spagnola dalla potenza devastante. Il regista Claude Lelouch, grande appassionato di boxe, venne a Roma per filmare “la disfatta” di Mazzinghi che avrebbe dovuto essere l’epilogo di un film sulle imprese di Gonzales. Lelouch aveva fatto i conti senza Mazzinghi, un errore fatale per il bravo regista che vide il suo idolo a gambe levate alla quarta ripresa.
Il pugile toscano intanto riacquista credito a livello mondiale e Vittorio Strumolo si salassa per convincere il coreano Ki Soo Kim a venire a difendere il titolo dei superwelter. Il 26 maggio 1968 dentro lo Stadio di san Siro non si dsputa una partita ma un combattimento di boxe davanti a 60mila spettatori. Io ho utilizzato a cuor leggero la parola combattimento, ma sono stato soft perché quella fu una guerra. Alla terza ripresa un uragano si abbattè sul coreano, che tra l’altro aveva conquistato il titolo battendo Benvenuti. L’arbitro Valan contò al rallentatore mentre Kim aveva posato un ginocchio a terra e quando si rialzò diede l’idea di voler abbandonare, ma il gong lo salvò. Il coreano imbattuto dopo 33 match aveva toccato per la prima volta il tappeto. Se Mazzinghi aveva le caratteristiche del “guerriero” Ki Soo Kim aveva ben stampate nel proprio io quelle del samurai pronto al sacrificio. Fu un match selvaggio senza esclusione di colpi a viso aperto. Alla fine dopo 15 riprese i volti dei due pugili erano sfigurati, quel match è rimasto nella storia della nostra boxe. Mazzinghi tornò ad essere campione del Mondo, ma sono in molti a ritenere che in quel 26 maggio il suo fisico d’acciaio sia rimasto un po’ intaccato, come dimostrarono i suoi match seguenti. Riperse il titolo, anzi gli fu tolto d’ ufficio, dopo un no contest con il nero americano Freddie Little. Alternò prove buone ad altre deludenti senza riuscire a tornare nel grosso giro delle organizzazioni, ritirandosi nel 1978, dopo 18 anni, con un record di  64 (KOs 42) vittorie e solo 3 sconfitte e 2 no contest.
Una cosa è certa: Sandro Mazzinghi non fu un pugile protetto, conquistò tutto con il suo coraggio e con la forza, fu per certi versi un autodidatta della sua fama. Sandro vive in una bella casa nella campagna di Cascine di Buti, vicino a Pisa, ha scritto due libri autobiografici di gran successo, cura un bellissimo sito dove è tramandata la sua storia di pugile, ha una moglie e due figli che lo adorano. In fondo nel bene e nel male ha sempre vinto lui…

Di Alfredo

13 pensiero su “I 70 anni di un grande: Sandro Mazzinghi”
  1. Grazie adriano per avermi scritto ho cercato in vita mia di essere sempre corretto ma battagliero e questo è il mio cavallo di battaglia.
    Un abbraccio e grazie
    sandro Mazzinghi

  2. Sandro, ero piccolo e Mazzinghi era un Dio per me, non avevo la tv andavo a vederti dai vicini ricordo le tue battaglie emozioni indimenticabili se ci fosse una raccolta filmata (pagandola) dei tuoi incontri la consumerei a forza di riguardarla. Una decina di anni fa a Lugo di Romagna al memorial Mitri ti ho visto dal vivo non eri neanche invecchiato, Auguri sandro grazie per le grandi emozioni che ci hai fatto vivere….

  3. sono stato un tuo grande tifoso e ho visto molti dei tuoi combattimenti,non mi stanco mai di confrontarmi con i benvenutiani,per me non ci sono pesi medi che possano competere con la tua carriera fatta di coraggio e cuore.Sandro ho 70 anni e ho i tuoi combattimenti stampati nel mio cervello dove mi soffermo a rivederti combattere.Che il buon Dio ti dia tanta salute.Un tua sempre tifoso.

  4. Ciao Sandro, 6 stato veramente un GRANDE,io ogni tanto mi leggo la tua storia e la tua cariera che mi appassiona sempre di piu’, ciao e buona serata grande campione.. Con tanta stima Guglielmo

  5. L’anziano non udente toscano Gabriele Filistrucchi incontra Sandro Mazzinghi nel 2005.

    Sandro Mazzinghi: “Sono passati molti anni da quando ho smesso di combattere, ma i miei tifosi sono rimasti fedeli nel ricordo di quei meravigliosi momenti. Ricordo che ricevevo pacchi e pacchi di corrispondenza e fra questi c’era sempre la firma di un certo Gabriele Filistrucchi il quale oltre ad esprimere la sua simpatia non nascondeva un giorno il desiderio di conoscermi. Bene,a distanza di molti anni, Sabato scorso accompagnato dall’amico e grande appassionato di pugilato Michele Baschieri mi è venuto a trovare e non vi dico l’emozione che ho provato quando si è presentato, anche se era la prima volta che ci incontravamo era come se ci fossimo conosciuti da una vita. Ho deciso di scrivere queste poche righe per ringraziare dell’affetto che ancora oggi ho da tutti coloro che come Gabriele Filistrucchi mi hanno accompagnato nel cammino della mia vita”.

    La mia foto con Mazznghi.

    http://www.superman-sordo.it/diario/2006/Maggio/Giubotto=Mazzinghi_clip_image002.jpg

    molto cordialmente Garby

  6. speriamo che mi legga luciano simonella che sto rincorrendo da un sacco di tempo. telefonami a san nicola la s.
    michele battista

  7. CARISSIMO LUCIANO SIMONELLA E X CONOSCENXA AL CARISSIMO SANDRO MAZZINGHI

    SONO SEMPRE PIENAMENTE D’ACCORDO COL FEDELISSIMO MAZZINGHIANO SIG. LUCIANO SIMONELLA DI ROMA, NON AL CENTO MA MILLE X CENTO!
    QUINDI HA TUTTA RAGIONE PERFETTAMENTE!

    cordialmente vi abbraccio, il super fans di Sandro, gabry anziano sordomuto toscano

  8. SONO SEMPRE PIENAMENTE D’ACCORDO COL FEDELISSIMO MAZZINGHIANO SIG. LUCIANO SIMONELLA DI ROMA, NON AL CENTO MA MILLE X CENTO!
    QUINDI HA TUTTA RAGIONE PERFETTAMENTE!

    IL SUPER FANS DEL GRANDE SANDRO, L’ANZIANO SORDO DI FIRENZE.

    Gabry

  9. A Roma vinse Mazzinghi quel 17.12.1965. L’arbitro Aniello fu un delinquente… Alla 6, 9 e 11 ripresa il match doveva essere sospeso e decretata la vittoria di Mazzinghi. Ero vicino una decina di m. dal ring e il conteggio di Aniello alla 2a ripresa fu un regalo ignobile che pesò sul verdetto finale.
    Ricordo bene i vicini che a fine match pensavano al pari e la loro esplosione per la vittoria. Una vergogna indeleble nel mondo del pugilato. La FPI era composta da persona infide che contrastavano il clan Mazzinghi che mai si piegarono al aloro diktat.
    Sicuro che benvenuti sa bene quello che è successo.
    Luciano

  10. mio padre mi parla sempre di questo pugile, lui a San Siro era tra gli spettatori e me lo ha sempre descritto come un grandissimo eroe del ringo, come hai fatto tu.

    auguri di buon compleanno al sig. Mazzinghi da parte mia e di mio papà.

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