di Giuliano Orlando

Nell’ultimo week end di fine settembre, si sono accese le luci in diciotto nazioni, in tendenza positiva, anche se il numero delle riunioni è decisamente inferiore allo stesso periodo del 2019. D’altronde il Covid non ha certo smesso di imperversare, e già questa attività conferma il coraggio degli organizzatori a non cedere anche se tutto è più difficile in assenza del pubblico, salvo pochissime eccezioni. Si è combattuto in Bosnia Herzegovina, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lettonia, Messico, Polonia, Thailandia, Inghilterra, Stati Uniti, Repubblia Ceca, Egitto, Svizzera e Russia. L’appuntamento più importante era negli USA al Monhegan di Uncasville nel Connecticut, allestito da un pool di promoter con Tom Browm matchmaker, con cinque match iridati e sette cinture di sigla in palio. Assoluti protagonisti i gemelli Jerman (31) e Jermell Charlo (34-1). Il primo ha difeso la cintura medi WBC dall’assalto dell’ucraino Sergiy Derevyachenko (13-3) al terzo tentativo mondiale fallito, nonostante il coraggio e la resistenza mostrate. Purtroppo per lui, il texano di Richmond si è dimostrato troppo superiore in tutto, dominando oltre il pronostico. Jermall ha mostrato boxe di altissimo livello, con un sinistro devastante, portato con variazioni e velocità contro il quale l’ucraino si è trovato in grande difficoltà. Il gemello Jermell titolare superwelter WBC, ha sbrigato all’ottavo round, la faccenda con Jeson Rosario (20-2), dominicano di 25 anni, residente negli USA dal 2018, che lo scorso gennaio a Filadelfia, contro ogni pronostico aveva spodestato il locale Julian Williams (27-2-1), impossessandosi di ben tre cinture (WBA, IBF e IBO) in un colpo, che ha lasciato a Jermell, ora col poker iridato. Il filippino Riel Casimero (30-4), pro dal 2007 a 18 anni, già iridato minimosca e mosca, ha difeso la cintura gallo WBO, conquistata lo scorso novembre a spese del campione e favorito Zolane Tule del Sudafrica, spedito KO al terzo round. Non ha fatto eccezione contro il ghanese Duke Micah (24-1) presentatosi imbattuto, apparso incapace di reggere ai colpi del non più verde asiatico, in ottima forma. Nel derby messicano tra mancini, per il vacante supergallo WBC, lasciato vacante da Rey Vargas (34) che lo deteneva dal 2017 (cinque difese), tra Luis Nery (31) 25 anni e Aaron Alameda (25-1) l’ha spuntata il primo, abbastanza nettamente, sia pure ai punti. Sempre nei supergallo, la sfida per il titolo “normale” WBA – supercampione è l’uzbeko Murodjon Akhmadaliev (8) bronzo ai Giochi di Rio 2016 – tra il giovane texano Brando Figueroa (21-0-1) 23 anni, occhi azzurri e pugni pesanti e lo sfidante mancino Damien Vazquez (15-2-1), stessa età, ma grande divario di rendimento, finito KO al decimo round, in netto svantaggio. In Germania, a Monaco di Baviera, si è concluso l’iter per l’assegnazione del  titolo IBF e del Muhammad Ali Trophy per World Boxing Super Series nei massimi leggeri. Sfida molto attesa tra il lettone Mairis Briedis (27-1) che in precedenza aveva battuto Noel Gevor, tedesco di origine armena e  Krysztof Glowacki, polacco, contro il quotato cubano Yuniel Dorticos (24-2) a sua  volta vincitore di Mateusz Masternak (Polonia) e Andrew Tabiti (Usa). Match molto intenso e vittoria chiara del lettone, che ha saputo rubare il tempo al rivale, apparso più lento del solito, contro un avversario che sapeva schivare con precisi rientri. Due giudici davano il giusto 117-114 a Briedis, mentre il tedesco Joerg Milke, avendo forse ecceduto con la birra, segnava un 114-114, inesistente. Un bel colpo per il lettone di 34 anni, pro dal 2009, titolare WBC e IBO nel 2017, unica sconfitta contro il mancino ucraino Usyk, a sua volta vincitore del Trofeo, come Callum Smith, Naoya Inoue e lo scozzese Josh Taylor (17), 29 anni, il mancino che sabato a Londra ha mantenuto le cinture WBA e IBF, spedendo KO al primo round, il thailandese Apinun Khongsong (16-1), 24 anni,  che si presentava da imbattuto. Messo al tappeto, alla prima scarica al corpo. Quando Taylor  militava nei dilettanti nei leggeri, la sua bestia nera è stato Mirko Valentino, che lo ha battuto sia ai Giochi di Londra nel 2012 che agli europei 2013 ad Ankara. Passato pro nel 2015, sul ring casalingo di Glasgow sale nei valori a suon di vittorie. Nel 2019 conquista le cinture WBA e IBF, senza conoscere sconfitte. Sullo stesso ring londinese del Bethnal Green, il supergallo romeno Jonut Baluta (14-2) ha continuato la marcia ascensionale, mettendo KO al 3° tempo il locale Oliver Joyce (12-2) per l’europeo WBO. Baluta, 26 anni, pro dal 2016, risiede in Spagna e non ha mai combattuto nella sua patria. Nelle ultime esibizioni ha battuto a Bilbao il kazako Zahlov, l’inglese Kyle Williams (11-2) e TJ Doheny (22-2), inglese residente in Australia, iridato nel 2018, sul ring di Dubai lo scorso marzo.                                                                                                                  A Landau, il superwelter Pierluigi Rohe (8-1) conquista il Global Boxing Council Intercontinental ai danni dell’esperto bielorusso Siarhei Huliakevich (43-13-1) costretto alla resa al quarto round. Pierluigi, 25 anni, è nato a San Donà di Piave, il paese della mamma, papà tedesco, doppio passaporto, potrebbe essere una buona carta da giocare per il tricolore della categoria.  Il promoter bresciano Mario Loreni, allestiràla sfida per la vacante cintura supermedi UE, tra l’ex tricolore Dragan Lepei (19-2-2) e  lo spagnolo Cesart Nunez ( 17-2-1) a novembre in Italia.                                                                                                                                                                Non abbiamo notizie dall’EBU, riguardanti il mediomassimo Mihaita Cosma, nato 23-3-81 (39 anni) a Costanza in Romania, ma residente a Kiel. Passato pro nel 2016, il 12 settembre scorso a Wiesbaden in Germania, ha raccolto la 23° sconfitta per KO su altrettanti incontri da pro. Già il 4 luglio, sempre a Wiesbaden, venne allestita una riunione da paura, con sfide improponibili. Quella del 12 settembre non è stata da meno, con dieci incontri, quattro finiti per KO al primo round, cinque alla seconda e uno alla terza. Il silenzio dell’EBU è preoccupante. Da parte nostra, non smetteremo di denunciare questa situazione.

Giuliano Orlando

Di Alfredo

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