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Nove azzurre ai mondiali femminili a Ulan Ude in Russia. Le dichiarazioni del c.t. Renzini. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Nove azzurre ai mondiali femminili a Ulan Ude in Russia. Le dichiarazioni del c.t. Renzini.

di  Giuliano Orlando

I mondiali femminili elite tornano in Russia, dopo 14 anni. Nel 2005 vennero allestiti a Podolsk, cittadina a soli 50 km. da Mosca e nell’occasione le padrone di casa vinsero in sette delle tredici categorie riconosciute. Nei 50 kg. la nostra Simona Galassi, centrò per la terza volta l’oro iridato, dopo i trionfi del 2001 e 2002. La rassegna è giunta all’11° edizione, dopo essere partita nel 2001 da Scranton (Usa), ha fatto tappa ad Antalya (Turchia) 2002, a Podolsk (Russia) nel 2005 come detto sopra, a New Delhi (India) nel 2006, a Ningbo (Cina) nel 2008, a Bridgetown nella Barbados (2010), ancora in Cina a Qinhuangdao nel 2012, nell’isola di Jeju in Corea del Sud nel 2014, ad Astana in Kazakistan nel 2916 e ancora a New Delhi due stagioni addietro. Dieci edizioni all’insegna dell’Asia (6 edizioni). La Russia ospita la maggiore rassegna della boxe in rosa per la seconda volta. Stavolta la città prescelta è Ulan Ude, nella Siberia  meridionale a oltre 4000 km. da Mosca, al confine con la Mongolia, città di quasi 500.000 abitanti in costante evoluzione, polo industriale dove operano fabbriche di locomotori e automobili, vetrerie, raffinerie di zucchero, opifici tessili, stabilimenti di conserve alimentari e nell’occasione. La 11° edizione si svolgerà allo Sport Complex, la struttura dove svolgono attività basket e volley. L’Italia si presenta con 9 atlete e l’ambizione di essere protagonista a differenza della rassegna del 2018 a New Dehli in India, dove le azzurre tornarono a casa senza medaglie. Domani martedì visite mediche e sorteggi, mercoledì 3 ottobre il via agli incontri, con le eliminatorie che dureranno fino al 9 ottobre. Il 10 si disputano i quarti, l’11 turno di riposo, il 12 ottobre sabato le semifinali in due turni (13-18), domenica 13 le finali con le assegnazioni dei dieci titoli mondiali.                                                                                                                                                                               

Il responsabile tecnico Emanuele Renzini, spiega i motivi della fiducia:  “Nel 2018 in India una serie di circostanze contrarie ci impedì di salire sul podio. Stavolta abbiamo lavorato al meglio dall’inizio dell’anno. Le ragazze hanno disputato tornei in giro per il mondo, con riscontri positivi, ovvero medaglie al collo. Agli europei di Madrid in agosto, siamo stati la seconda nazione dopo la Russia, vincendo due ori con Testa e Amato, un argento con Carini e due bronzi con Bonatti e Severin, facendo meglio di Irlanda, Turchia, Romania, Finlandia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, Inghilterra, Francia, Galles, Svezia e CZE le nazioni che sono salite sul podio, presenti 31 paesi e 132 atlete”.                                                                                                      

Per la rassegna iridata come vi siete preparati?                                                                                                                   

“Dal 6 al 28 settembre abbiamo svolto l’ultima parte della preparazione ad Assisi dove erano presenti 70 atlete in rappresentanza delle più forti nazioni del mondo: 13 cinesi e altrettante indiane, 8 francesi, oltre a finlandesi, svizzere, greche, coreane, inglesi e 17 azzurre. Abbiamo disputato guanti con atlete di livello altissimo e le italiane hanno dimostrato di non temere nessuna. Ho scelto nove titolari sulle dieci categorie in programma, lasciando a casa atlete validissime come Irma Testa che sarebbe stata protagonista anche al mondiale, dando spazio ad Alessia Mesiano delle FFOO, iridata 2016 tornata in buona forma. Sono rimaste a casa anche la Alberti e la Niccoli, che avranno modo di farsi strada in altre manifestazioni”.                                                                              

Le nove titolari?                                                                                                                                                                                        

“Nei 48 kg. Roberta Bonatti dei carabinieri, bronzo a Madrid in costante crescita, nei 51 la genovese Federica Fadda, molto forte e generosa, l’altro carabiniere la romana Giordana Sorrentino nei 54, giovanissima, dal grande temperamento. Detto della Mesiano nei 57, la napoletana Francesca Amato europea nei 64 kg. è scesa nei 60 e dovrebbe dare ancora di più  conoscendone il carattere combattivo. Stesso discorso con Angela Carini (FFOO) altro talento giovane, argento a Madrid nei 69 che combatterà nei 64, puntando ai Giochi di Tokyo. L’ennesima campana Assunta Canfora, bronzo europeo 2017 combatte nei 69, sicuro che salirà in alto. Nei 75 porto Carlotta Paoletti per farle fare esperienza, mentre Flavia Severin, europea 2017 nei +81, intende riscattare la prova non esaltante di Madrid ed io ci credo. Queste e  nostre titolari. Speriamo in un sorteggio normale, senza chiedere favori ma neppure furti  a nostro danno. Purtroppo sono certi giudici le mine vaganti in ogni torneo. Chiaro che ci troviamo di fronte al meglio del mondo”.                                                                                                                                                                                   

Lo stesso CIO ha dichiarato che il movimento femminile della boxe è uno dei fenomeni più rilevanti in assoluto. Che pensa?                                                                                                                                                                        

“Una verità conclamata. Ricordo la prima edizione iridata nel 2001 a Scranton (Usa) presenti 30 nazioni e 125 atlete, oggi si arriva oltre le 70 nazioni e più di 300 atlete. Il fatto che a Tokyo ci saranno cinque categorie in rosa contro le tre di Rio, salendo da 36 a 100 atlete, è significativo. Nel contempo è avvenuto una crescita incredibile di ragazze che fanno boxe in particolare in Asia, ormai il continente più forte, con la Cina e l’India che investono capitali incredibili per lo sviluppo del pugilato femminile, gradito anche dalle tv”

Il vento dell’Asia ebbe inizio fin dalla prima edizione del 2001, con Mery Kom, il fenomeno indiano che a 18 anni vinse l’argento nei 48 kg. Da quel primo podio seguirono ben sei ori, l’ultimo nel 2018 a New Delhi a 35 anni, decisa a proseguire questo cammino di vertice incredibile. L’india impazzisce per la Kom, mamma di due figlie, attrice e autrice di libri, la sportiva più popolare della grande nazione. Dopo l’India si è affacciata la Cina, che nella boxe femminile ha ivestito moltissimo, istituendo palestre in molte città. La prima vittoria  nel 2002, con Zhang Zijan (54), assente nel 2005, dal 2006 è sempre salita sul podio, aumentando il peso dei successi, cinque nel 2008 in casa, uno nel 2010 alle Barbados, tre ancora nel 2012 sempre in Cina, uno nel 2014 in Corea del Sud, due ad Astana in Kazakistan nel 2016 dove le padrone di casa, complici le giurie centrano quattro successi, mai più ripetuti, nell’occasione la romana Alessia Mesiano conquista il quarto trionfo nella storia azzurra, infine nel 2018 altro poker, ma anche l’esplosione della piccola Taipei che vince due ori, con la nordcoreana Panga (51)  e la Kom (India) a completare il trionfo, mentre l’Europa deve accontentarsi delle vittorie a sorpresa della tedesca Wahner (57) e quella più attesa dell’irlandese Harrington (60) per salvare un bilancio altrimenti fallimentare.  Dopo l’edizione 2018, il medagliere vede questa situazione, relativa ale prime dieci: Russia (21-9-24); Cina (18-12-15) ormai vicina al sorpasso, India (9-7-16), Korea Nord (8-7-9); Canada (8-1-9), Usa (6-9-20); Irlanda (6-1-1); Turchia (5-5-13);  Kazakistan (5-4-7) e Italia (4-3-3).  La Russia, padrona di casa, a secco nel 2018, ha lavorato come non mai per presentarsi con la migliore formazione possibile. Queste le titolari scelte per Ulan Ute: 48 kg: Ekaterina Paltseva; 51 kg: Liliya Ayetbayeva; 54 kg: Karina Tazabekova; 57 kg: Liudmilla Vorontsova; 60 kg: Natalia Shadrina; 64 kg: Ekaterina Dynnik; 69 kg: Saadat Dolgatova; 75 kg: Galina Golovchenko;  81 kg: Zemfira Magomedalieva;  + 81 kg: Kristina Tkacheva. Sette delle titolari sono le vincitrici degli assoluti svoltisi lo scorso aprile a Kemerovo. Eccezione per Shadrina (60), argento nel 2018, nativa di Ulan Ude e per Golovchenko, oro agli assoluti invernali dello scorso febbraio nei 69, salita nei medi sostituendo la Shamonova che sembrava la titolare più sicura. Infine al posto della Ivanova (81), che ha vinto a Kemerovo, è stata scelta la più esperta Magamedalieva, scesa di categoria. Sicuramente la Russia non resterà a mani vuote, ma salvo qualche regalo dei giudici neppure per loro sarà facile frenare lo tsunami asiatico.