di Giuliano Orlando

Italia in rosa superlativa alla settima edizione del Torneo femminile Balkan ospitato a Sofia in Bulgaria. Delle sei azzurre presenti, guidate dai tecnici Michele Caldarella e Massimiliano Alota, solo Roberta Bonatti (48) bronzo europeo a Madrid 2019, torna a casa senza medaglia, che avrebbe meritato ampiamente. La sconfitta (3-2) contro l’uzbeka Sultonalieva, scorretta e pasticciona, sanzionata dall’arbitro, ignorata dai giudici kossovaro, bulgaro e inglese è incomprensibile. La Paoletti (75), purtroppo ha confermato di non avere lo spirito combattivo che serve sul ring. La francese di colore Michel Davia, campionessa nazionale, l’ha sovrastata largamente. Anche se in finale ha dovuto cedere alla migliore completezza tecnica dell’inglese Kery Davis, che aveva eliminato l’uzbeka Ruzmetova. La squadra asiatica si è presentata con dieci atlete, mentre la Russia ha portato al Balkan 11 atlete, con alcune delle migliori, come la vice campionessa iridata Vorontsova, che la nostra Irma Testa ha battuto nella preolimpica a Londra e poi a Tokyo. A Sofia è uscita sconfitta dalla romena Nechita, esperta e forte. Anche se contenuto nei numeri e con l’Ucraina, unica assente di rilievo, il livello generale è risultato molto alto. Il cammino delle altre quattro azzurre non è stato facile e questo rende più importante il trionfo collettivo. L’abruzzese Olena Savchuk (52), originaria dell’Ucraina, residente dal 2005 in Italia, iscritta all’Università de L’Aquila in psicologia, dopo il bis tricolore (2019-2020) ha fatto molta fatica a tornare in condizione, pagando il prezzo del Covit 19. A Sofia, unica a dover disputare tre incontri, debutta battendo la francese Romane Moulai, indicata la favorita del torneo, oro agli europei U22 di Roseto, battendo netto la nostra Martina La Piana e imponendosi in finale sulla tedesca Klotzer, in semifinale supera la fortissima uzbeka Rakhimova (3-2) dopo un testa a testa feroce e in finale ha ancor energie per domare l’inglese Willets, che aveva battuto la magiara Sipos. Sirine Charaabi, 22 anni, tricolore nei 57, scesa come consigliato dal c.t. Renzini, nei 54, ha confermato di essere una bella realtà a livello europeo. Dopo aver inseguito il tricolore e la nazionalità per tre anni, nel 2021 ha calzato gli stivali delle sette leghe e dopo l’europeo U22, mette in carniere il Balkan, alla prima esperienza. In semifinale impone precisione e mobilità ala rude uzbeka Shogdarova, vincitrice dell’esperta e titolata russa Tazabekova, 32 anni, oro nazionale e argento europeo 2019. L’asiatica usa ogni mezzo per frenare l’impeto offensivo di Sirine, Tutto inutile, oltre a due richiami, subisce la netta superiorità dell’allieva di Giuseppe Perugino e nell’ambito azzurro sta migliorando ad ogni prova. In finale ha schiacciato la coetanea Gabriela Dimitrova, sulla quale i bulgari puntavano parecchio. Alessia Mesiano (60), non dimenticata bronzo 2014 e oro 2016 mondiali, era alla seconda partecipazione al Balkan. Nel 2015, venne fermata in semifinale dalla bulgara Kamenova che vinse il titolo. Stavolta la fresca sposa, ha potuto festeggiare il matrimonio con un regalo in più, salendo dal bronzo all’oro. Nella categoria più numerosa, con 10 iscritte, ha disputato tre incontri, offrendo una condizione ottimale. Esordio contro la francese Ruyer, dominata senza problemi. E’ poi la volta della russa Krasnoperova, 22 anni, bronzo agli assoluti nazionali, che la romana anticipa con colpi precisi e anche un finale migliore. Un successo importante, come la finale dove trova Valentina Bustamante, campionessa italiana in carica e dominatrice di alcuni tornei di alta qualità. Avendo doppio passaporto, papà cileno, in questo caso opta per la nazione paterna. A Sofia ha raggiunto la finale battendo prima la romena Cosma fermata al secondo round e poi la quotata inglese Whitwell. Tra l’altro Valentina è passata professionista ed è lanciatissima. Per fermarla, c’è voluta una Mesiano che non ti aspetti: pronta alla battaglia, continua negli scambi, senza quei cali di rendimento che l’hanno accompagnato spesso nei tornei. Stavolta ha tenuto testa a Valentina nel suo campo preferito. Quello dello scambio a media distanza, dove a perdere precisione e intensità è stata proprio la cilena di Pavia. Stesso discorso per Assunta Canfora (70), apparsa in condizione brillante, cosa che le era mancata alla preolimpica di Londra. A Sofia si è presentata alla grande. Per cominciare ha superato nettamente Jodie Wilkinson, una delle punte inglesi, anticipata costantemente nel corso dei tre round. In finale ritrova la mancina francese Emile Sonvico, rivale anche di Angela Carini, contro le quali ha pure vinto. Stavolta il vigore atletico della magrebina non è bastato per frenare il ritmo offensivo di Assunta, un rullo compressore inarrestabile. Con la Canfora l’Italia in rosa porta a casa quattro ori e un bronzo. Nessuna nazione, comprese Russia e Uzbekistan presenti col doppio delle atlete, come la Bulgaria e l’Inghilterra che si erano presentate con le punte, hanno fatto meglio dell’Italia in rosa. Una prova collettiva importante, in vista dei mondiali previsti a Istanbul in Turchia dal 4 all’19 dicembre. Anche per l’Italia è il miglior bilancio ottenuto al Balkan, nato nei 2015. In quell’occasione presero parte atlete jr., youth ed e élite, provenienti oltre che dall’Europa, unica assente di rilievo la Russia, dall’Asia (Giappone, Vietnam e Thailandia), dall’America col Canada e dall’Africa (Marocco). L’Italia colse l’oro nelle youth, grazie e Irma Testa nei 60 kg. mentre nelle senior vinsero Valeria Calabrese (48) e Diletta Cipollone (51), l’argento con Desirè Galli (54) e Flavia Severin (81), mentre Terry Gordini (51), Marzia Davide (51), Romina Marenda (60) e Alessia Mesiano (60) si fermarono al bronzo. Tra le vincitrici la bulgara Stanimina Petrova a spese della connazionale Stoyka, che ha vinto l’oro a Tokyo. La francese Mossely, oro a Rio 2016, venne battuta in finale dalla locale Kamenova. L’anno dopo, fu la bolognese Valentina Alberti a vincere nei 64 kg. mentre Stephanie Silva (48), Diletta Cipollone (54) e Carmela Donniacuo (64) ottennero l’argento. Nel 2017 le nostre youth vinsero nei 51 con Giovanna Marchese che superò in finale Mery Di Bari e l’inedita Rebecca Nicoli (64) a spese dell’indiana Boro, che due mesi dopo divenne oro mondiale, con l’aiuto dei giudici che negarono un bis meritevole alla milanese. Nel 2018 l’Italia non prese parte alla manifestazione, come nel 2019, forse l’edizione di più alto livello tecnico. Tra le vincitrici la turca Surmeneli oro olimpico e mondiale in carica. Lo scorso anno, in piena pandemia, il torneo non si fermò e allestì la sesta edizione con sole cinque nazioni e 31 atlete élite. La Bulgaria svettò in quattro delle sette categorie con atlete di alto valore come la Asenova (48), la Stanimira (57) e la Krasteva, ex-Stoyka e Yonuzova (69), mentre la brasiliana Ferreira, oro iridato 2019 vinse nei 60 kg. La Malenica (Kosovo) nei 64 e la datata turca Demir (75) completarono il quadro delle vincitrici. Col non trascurabile particolare che in tre categorie (48-64 e 75) erano presenti due atlete, in tre nei 51 e 69, quattro nei 57 e ben cinque nei 60.  A completamento del torneo 2021, la Russia prima nei 48 kg. con la Artemova sulla bulgara Asenova, veterana del torneo che ha vinto quattro volte (2016, 17, 18 e ‘20), seconda nel 2019 e 2021. La Bulgaria si rifà nei 50 kg. con la Chukanova nei riguardi della russa Bezel, che subisce gli attacchi della locale. Il secondo oro alla Bulgaria, grazie alla veterana Stanimira Petrova (57), già europea e sul podio mondiale, con un 3-2 sulla romena Claudia Nechita, che somiglia ad un regalo. La favorita gallese Eccles (66) si impone nettamente sull’uzbeka Abdullaev, fermata al terzo round. Non si è disputata la finale nei 63, tra la tedesca von Berge e la russa Sychugova che ha vinto WO.

Di Alfredo

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