Sven Paris, che a dicembre prossimo compirà 28 anni, è professionista da quando ne aveva poco più di 21, dopo un’ottima carriera da dilettante. Indiscutibile talento associato a un pugno pesante, Paris scala velocemente le graduatorie italiane dei pesi welter e tra il 2003 e il 2004 mette insieme le cinture del Mediterraneo Ibf, del Mondiale giovanile Ibf, del titolo italiano e dell’Intercontinentale Wba.

 Passa nei superwelter e, dopo aver perso l’imbattibilità, entra nel team della promoter Rosanna Conti Cavini, che dopo un test gli permette di combattere per il titolo italiano: a 25 anni Sven diventa campione italiano in due diverse categorie. Deciso a nuove avventure ed esperienze, Sven parte per l’America, a Santo Domingo prima, negli Stati Uniti dopo. Il suo talento non passa inosservato e, con alterna fortuna, il ragazzo partito da Frosinone si segnala in maniera positiva, soprattutto lo scorso mese di maggio quando, nella mega-riunione di Carson in California, distinta dal match tra De La Hoya e Forbes, batte ai punti dopo otto buone  riprese Curiel. Si aprono per lui buone prospettive, ma Sven avverte nostalgia di casa, ossia la possibilità di combattere per qualcosa d’importante anche in Italia, e torna all’ovile, dove Umberto e Rosanna Conti Cavini lo attendono a braccia aperte.

Lo abbiamo beccato al telefono, di ottimo umore e con grande voglia di raccontarsi, in procinto di partire per Grosseto dove da oggi giovedì 2 ottobre trascorrerà la preparazione sotto le cure di Alessandro Scapecchi. Per lui un match di preparazione a Savigliano il prossimo 30 ottobre, quindi a Frosinone il 28 novembre l’opportunità di scalzare il danese Bladt dalla corona Intercontinentale Wbo.

La prima domanda, Sven, credo che sia d’obbligo: come è stata l’esperienza americana, come la valuti e cosa ti ha lasciato a livello umano e professionale?

In America ho conosciuto e imparato ad aumentare il mio bagaglio tecnico. Lì il pugilato è differente dal nostro, è molto più “tecnico”, molto più professionale. Ciò che mi ha arricchito è stato quello di trovarmi da solo in questa esperienza, in un paese che non conoscevo. Me la sono sempre vista da solo in questi due anni, e la cosa mi ha arricchito molto. Una esperienza che vale per tutte, e che ricorderò per tutta la vita, è l’aver combattuto in quella grandiosa riunione con De La Hoya, davanti a un pubblico incredibile e con attori importanti e vip a bordo ring. Veramente un ricordo indelebile.

A un certo punto, però, il bisogno di tornare a casa si fa prepotente…

L’America è la terra delle chance, delle occasioni che passano sicuramente, prima o poi. Ma io mi sono sempre abituato a prendermele da solo, le mie opportunità, e ho capito che potevo averle anche in Italia. Non voglio fare la boxe per tutta la vita, ma voglio comunque arrivare al massimo che sia concesso a un atleta.

Tornare in Italia e tornare con Umberto e Rosanna Conti Cavini…

Avevo offerte da tutta Europa, Germania compresa, ma è stato naturale ritornare con i Cavini. Guarda, non lo dico perché tu sei il loro addetto stampa, lo direi a qualsiasi persona mi possa intervistare: con me si sono comportati sempre bene, mi hanno aiutato e sostenuto, anche quando ero in America. Soprattutto Umberto Cavini mi ha sempre chiamato, informandosi di come stavo e di quello che facevo. Non so quanti manager ci siano che si comportano così con un atleta. Sono stati davvero grandi, mi hanno coccolato. Con loro mi sembra di essere in famiglia. Per un professionista credo che la prima cosa sia stare tranquillo, e con loro lo sono.

Dall’esperienza nei superwelter ritornerai welter a tutti gli effetti. Perché?

Diciamo che quando ho fatto il superwelter l’ho fatto per pigrizia! (Ride) Mi sono reso conto che le difficoltà che trovavo a fare il peso per rientrare nei welter erano soprattutto mentali, appunto per pigrizia e poi perché sono un grande amante della buona cucina. Sono un’ottima forchetta! (Ride). Da questo punto di vista mi ha aiutato molto stare a Santo Domingo e in America. Rimanere da soli ti arricchisce molto, vedi le cose da una prospettiva diversa e impari a capire cosa è importante per te.

Da oggi sarai sotto le cure di Alessandro Scapecchi nella palestra della Pugilistica  Grossetana. Lo conosci?

No, ma ne sento parlare in giro molto bene e tutti dicono che oltre un grande maestro è un grande uomo. Nella mia carriera ho avuto ottimi maestri, da Oliva a Zurlo, da Freddy Cruz a Santo Domingo a Pheal Paolina ed Eddy Levine negli Stati Uniti. Ho appreso molto da tutti loro.

L’appuntamento importante, dopo il rientro a Savigliano, sarà quello del 28 novembre quando combatterai con l’Intercontinentale Wbo. Conosci il tuo avversario?

Non ho mai visto Bladt, ma se è all’undicesima o dodicesima posizione mondiale una ragione ci sarà. Battendolo, entrerò nelle prime dieci posizioni, quindi pronto per avere presto l’occasione di combattere per il mondiale. Non so se riuscirò a vederlo prima del match in qualche immagine. Da dilettante una volta avevo studiato un avversario con delle cassette, ma persi quell’incontro. Mi feci l’idea che guardare un pugile prima di affrontarlo mi portava sfiga! Adesso questa idea mi è passata, mi capita di studiare degli avversari in dvd, però non mi faccio mai condizionare e non mi fossilizzo su ciò che vedo. Ogni incontro a una storia a sé, e spesso dal dvd all’incontro le cose cambiano. Preferisco regolarmi sul momento, una volta sul ring.

Ufficio stampa Rosanna Conti Cavini

Di Alfredo

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