di Giuliano Orlando

SARNICO. Al Palasport di Sarnico, centro della bergamasca posto nella parte occidentale del Lago d’Iseo, quasi esaurito, nonostante l’inclemenza del tempo. Il buon esempio lo hanno dato il sindaco Giorgio Bertazzoli e l’assessore allo Sport Nicola Danesi, in prima fila per seguire la riunione allestita dalla Loreni Boxe. Serata pienamente riuscita, gradita dagli oltre 500 spettatori presenti, che non hanno lesinato applausi ai protagonisti. In particolare al milanese Alessio Lorusso (9-4-3), di 23 anni, che oltre ai tatuaggi che gli ricoprono il corpo e la testa, possiede indubbie qualità pugilistiche, che sta affinando sotto la guida del maestro Vincenzo Gigliotti nel gym di Voghera, dove ha svolto la preparazione finalizzata al match di Sarnico che lo ha visto opposto al torinese Iacopo Lusci (5-6-1), per conquistare il vacante tricolore supergallo. Tra i due un precedente confronto, datato 2017 a Piossasco (To), sui 6 round, dove venne definito un pari che toglieva qualcosa a Lorusso. Stavolta lo svolgimento ha tolto ogni dubbio, premiando Lorusso, di una classe superiore, messa in risalto dal limitato repertorio di un rivale tanto generoso quanto monotematico, la cui unica tattica è stata quella di andare avanti in modo frontale, esponendosi ai colpi rapidi e precisi di un pugile che possiede varietà di soluzioni e il senso dello spettacolo, molto apprezzato dal pubblico. Lorusso ha vinto nettamente la sfida, aggiudicandosi almeno otto dei dieci round, offrendo combinazioni di colpi a conferma di una classe indubbia, anche se dovrà cercare di non tenere troppo alta e sguarnita la testa, per evitare pericoli contro avversari più validi di Lusci. Che ha cercato di chiudere la distanza, senza quasi mai riuscire nell’intento, incapace di controbattere alla barriera offensiva dei diretti e ganci che Lorusso metteva a segno, boxando sempre in scioltezza. Non ha mai forzato, evitando di portare il montante sinistro al fegato, consapevole che avrebbe rischiato il destro largo di Lusci, l’unica arma pericolosa del torinese. Per il resto è stato quasi un monologo. Merito del pugile, ma pure del suo maestro Vincenzo Gigliotti, che da tempo lavora sul filone della maturità mentale, punto debole di Lorusso. A Sarnico ha fatto capire che sta uscendo dall’involucro che lo aveva condizionato in passato, alternando buone prove ad altre opache. Stavolta ha confermato anche una preparazione perfetta, avendo mantenuto lucidità e velocità, le componenti indispensabili per rendere inoffensivo Lusci, sempre fuori tempo. Corretti i giudici Canzian 97-93 e Moscardelli 97-92, mentre lascia sbalorditi il 96-94 del signor Bertaccini di Forlì, 69 anni, che ha visto un altro match, come fosse stato un confronto sul filo dell’equilibrio. Serata da dimenticare per il giudice romagnolo, che ha toppato anche nella sfida tricolore al femminile tra la romana Giulia Grenci (4-1), che si è giustamente aggiudicata anche se di misura, vittoria e titolo leggeri (96-95 e 95-94) di due giudici,  mentre Sauro Bertaccini assegnava a Elena Ghezzi (3-2) un fantasioso 97-93, che esisteva solo nella sua visione del confronto. La Grenci, allenata da Valerio Monti presso la Palestra Popolare Revolution della capitale, ha così vendicato la doppia sconfitta della collega e amica Monica Gentili, che era al suo angolo, subita da Anita Torti, avvocato civilista milanese, con l’hobby della boxe il 4 aprile 2014 a Pavia, confermandosi quattro mesi dopo a Roma, contro la stessa rivale. Lasciato vacante per tentare la conquista europea. La Grenci, ha sfruttato la migliore impostazione tecnica, oltre alla varietà del repertorio, aiutandosi con abbracci e tenute nei momenti topici, mentre la lecchese lenta a carburarsi, ha stentato e non poco a trovare bersaglio, cosa riuscitagli solo nella parte finale. Troppo tardi per meritare il titolo. L’incontro è stato tecnicamente modesto, dovuto sia alla scarsa esperienza delle due atlete che al numero decisamente modesto delle professioniste italiane, che ne limita l’attività. In contrapposizione alle dilettanti, in costante crescita di numero e qualità. Tornando al successo di Lorusso, il pericolo è quello di sopravalutare una vittoria importante che deve essere confermata da altre prove a cominciare dalla prossima difesa, quasi sicuramente contro Iuliano Gallo, che fu già campione, pugile votato all’attacco di ben altra consistenza di Lusci. Se dovesse superare questo esame, giustamente potrebbe aspirare ad uscire dall’ambito nazionale e guardare all’Unione Europea. Sicuramente Gigliotti non farà compiere all’allievo passi più lunghi del consentito. Nel resto del programma, il welter Michele Esposito (17-4-1), 33 anni, in preparazione al confronto del 28 febbraio 2020 al Palalido di Milano, contro l’imbattuto Maxim Prodan (18-0-1) affiliato con la federazione romena, ma ucraino di nascita e passaporto. Esposito si è imposto sul logoro Santos Medrano (10-67-5) 35 anni, del Nicaragua, residente in Spagna, attivo dal 2006, noto in Italia dove ha affrontato buona parte dei welter italiani. L’arbitro ha giustamente fermato il match al quinto round, con un Medrano inguardabile, mostrando abbracci e qualche sventola. Esposito a sua volta non ha incantato, la sua generosità è nota, ma anche l’imprecisione e la mancanza di lucidità tattica. Il che fa temere che contro Prodan possa rischiare molto. Il superleggero Abdellah Lahlou (3-6-1), 30 anni, marocchino di stanza a Grumello dove vive e lavora, pro dal 2018, supera Lorenzo Calì (1-15-2) chiamato a sostituire Angelo Gonzales (Col. 0-4), residente a Cassola nel Veneto. Il superwelter Michael Mendy (2) nato in Italia, passato pro a 34 anni, dopo la vittoria all’esordio, ha fatto il bis contro “nonno” Jorge Ortiz (7-70-5) colombiano di 49 anni, residente in Spagna, professionista del 1993. L’usura del tempo si è vista tutta e sarebbe il caso di non proporlo più in Italia.  Il gallo sassarese Cristian Zara (3) 22 anni, dalla brillante carriera in maglietta, conferma l’ottima base tecnica, battendo il  georgiano Spartak Shengelia (4-11) 25 anni, che ha assorbito tutti i pugni di Zara, senza mai tentennare. Spassoso il commento su RaiSport, un florilegio di inesattezze. Tra cui l’affermazione che Gigliotti ha difeso otto volte il titolo italiano da professionista, in realtà solo tre. Dopo la conquista nel 1998 a spese di Di Meco, superò Calabrese e Iodice (2), mentre il 23 marzo 2002 a Toscolano Maderno sconfisse D’Arcangelo, e lo lasciò volontariamente. Nulla in confronto a quando si ostinò nel dare per certo che ai Giochi olimpici, siamo nel 2012, si combatte anche per il bronzo. L’ultima volta a Londra nel 1948! Gigliotti ha combattuto anche per l’europeo EBU (2003) e il mondiale WBA (2004) sempre all’estero, condizionato dal lavoro di impresario edile, impossibilitato a prepararsi come questi impegni richiedevano. Un vero peccato perché Gigliotti aveva carattere e qualità.

Di Alfredo

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