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AIBA sospende con voto unanime il presidente Wu a Dubai

di Giuliano Orlando

Con un lungo comunicato datato 4 novembre da Dubai negli Emirati Arabi, il Comitato Esecutivo dell’AIBA, ha fatto pervenire agli organi di stampa, la decisione di sospendere in via provvisoria il suo presidente Ching-Kuo Wu, salito in carica per la prima volta nel 2008. In attesa dell’esito dei procedimenti disciplinari a suo carico, per diverse e gravi accuse disciplinari, tra cui la cattiva gestione finanziaria alla base della decisione presa dal Comitato Esecutivo Disciplinare il 9 ottobre, che ha votato all’unanimità (14-0) l’ordine del giorno. Il Consiglio ha preso la decisione in quanto Wu: “Abusava dei suoi poteri, tentando il licenziamento di 6 membri del Comitato Esecutivo e 3 membri dell’ufficio di Presidenza”. A dare l’annuncio ufficiale il presidente ad interim, l’italiano Franco Falcinelli, che ha spiegato le motivazioni della grave sanzione: “Si sarebbe creata una situazione veramente disastrosa se il Presidente della Commissione Disciplinare AIBA non avesse agito per salvare lo sport che amiamo. Non abbiamo mai affrontato una situazione come questa nell’intera storia della boxe. Siamo stati fortunati della decisione del Presidente della  Commissione Disciplinare che ha salvato la nostra organizzazione, che rischiava di venire sfasciata dai licenziamenti in atto da parte di Wu, anche se non aveva il potere di farlo”. La tempestiva decisione, secondo il comunicato, è avvenuta a seguito di nuove accuse di abuso di potere e di cattiva gestione finanziaria e per la revisione della Commissione Disciplinare. Alle dichiarazioni del presidente ad interim Falcinelli, si aggiungevano quelle del canadese Pat Fiasco, portavoce della CE: “Alcune informazioni ricevute erano assolutamente scioccanti. Non avremmo mai immaginato i suoi tentativi di trasformare la nostra organizzazione nella sua attività personale, ignorando lo statuto dell’AIBA. A questo punto abbiamo la determinazione e l’unità di tutti i membri del Comitato Esecutivo di proteggere tutti i nostri consiglieri eletti”.

Nonostante gli sforzi del presidente sospeso Wu, tesi ad impedire i nuovi sviluppi, il Comitato Esecutivo prosegue i lavori e mantiene i programmi in atto, comprese tutte le manifestazioni in calendario. Il prossimo gennaio, ancora a Dubai, si terrà un Congresso Straordinario dove verranno chiamate tutte le nazioni iscritte (202) a dare il proprio voto di fiducia per l’elezione del nuovo presidente, che resterà in carica fino al 2020, dopo i Giochi di Tokyo.

L’importante decisione sembra avere l’effettivo appoggio di oltre 80 nazioni, comprese quelle che hanno maggior peso politico, tra cui gli Stati Uniti, la Russia, il Brasile, il Canada e Cuba, che hanno sottoscritto un accordo per sfiduciare Wu, creando una discontinuità decisiva per la svolta.