di Giuliano Orlando

Nonostante le difficoltà oggettive, causate dalla pandemia, l’EUBC ha fatto disputare gli europei youth e jr. premurandosi di mettere in atto tutte le precauzioni per evitare qualsiasi contagio. Come era prevedibile, entrambe le edizioni si sono svolte a ranghi ridotti, praticamente dimezzate. Gli europei youth, previsti ad aprile, sono slittati a settembre, mantenendo la sede di Budva, località balneare del Montenegro, mentre il torneo riservato agli jr. ha cambiato sede e data. Inizialmente li aveva chiesti la Georgia, fissandoli a Tbilisi ma a causa del Covid sono stati rinviati e alla fine, li ha ospitato la Bulgaria a Sofia, dal 26 novembre al 2 dicembre. Rassegna che tratterò in un prossimo articolo. A Budva (youth) si sono presentate per il settore maschile 19 nazioni (Russia, Ucraina, Bulgaria, Moldovia, Montenegro, CZE, Armenia, Spagna, Kosovo, Croazia, Romania, Macedonia, Albania che hanno raccolto podi, mentre Svezia, Bosnia Erzegovina, Slovenia, Israele e Lettonia, assente nel 2019, sono rimaste al palo. In totale 113 atleti. A Sofia nel 2019 parteciparono 36 paesi e 213 pugili. Assenti Azerbajan, Bielorussia, Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Olanda, Scozia, Svizzera, Slovacchia, Turchia e Galles. Come era prevedibile Russia, Ucraina e Bulgaria hanno raccolto la maggior parte dei podi disponibili, lasciando alla concorrenza le briciole. La Russia incamera 3 ori, e 6 argenti, l’Ucraina 3 ori, 2 argenti e 4 bronzi, mentre i bulgari centrano 2 ori, 1 argento e 2 bronzi, la Polonia nonostante si sia presentata con sette pugili, ha chiuso senza un podio. Per sua fortuna ha rimediato con le donne. Alla concorrenza sono andati solo due ori, conquistati da Moldovia e Montenegro. Ben nove dei dieci argenti, hanno ulteriormente arricchito le prime tre, l’unico rimasto vacante è andato alla Repubblica Ceca con il superleggero Suchy, un ottimo elemento. Il restante patrimonio di bronzo se lo sono diviso Armenia (3) e Serbia (2), mentre Spagna, Kosovo, Croazia, Romania, Macedonia e Albania ne raccolgono uno a testa. Per capire il livello dei migliori, molti di loro hanno disputato oltre 150 incontri. In Russia, a 12 anni sono già sul ring. A 17 e 18 anni, valgono i dilettanti di lungo corso. Il bulgaro Radev (52 kg.) ha bissato l’oro 2019 a Sofia, dove la giuria lo aveva premiato forse ingiustamente ai danni del francese Boukedimi, a sua volta vittorioso col dubbio del nostro Baldassi in semifinale. Questa volta con soli 7 presenti al via, ha vinto nettamente. La sorpresa è stato lo spagnolo Juan Pantoja, un brevilineo molto forte che ha battuto il russo Kosman, pagando poi la fatica contro il tosto ucraino Litvinov in semifinale. Il bis lo ha fatto anche l’ucraino Yurii Zakharieiev nei 69 kg., una macchina da pugni sulla scia del connazionale Khyzhniak, il doppio campione europeo 2018-2019 e iridato 2017 dei medi. Boxe asfissiante e muscolare, dove la forza prevale su tutto. Proprio nei medi l’Ucraina centra l’oro con Tohobytskyi, del 2002, attivo dal 2016 a 14 anni, che al primo esame europeo si toglie lo sfizio di battere il russo Usov, classe 2003, campione europeo jr. nel 2018, battendo il finale il nostro Yassin Hermi (4-1), ora passato pro con 4 vittorie all’attivo in meno di una stagione, che al suo confronto era un novizio, mentre il pugile di Kursk, guidato dal padre aveva alle spalle più di cento incontri. Stavolta la giuria ha premiato (3-2) l’ucraino, ma il verdetto poteva andare anche al russo. Ben quattro delle dieci finali hanno segnato il 3-2, con tre preferenze per l’Ucraina e una alla Russia. Per la cronaca, i campioni youth 2020, sono i seguenti. 49: Badalian (Russia), 52: Radev (Bulgaria); 56: Shendrik (Russia); 60: Rosenov (Bulgaria); 64: Zainulabidov (Russia); 69: Zakharieiev (Ucraina); 75: Tohobytsyi (Ucraina); 81: Lijesevic (Montenegro), 91: Gorbatenko (Ucraina); +91: Onischenko (Russia).                                                                                          Se il torneo maschile, pur con tante assenze, ha mantenuto un livello medio accettabile, non si può dire altrettanto per quello femminile. A Sofia nel 2019, si erano presentate 27 nazioni e 126 atlete; in Montenegro 14 nazioni e 56 atlete, rendendo la rassegna come era prevedibile, squilibrata in rapporto a quella della scorsa stagione, dove l’Italia conquistò tre ori e un argento, prima nella classifica per nazioni, davanti a Inghilterra (3-0-1), Turchia (1-2-2), Russia (1-1-1), Irlanda (1-0-3), Lituania (1-0-0), Ucraina (0-2-3), Bulgaria (0-1-1), Croazia (0-1-0), Ungheria (0-1-0) e Germania (0-1-0), delle undici che disputarono almeno una finale, ne mancavano ben sette, tra cui le prime tre del medagliere. L’Italia vinse l’oro con Prisciandaro 48, La Piana 51 e Gemini 69, oltre all’argento della Golino 56. Un trionfo per la squadra guidata da Valeria Calabrese. A Budva mancavano anche Bielorussia, Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Olanda, Slovacchia e Turchia, ovvero ben 13 nazioni delle 27 presenti nel 2019.   Mancando alcune delle previste protagoniste, il campionato ha un valore tecnico relativo e poco indicativo. Non è una critica, ma lo specchio della drammatica situazione attuale. Che fosse stato meglio rinunciare all’edizione 2020 è una domanda che trova pro e contro. Di certo quanto visto in Montenegro non rispecchia le forze vere in campo europeo per le classi 2002 e 2003. Che la Russia abbia fatto incetta di medaglie: cinque ori, quattro argenti e un bronzo era nei preventivi, sarebbe stato clamoroso non centrasse tanti podi, avendo una base impensabile in altre nazioni. In rapporto ai pronostici ha raccolto forse meno del previsto, perdendo ben quattro finali su nove. Merito della Polonia che l’ha battuta con la Alexas Kubicki, nata in Canada da emigrati polacchi, tornati in patria nel 2010. Alexas è alla terza presenza europea. Nel 2018 ad Anapa in Russia, come jr. esce al primo turno, battuta dalla tedesca Rambell, la scorsa stagione sempre da jr. a Galati in Romania, viene fermata negli ottavi dalla nostra Lombardo. Stavolta ha centrato l’oro nei 51 ai danni della Kirienko. L’altra polacca, la Parada nei medi si ripete contro la Zueva, come aveva fatto nel 2018 tra le jr. agli europei di Anapa. Daria Parada vanta anche un bronzo europeo, nel 2017 sempre tra le jr. battuta in semifinale dalla turca Erdogan. Da tenere conto che erano iscritte solo tre atlete. La moldova Kozorez Daria (+81), dopo aver conquistato il bronzo europeo youth la scorsa stagione a Sofia, perdendo con un 3-2, molto dubbio contro la turca Sagit, si è rifatta a Budva, battendo la favorita russa Bogdanova, che aveva impressionato contro l’ucraina Levchuk, costretta alla resa al secondo round. In finale la diciottenne di Chisinau ha vinto netto, dimostrando migliore scelta di tempo e più fisicità. Negli 81 kg. (due iscritte!)  la russa Olifirenko ha dato quattro sberle alla modesta ucraina Taranenko, concludendo il match in meno di due minuti, migliorando il bronzo del 2018 tra le jr. conquistato ad Anapa in Russia, dove aveva ceduto in semifinale alla turca Isildar. Le altre quattro russe vincenti sono la Ermakova (48) alla prima esperienza europea, sull’andalusa Carmen Gonzales, la novità della categoria, la Tarasjan (54), che bissa l’oro jr. della scorsa stagione, ma che ha faticato parecchio contro la ceca Tothova, anche lei presente nel 2019 alla rassegna jr. tenutasi a Galati in Romania, eliminata nei quarti nei 52 kg. dalla gallese Andrews. Il terzo oro russo lo centra Azalia Amineva (64), classe 2003, nel 2018 argento europeo jr., superata dall’irlandese Dempsey nei 57 kg. A Budva si impone all’ucraina Stoiko, altra sorpresa degli europei. La moscovita Kholueva nei 69, (4 iscritte), oltre che titolare russa di categoria, era giunta seconda al torneo di Sombor in Serbia, cedendo solo in finale alla cinese titolata Wan Lin. A Budva, in semifinale la vittoria contro la polacca Marcinkowska, l’avevano vista solo tre giudici, mentre gli altri due e i pochi presenti propendevano giustamente per la polacca, mai doma. Compito più facile contro l’ucraina Sezko in finale. Prosegue ininterrotto il cammino della montenegrina Gojkovic nei 57 kg., classe 2003, che dopo aver dominato nelle jr. col doppio oro 2018 e 2019, coglie quello nelle youth, battendo in finale la polacca Rozkoszek, decisamente stanca, dopo aver sconfitto l’ucraina Honcharenko e la russa Kantemirova. La montenegrina (17 anni) tra le jr. è stata la bestia nera delle azzurre: nel 2018 ha superato la Ayari e nel 2019, sempre in finale si è imposta a Galati sulla Mazzoni. Speriamo che nell’edizione 2021 cambi la rotta. Oro anche alla Romania con Loredana Marin, nei leggeri che nel 2018 da jr. si era fermata ai quarti superata dall’irlandese Murphy. Stavolta i giudici hanno premiato (3-2) l’atleta di Colarasi per la generosità, contro la russa Bezcapova meglio impostata ma meno continua. Arbitri e giudici, in un contesto priva di pubblico e quindi senza alcuna reazione, ci hanno marciato. Al termine di un match, tutti e cinque i giudici erano col  punteggio in parità: 28-28. Quindi estremo equilibrio. Eppure, tutti e cinque hanno segnato il vantaggio al pugile russo. Mi chiedo, possibile che nessuno avesse visto l’avversario davanti? Che equilibrio era? Purtroppo da segnalare che pochissimi arbitri hanno segnalato i colpi alla nuca e non sono mancati i 27-30 su sponde opposte, nello stesso match. Non faccio nomi, ma alcuni hanno davvero esagerato. Senza illudermi che cambi qualcosa. Il guaio è che il livello generale è decisamente basso. Mentre faccio i complimenti sia agli organizzatori che al personale dell’EUBC che hanno lavorato molto bene con grande senso di responsabilità. Augurandoci che annate come questa non si ripetano mai più.

Di Alfredo

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