di Giuliano Orlando

La sfida tra Davide Faraci (14), 28 anni, alla prima difesa del titolo italiano mediomassimi e lo sfidante Vigan Mustafa (21-4), 40 anni, aveva troppe componenti di esasperata conflittualità, per potersi dipanare nel segno di una battaglia agonistica cavalleresca. Entrambi erano decisi a vincere, in particolare lo sfidante Mustafa che sapeva benissimo come questa opportunità non poteva permettersi di perderla. Combattere davanti al pubblico di casa significava accontentarsi di una borsa esigua, col vantaggio di contare sull’incoraggiamento degli spettatori. Che si è fatto sentire, in certi momenti perfino troppo assordante. Fallire il tentativo a 40 anni, non ti consentiva molte altre opportunità. Per contro, il fresco campione, 12 anni più giovane, faceva affidamento sulla maggiore freschezza atletica, quindi resistenza alla fatica. Simone D’Alessandri il suo tecnico, aveva valutato i rischi, deducendone che valeva la pena di combattere a Firenze. I fatti, ovvero l’andamento del match ha confermato le previsioni. Confronto spigoloso, poco spettacolare, anche se accanito e in alcune fasi cattivo. Il campione ha cercato di usare il diretto sinistro a distanza, senza riuscire a proseguire l’azione, in quanto Mustafa abilmente si affidava allo scambio corto, facendo valere il mestiere e anche le malizie che Davide non possiede ancora. Il cliché si è dipanato in modo speculare, per sette round, con Faraci che sia pure a fatica, riusciva ad esprimere azioni più pulite, mentre Mustafa cercava la bagarre. All’ottavo tempo un destro preciso del campione metteva in difficoltà lo sfidante che si appoggiava alle corde abbassando la testa. Vista la situazione favorevole Faraci si lanciava all’attacco e le due teste di scontravano con effetti negativi per entrambi. Mustafa restava ferito sulla parte alta della fronte, mentre Faraci sanguinava dal sopracciglio sinistro. A quel punto lo sfidante si buttava a terra, denunciando un forte dolore, ma l’arbitro lo invitava a rialzarsi, non avendo riscontrato nessuna irregolarità. Si andava alla decisione tecnica e tutti e tre i giudici segnavano vantaggio per Faraci: 79-75, 77-75, 77-75. Dall’angolo dello sconfitto molta rabbia, per la sfortuna che sembra perseguitare Vigan – che il solito buontempone, indica come albanese nato a Pristina, ignorando che la città è la capitale del Kosovo – sconfitto negli ultimi due incontri sempre per DT dovuti a ferite. “Mustafa stava benissimo – sostiene lo zio allenatore – ed era nostra intenzione far salire la pressione nella parte finale. Faraci ha evitato lo scambio sapendo di rimetterci. Purtroppo lo stop improvviso ci ha penalizzati. Ma non ci arrendiamo, anche se Vigan non è più un ragazzino, chiederemo la rivincita”. Sull’altra sponda, l’ottica è diversa: “Anche se difficili, questi esami fanno crescere Davide, in particolare nella concentrazione, ovvero di testa. Quando sbaglia si innervosisce e questo è un errore. Ha margini di miglioramento notevoli. Ancora rigido sul tronco, un lascito del dilettantismo appreso in Svizzera, che professa la scuola tedesca. Il sinistro di prima intenzione sta andando bene e contiamo di fare lo stesso col destro, ancora carente. Quando sfrutterà la potenza naturale dei colpi, saranno guai per tutti. Ha solo 14 incontri da professionista, diamogli il tempo di crescere. E’ giovane e ha voglia di emergere, quindi proseguiamo su questa strada. Se avremo qualche offerta interessante per altre cinture la prenderemo in considerazione. Diversamente, attendiamo lo sfidante ufficiale. Confesso che mi ha sorpreso negativamente l’esagerato tifo del clan di Mustafa. In certi momenti il gruppetto di parte kosovara (una sola zeta), era peggio degli ultras del calcio e questo ci ha preoccupato non poco”. Come nelle previsioni, molto spettacolare è risultato il match tra i medi Sead Mustafa (9-1-1) 32 anni, fratello minore di Vigan e il pratese Marco Paparidero (8-2-3) 30 anni, generoso e resistente. L’ha spuntata la migliore impostazione e precisione di Sead, che ha ripetuto il risultato già ottenuto in maglietta. Troppo facile per Amal Wahby (2) italo-marocchina, 34 anni, residente in Toscana, il test di Ksenija Medic (0-17-3) 21 anni, dominata dal primo all’ultimo minuto.  

Di Alfredo

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