Michele Di Rocco, passato ai pesi welter dopo aver raccolto ottimi successi nei pesi superleggeri, è un atleta dall’indubbio talento e solo all’inizio di quella che può essere una grande carriera. Come tutti i cavalli di razza è nel suo destino quello di essere analizzato, studiato e ampiamente discusso. Dopo il match di venerdì a Carbonia, che Di Rocco ha vinto ai punti sul romeno di passaporto spagnolo Rafael Chiruta, si è aperto il solito dibattito: alcuni esperti hanno visto pecche e virtù, ma le hanno analizzate con cognizione di causa e hanno proposto delle soluzioni per il futuro che potranno anche essere prese in considerazione; altri, sempre i soliti, hanno fatto critiche gratuite e strumentali, anche perché uno come Michele Di Rocco è un bersaglio importate e si fa notizia se lo si attacca.

Detto che negli uffici grossetani di Rosanna Conti Cavini sono giunti molti complimenti autorevoli via mail e telefono per la prova del pugile umbro, la più applaudita sul ring sardo che prevedeva anche la presenza del beniamino di casa Rondelli e di Simone Maludrottu, abbiamo parlato del match con Gerardo Falcinelli, che di Michele Di Rocco è il maestro da sempre.

Maestro, come giudica la prova di Di Rocco di venerdì scorso?
Michele è andato benissimo, anche considerando che di fronte aveva un avversario scorbutico e molto più pesante di lui. Abbiamo accettato lo stesso di fare il match perché ci serviva di combattere. Michele lo avrebbe battuto anche se fosse stato ancora più pesante, però logica vuole che sarebbe meglio evitare questo tipo di situazioni, ma tale era la voglia del ragazzo di salire sul ring che non abbiamo rifiutato. L’avversario non era uno sprovveduto, e ha fatto il suo match. Noi abbiamo cercato di iniziare piano, anche per capirne la consistenza, proprio per eliminare i pericoli di questa situazione anomala. Dal terzo round Michele è venuto fuori con velocità e tecnica, e problemi non ce ne sono stati. Devo lamentare solo la troppa usura dei guanti che ci hanno messo a disposizione, per Michele e per Chiruta, che risultavano poco imbottiti, quasi da buttare ormai. Michele ha avvertito dolore alle mani, per questo a un certo punto non ha affondato troppo i colpi.

Comunque sul ring le virtù di Di Rocco si sono viste…
Ha fatto il suo pugilato veloce, evitando lo scontro diretto. Ha preso una testata al primo round. L’avversario aveva la testa rasata con i capelli e la barba di tre giorni. I peli, in quella situazione, sono come piccole lamette e tagliano a ogni contatto, quindi ho impostato per lui una tattica intelligente con il minor contatto possibile. Le cose bisogna capirle, e adesso arrivo alle severe critiche di qualche giornalista anziano ed esperto: non si può giudicare la prova di un pugile dalla tv e fare apprezzamenti scorretti come ha fatto il signor Giuliano Orlando. Si deve avere la concretezza delle cose quando si parla e si giudica. Se prima di scrivere avesse parlato con me, e io gli avessi potuto spiegare, certo non l’avrebbe scritto.

La critica principale, quella più severa, che fa il giornalista Orlando è che Di Rocco non dovrebbe fare il peso welter, per mancanza di impostazione fisica, pugno e consistenza generale.
Orlando dovrebbe sapere che l’America è la grande scuola della boxe mondiale, e in America c’é stato uno come Duran che, da leggero, è arrivato a combattere con successo fino ai mediomassimi. Io, da maestro, credo che sia un grave errore far sacrificare troppo i ragazzi per rientrare in una determinata categoria di peso. Ciò presuppone spesso degli sforzi notevoli ed è causa, purtroppo, di guai fisici. La tragedia di De Chiara si può spiegare anche così. Nel caso specifico di Di Rocco, credo che la sua categoria ideale è sicuramente quella dei welter. Ci alleniamo due volte al giorno, l’esercizio fisico, insieme all’alimentazione, produce massa muscolare, necessaria nel pugilato. Ma la massa muscolare pesa, e serve non solo per la potenza, ma anche per la resistenza, per non arrivare alla fine di un match in apnea. Le componenti che fanno propendere per una categoria sono molte, e non le si possono giudicare senza conoscerle tutte, e in più esternamente. Bisogna conoscere la palestra, frequentarla. Di Rocco è partito da ragazzino, aveva 15 anni e faceva il minimosca. Vinse un titolo italiano contro ragazzi molto più vecchi di lui. E’ stato campione italiano dei piuma, poi dei leggeri, da professionista ha fatto una buona carriera nei superleggeri, conquistando il titolo mondiale giovani dell’Ibf nel 2005 e nello stesso anno il titolo italiano difeso poi due volte, nel 2006 ha conquistato anche il titolo della Comunità Europea, difeso poi con successo in Finlandia contro Tolppola e poi purtroppo è arrivata la famosa serata di Livorno contro Lauri che tutti sappiamo come andò a finire, ma adesso la sua dimensione giusta è quella del welter. Chi critica questa scelta dovrebbe avere la delicatezza di informarsi prima.

Cosa c’é nel futuro di Di Rocco?
Michele combatterà di nuovo a Grosseto il 19 dicembre. Dal 2009 inizieremo con i titoli, perché allora saremo davvero pronti. Per un po’ di tempo il ragazzo ha pagato lo scotto di una sconfitta incredibile e ingiusta come quella contro Lauri, ha capito di aver sbagliato, anche se sicuramente quella sera non sbagliò solo lui. C’é rimasto male e per parecchio tempo si è portato dietro gli strascichi di quel giorno. Adesso il problema è stato superato, e lo vedo pieno di voglia di far bene e di volontà. Poi nel pugilato, non si vive solo di soddisfazioni, ma c’é una parte economica del discorso che sicuramente sarà soddisfatta: un pugile ha bisogno di bastone e carota. Per il bastone ci penso io, che chiedo da Michele molto di più di quanto non chieda a altri ragazzi, ma per la carota ci deve pensare certamente qualcun’altro. Per concludere, mi auguro come prima cosa che Umberto Cavini si rimetta perfettamente in salute: appena pronto potremo ragionare con lui per impostare un grande 2009 con soddisfazione per tutti.

Ufficio stampa Rosanna Conti Cavini – www.rosannaconticavini.com

Di Alfredo

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