di Giuliano Orlando

Un panorama mozzafiato che dalle Alpi con le pareti verticali si spinge fino alla pianura piemontese. Mattia Bianco e Cristian Mustazzu – Le vie del Mombracco, la montagna di Leonardo – Fusta Editore – Pag. 160 – Euro 17.90.

Arricchito da una cartina geografica assai utile all’escursionista che vuole visitare le vie del Mombracco nella Alpi Cozie, denominato dagli autori la Montagna di Leonardo, con ben 16 itinerari, il primo dei quali è il più completo con i suoi 20,5 km. godendo di panorami mozzafiato. Partenza da Barge, diretti alla Certosa del Mombracco, lasciando l’auto. Ci si inoltra verso la Chiesetta di S. Giacomo, dove inizia la strada sterrata in salita che porta al Pian delle Monache a quota 850 metri, per incontrare dopo un agglomerato urbano i grandi castagni da frutto. Fiancheggiando pini strobi e anche gli abeti bianchi da poco piantati per un doveroso rimboschimento. Si inizia a salire, ci sono costruzioni in pietra e ci si immerge tra faggi, betulle, noccioli e sorbi degli uccellatori. In discesa trovi muretti a secco e tentativi di terrazzamento, oltre a spazi panoramici fantastici. Questa parte del percorso richiede circa due ore. Raggiunto il Colletto della Rocchetta la strada si interseca, da una parte si va alla Colletta di Paesana descritta nell’itinerario 3, dall’altro si viaggia a mezza costa in direzione Sud Est verso le cave. Si prosegue in direzione Rocca la Casna, trovando possenti massi rocciosi e pure incisioni rupestri dell’Età del Ferro raffiguranti figure antropomorfe. Ritrovato il sentiero, si prosegue per Comba Reynaud, sfiorando torrioni verticali e ampi spazi visivi sul massiccio del Mombracco. Quando raggiungi il Rifugio Mulatero, d’obbligo una sosta, anche se incustodito ci sono una decina di posti letto e poco lontano la fontana, purtroppo non sempre in funzione. Siamo vicino ai 1000 metri di quota, e si possono trovare tratti di placca, pericolosi in caso di pioggia. Ma anche l’agrifoglio, un tempo assai diffuso depredato in passato e da poco ricomparso. Trovi anche una palestra di roccia, tra castagni da frutto e terrazzamenti molto ben costruiti. Il rifugio trattoria Miravidi, può essere una tappa, c’è pure una suggestiva vasca in pietra e poco lontano si incrocia la strada asfaltata, superata la quale si svolta a sinistra attraversando il Rio Tofu e dirigersi verso la borgata Occelli, contornata da castagni, noccioli e ciliegi. Poco lontano è Meire Motetto, nucleo abitativo in pietra, abbandonato da tempo. Da questo punto si può giungere al santuario della Madonna del Devesio di Rifreddo, specificato nell’itinerario sette. Nella parte conclusiva si può osservare la Cappella S. Bernardo al confine tra i comuni di Riofreddo, Envie e Revello. A questo punto si incrociano diversi itinerari. Quando raggiungi Pian di Previ, resta l’ultima salita che porta a la Trappa da dove era iniziata l’escursione, dopo otto ore di sana scarpinata. Perché Montagna di Leonardo? Anche se non esiste certezza, uno dei più grandi geni assoluti, scrisse di una montagna ai piedi del Monviso, dove si estraeva una pietra “faldata” bianca come il marmo di Carrara, dura più del porfido. Oltre all’amicizia con lo scultore Briosco di Saluzzo. Bastano queste due “prove”? Ai posteri l’ardua sentenza. Questo libro aiuta sicuramente ad aumentare il numero di coloro che andranno a visitare la Montagna di Leonardo.

Di Alfredo

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