di Giuliano Orlando

di Giuliano Orlando

Per i pochi che hanno visto dal vivo la serata alla Palestra Boni di Mantova, verrebbe da dire che gli assenti hanno avuto torto. Non fosse che siamo nel cuore di una pandemia bastarda, la cui perfidia non conosce limiti. Un fantasma sfuggente ma velenoso, capace di condizionare il mondo. Il pugilato è tra gli sport che più resistono, coraggioso e tenace, grazie agli addetti ai lavori, pugili, tecnici e organizzatori, coadiuvati dalle varie emittenti televisive che supportano gli eventi e danno al pubblico l’opportunità di mantenere quel contatto indispensabile per non chiudere i battenti. Il promoter Mario Loreni col supporto della Cavallari-Ventura, della locale palestra e del comune di Mantova, ha voluto fortemente questa serata, nonostante mille difficoltà a cominciare dal forfait di Daniele Scarpa, ormai un ritornello quasi scontato, che aveva sostituito l’infortunato Randazzo, quale sfidante superleggeri al titolo di Arbin Kaba (12-1). Per fortuna il tricolore welter tra l’inossidabile Tobia Loriga  (32-8-3) e il salernitano di nascita, ma giramondo per mentalità Dario Socci (12-6-2) non solo ha mantenuto le promesse, ma le ha superate di gran lunga. Una sfida spettacolare iniziata dal primo colpo di gong fino a quello che segnava la fine della battaglia. Dieci round senza un attimo di tregua, scambi a gogo, per la delizia dei telespettatori. Loriga ha vinto col cuore, dopo una partenza lenta, che aveva permesso allo sfidante di portarsi in vantaggio al quarto round. Socci offriva una boxe piacevole fatta di schivate e rientri, buona mobilità del tronco e il sinistro che entrava con facilità sopra e sotto. Dal quinto round però la musica cambiava, per merito del campione, che a dispetto delle 43 primavere, iniziava a muovere le braccia e portare colpi in serie in quantità industriale. Una tattica dispendiosa ma che non permetteva a Socci di mettere in atto le repliche, costretto in difesa. Dove Loriga abbia trovato tanta continuità è davvero sorprendente, anche perché lo sfidante appena l’altro riprendeva fiato, colpiva a sua volta, ma non al punto di scavalcarlo nel punteggio. Due giudici su tre hanno premiato il campione (96-94) uno ha dato il pari (95-95) che ci poteva anche stare. Il pregio di Loriga è stata la volontà pazzesca di vincere, il limite di Socci, l’incapacità di cambiare marcia. Quando lo ha fatto nell’ultimo round, ha rischiato di vincere prima del limite. Sul più bello, per lui, ha smesso di colpire e Loriga ha ripreso fiato e replicato da par suo. La tattica del campione è stata quella di un giovane, puntando sulla velocità delle braccia, mai spingendo con le spalle, quindi niente potenza, equazione giusta per non entrare in sofferenza muscolare. Socci in apparenza era più fresco, nella sostanza non è stato in grado di capovolgere una sfida che poteva vincere. Debbo dire francamente, leggendo il record e l’esperienza fatta in giro per il mondo che mi sarei aspettato un atteggiamento con personalità superiore da parte del campano. Tecnicamente ha ottimi fondamentali, ma su ritmi troppo blandi per dare la svolta. Potrebbe essere stata una serata in cui non ha saputo dare il meglio e ci sta, comunque, sia pure di poco, io avevo un punto per il campione. Tra i due Loriga ha voluto con tutte le sue forze mantenere il tricolore. Detto questo, concordo col maestro Paolo Pesci, quando con lucidità e anche affetto, consiglia al campione di chiudere da campione. “Sulla generosità di Tobia non ci sono dubbi, ma occorre vedere anche i rischi che corre ogni volta. Socci non ha il pugno pesante, ma è arrivato molte volte a bersaglio e questo non va dimenticato”. Condivido al 100% le parole del suo maestro. Dai welter ai superleggeri, dove Arblin Kaba e Mohamed Khalladi sono entrati in rotta di collisione con la deflagrazione fragorosa al settimo round. I due dovevano affrontarsi il 24 maggio 2019 sempre a Mantova, per il titolo del Mediterraneo IBF welter, ma nella settimana precedente, il cosfidante al tricolore superleggeri Luciano Randazzo si infortuna e Max Ballisai resta senza avversario. A sostituirlo è pronto proprio Kaba che, contro il pronostico, il bolognese adottivo, la spunta con un pizzico di fortuna. , Ballisai si ferisce e arriva il verdetto per TD all’ottavo round, grazie a due giudici che lo hanno visto un punto avanti, Kaba è campione italiano. In quella serata vince anche Khalladi, contro il serbo Dimitrije Djordjevic (1-25-3) perditore di professione, con un particolare, delle 25 sconfitte solo una per KO. E guarda caso, proprio contro Khalladi, che lo spedì al tappeto nella quarta ripresa. Un anno prima era stato sconfitto anche da Kaba, ma solo ai punti. La sfida di Mantova ha avuto due volti: fino al quarto tempo, la scelta di tempo del protetto di Pesci aveva avuto ragione della foga disordinata del rivale, contato nel secondo round su un certo destro. Ma il tunisino era ben lungi dalla resa e con pazienza, seguendo i consigli dell’angolo (Celano, Dino Orso e Fabrizio La Mantia), ha iniziato l’assedio aumentando il ritmo dei colpi e costringendo Kaba ad una stretta difesa. Proprio per uscire da questa situazione, Kaba aspettava l’attacco per replicare con colpi d’incontro. Scelta pericolosa, perché non muoveva il tronco e nel rapporto di potenza aveva tutto da perdere. Infatti in avvio del settimo round, Kaba portava il destro, fallito di poco, mentre Khalladi arriva col suo lungo destro al mento del rivale che franava al tappeto, incapace di rialzarsi. Comprensibile la gioia del tunisino di Loreni, che sta collezionando vittorie importanti. Il 14 luglio 2019 a Sequals, conquista la cintura del Mediterraneo welter a spese di Marcello Matano, per RTD al settimo, mentre era in largo vantaggio, il 5 settembre scorso mette KO al secondo round Mirko Valentino, per l’Intercontinentale sempre IBF  leggeri. La vittoria su Kaba anche se non metteva nulla in palio, vale moltissimo sul piano della fiducia in sè stesso. Kaba resta campione italiano ma dovrà riflettere sul perché di questa sconfitta. Adesso il tunisino-genovese tornerà a combattere a febbraio, chiamato a difendere la cintura Intercontinentale leggeri IBF in Italia, come annuncia Mario Loreni. Mentre Kaba dovrà seguire con più attenzione i consigli del maestro Pesci: “Nella boxe si vince e si perde, ma quello che mi fa rabbia è che Arblin, ragazzo intelligente non abbia avuto la pazienza di continuare a boxare come aveva fatto per i primi round. Perché ha volto scambiare? Per orgoglio, cattivo consigliere e ha pagato duramente. Nessun dramma, Kaba ha 26 anni e tutto il tempo per somatizzare la sconfitta. Khalladi è un libro aperto, si affida a quel destro pesante, ma oltre a quello non esprime. Certo devi saperlo anticipare e muoverti. Se stai ad aspettarlo rischi e questo è accaduto”. Sul fronte del vincitore la giusta soddisfazione. Dice La Mantia: “Se pensiamo che aveva una preparazione sommaria, mentre Kaba era al top della condizione, dobbiamo dire bravo a Mohamed, che si prepara dopo il lavoro. Non solo, aveva iniziato male, ma ha saputo cambiare l’andamento del match costringendo Kaba in difesa, sapendo che poteva vincere anche prima del limite. Lo aveva capito nel sesto round, con l’avversario sempre in difesa. Gli abbiamo detto di provarci e ha trovato il destro giusto. Quando possiedi la dinamite hai sempre un’arma in più”.

Nei supermedi, l’altro albanese residente a Savigliano, Leonetti Dredhaj (6-0-1) ha interrotto la striscia vincente, messo in difficoltà dalla velocità del toscano Leonardo Balli (3-0-1) che avrebbe meritato la vittoria. Il giovane superwelter fiorentino Yassin Hermi (4) 18 anni, allievo del maestro Boncinelli, ha fatto ulteriore esperienza dominando l’attempato ciociaro Luigi Mantegna (2-81-2) 44 anni, il pugile italiano in attività che  “vanta” il record di sconfitte. Match intelligente di Yassin, senza cercare il KO ad ogni costo, ma mettendo ulteriore esperienza in cascina. Seguendo con attenzione l’andamento del tricolore, al momento vacante, dopo la rinuncia da parte di Stefano Castellucci (33-9). 38 anni, che l’aveva conquistato l’11 ottobre 2019 a spese di Francesco Lezzi (12-15-2) ad Avezzano. Al momento i cosfidanti sono Orlando Fiordigiglio(31-3)  e Vincenzo Bevilacqua (16-1), ma la sfida non sembra prossima. Fra una stagione potrebbe farci un pensierino.  Alessio Lorusso (12-4-2) ha svolto un allenamento senza sudare contro il serbo Marko Petrovic (3-8-2), 25 anni alla terza apparizione in Italia, che ha coinciso con la terza sconfitta. Il milanese ha lasciato il titolo supergallo per sfidare il vincitore dello scontro fissato il 21 dicembre a Maclodio (Bs) tra il campione dei gallo Vincenzo Picardi (2), 37 anni, colonna della nazionale per oltre un decennio, passato pro nel 2019, e lo sfidante siracusano Gianluca Conselmo (6-1). Sfida col pepe sulla coda: agli assoluti di Bergamo 2016, in semifinale Conselmo vinse clamorosamente. Inoltre, nel record di Conselmo, figura anche un successo contro Lorusso il 6 luglio 2018, proprio a Mantova.  “Chiunque vinca – ha detto Loreni – lanceremo la sfida, convinti che Lorusso può batterli entrambi”.

Di Alfredo

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