A sorpresa,  a Chengdu, in Cina, in occasione della 46^ convention annuale del World Boxing Council, il primo arbitro italiano che ha diretto un Campionato Mondiale dei Pesi Massimi – Klitschko vs. Peter –  ha ricevuto dal Presidente WBC José Sulaiman il più grande riconoscimento a livello mondiale, con grande orgoglio da parte del movimento pugilistico italiano. Riconoscimenti anche a Salvatore Cherchi “Promoter dell’Anno 2008” ed all’arbitro Guido Cavalleri, nominato membro del Ring Officials Commitee.


La 46^ convention annuale del World Boxing Council, svoltasi a Chengdu, in Cina, la scorsa settimana, è stata un successo per il pugilato italiano. A cominciare dal mondo degli organizzatori che ha visto Salvatore Cherchi in pole position con il riconoscimento di “Promoter dell’Anno 2008”, a cui sono seguiti gli elogi di altri due italiani: il Chairman dei Titoli Internazionali Mauro Betti ed il Segretario Generale dell’EBU Enza Iacoponi, nonché membro del Consiglio WBC. Ma il grande exploit l’Italia l’ha fatto nel settore arbitrale, con la presenza di personaggi di spicco come Guido Cavalleri, nominato membro del Ring Officials Commitee, Franco Ciminale, Sergio Silvi, Adrio Zannoni e, non ultimo, Massimo Barrovecchio, vero protagonista della performance italiana.
Romano e figlio d’arte, la classe arbitrale è nel suo DNA, dal padre Nello, che rimase alla storia per aver arbitrato nel ’61 il match Loi vs Perkins, al fratello Rolando, anche lui arbitro professionista internazionale, ora responsabile del Gruppo Arbitri/Giudici del Lazio, Barrovecchio ha scalato la vetta mondiale fino a raggiungere il massimo traguardo. Con un palmares d’eccezione, che annovera un centinaio di incontri internazionali,  40 europei e ben 12 mondiali arbitrati, non poteva essere altrimenti. Il primo riconoscimento che ha inorgoglito il pugilato italiano è arrivato ad ottobre, quando Barrovecchio è stato scelto per arbitrare il match valido per il titolo mondiale WBC dei Pesi Massimi Vitali Klitschko vs Samuel Peter. Una serata, quella dell’11 ottobre nel World Arena 02 di Berlino, in cui il pugile ucraino, dopo quattro anni di assenza, ha riconquistato l’ambita corona, che ha segnato una tappa storica anche per il pugilato tricolore. Barrovecchio è stato il primo arbitro italiano a dirigere un Campionato Mondiale dei Pesi Massimi, da sempre destinato ai colleghi americani.
Un incarico importante per il referee più conteso a livello europeo e mondiale, da due anni infatti Barrovecchio è tra i primi cinque arbitri della classifica WBC, che ha ricevuto subito i complimenti del Presidente WBC José Sulaiman: “La mia più grande soddisfazione – dichiara Barrovecchio – è stata quanto, appena sceso dal ring di Berlino, il Presidente Sulaiman mi ha detto: ‘Sembrava, nonostante il match sia stato lineare, che comunque, qualsiasi cosa accedesse, tu fossi presente e pronto a tutelare l’integrità fisica dei pugili nel rispetto delle regole’. Solo un uomo esperto come lui, da sedici anni al vertice del World Boxing Council, avrebbe potuto cogliere in pieno il senso del mio arbitraggio”. 
Dalle parole ai fatti. In occasione della 46^ convention annuale WBC Massimo Barrovecchio ha ricevuto dal Presidente Sulaiman il prestigioso riconoscimento di “Arbitro dell’Anno 2008 WBC”: “Una grande sorpresa – commenta soddisfatto Barrovecchio – , un premio inaspettato che mi è stato consegnato venerdì scorso, nell’ultimo giorno della convention, a cui ho partecipato non solo come arbitro mondiale WBC ma anche come docente per la parte riservata all’Europa, sono tra i cinque che intervengono al tavolo dei lavori. Un traguardo motivato da una lunga carriera e soprattutto dai due ultimi arbitraggi mondiali, il primo, a maggio, in occasione della corona dei pesi superleggeri che ha visto la vittoria di Timothy Bradley su Junior Witter, ed il secondo, ad ottobre scorso, a Berlino, per il titolo dei Pesi Massimi che ha visto all’opera Vitali Klitschko, vincitore, e Samuel Peter. Questo riconoscimento per me rappresenta il corollario di anni di carriera, di una lunga tradizione familiare. E’ dal 2001 che sono in pista a livello mondiale con la WBC e dal 1995 a livello europeo con l’EBU. Per me  e per tutto il movimento arbitrale italiano è un anno importante. L’augurio più grande è che l’anno prossimo il premio venga assegnato agli altri colleghi italiani che hanno partecipato con me alla convention, ora tocca a loro. Dal 2002 a livello europeo siamo al top e nel 2008 siamo riusciti ad esserlo anche in campo mondiale”.
Qualità indiscusse quelle di Barrovecchio, dallo stile impeccabile che tutti ci invidiano: “Sul ring non bisogna solo arbitrare – dichiara l’Arbitro dell’Anno – ma dimostrare di essere all’altezza della situazione, attraverso un comportamento composto, cercando la posizione migliore, trasmettendo tranquillità ai pugili e a chi ti osserva, prendendo decisioni oculate, per tempo, e nel rispetto delle regole. Rispetto agli arbitri americani, che sono decisamente più teatrali, noi italiani siamo più composti, svolgiamo il nostro lavoro con diplomazia, senza salti o interventi inutili. Siamo attenti ai movimenti, seguiamo i pugili, non amiamo apparire, non ci atteggiamo. Uno stile, quello prettamente italiano, che appartiene alla nostra scuola e che ci viene riconosciuto in tutto il mondo. Il pubblico non deve quasi accorgersi di noi; solo i dirigenti, gli addetti ai lavori ci devono riconoscere. L’arbitro migliore è quello che non si vede, che non appare: questa è la prima regola dell’arbitraggio italiano”.
Un bagaglio di conoscenze e una testimonianza importante per le future generazioni di arbitri/giudici a cui Barrovecchio, componente anche della Commissione per la Formazione ed Aggiornamento degli Arbitri/Giudici della FPI, consiglia: “Di operare con la massima tranquillità e nella correttezza, senza eccedere in atteggiamenti plateali. Bisogna essere presenti qualunque cosa accada sul ring e saper gestire con determinazione e professionalità gli imprevisti, ma senza alterare l’andamento di un match o distogliere l’attenzione dai pugili, che sono i veri attori del quadrato. L’arbitro può condizionare un buon match solo in negativo ma mai migliorarne uno brutto. Su ring mondiali, come è successo a me, l’arbitro gestisce anche un business importante, essendo responsabile della carriera dei pugili e della borsa in palio. Il segreto è dedicarsi con passione e devozione al proprio lavoro. Ed io, nonostante mi suggeriscano di fermarmi, avendo raggiunto il massimo, continuerò a farlo, perché mi piace e perché ancora mi diverto”.
…E ieri l’ultima performance al Palazzetto dello Sport di Cagliari, dove Barrovecchio ha arbitrato il match tra il sardo Luciano Abis, che ha mantenuto la sua cintura, ed il francese Yacine Chouaou, valido per il titolo del mediterraneo WBC, nella serata organizzata dalla Opi 2000.

Ufficio Comunicazione FPI
Michela Pellegrini

Foto da www.boxeringweb.it

 

 

Di Alfredo

2 pensiero su “Massimo Barrovecchio: campione WBC degli arbitri”
  1. “Pronto a tutelare l’integrità fisica dei pugili nel rispetto delle regole;l’arbitro migliore è quello che non si vede;che opera nella massima tranquillità ,correttezza,determinazione e tempestività”.La passione c’è e mi diverto ma quando mi trovo sul ring… sembra tutto così tremendamente difficile!Grande M.Barrovecchio ,orgoglio della FPI .

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