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Mondiali femminili Youth: la De Carlo in semifinale

Nicoli in azione

Nicoli in azione

di Giuliano Orlando

La quinta edizione mondiale, ospitata a Guwahati in India ha raggiunto le semifinali, promuovendo le quaranta atlete che saliranno sul podio. Presenti 31 nazioni, 160 atlete. Dopo 119 incontri, accedono al podio rappresentanti di 19 paesi, lasciando al palo Francia, Ungheria, Uzbekistan, Filippine, Bulgaria presente con due europee in carica, e Olanda. Grande protagonista l’India padrona di casa, con sette a medaglia, meglio della Russia (6). Che il bacino indiano abbia potenzialità enormi, che l’arrivo di Raffaele Bergamasco, ex c.t. azzurro abbia fatto crescere la qualità delle atlete non ci piove. Ma l’impresa ha avuto la spinta di alcuni verdetti casalinghi. Ricordiamo che nel 2015 ai mondiali di Taipei, l’India con sette presenze, colse un bronzo, mentre la Russia mise in bacheca 4 ori, 1 argento e un bronzo, seguita dall’Italia con 2 ori (Testa e Carini) e un argento (Concetta Marchese). L’Italia presente in India, guidata da Emanuele Renzini si è presentata con atlete prive dell’esperienza necessaria per cullare sogni impossibili. Solo la speranza di far bella figura al di fuori del risultato. Nei 48 kg. la Di Bari paga appunto l’inesperienza contro l’ucraina Shalimova, troppo superiore fisicamente. Nei 51 Giovanna Marchese, dopo la vittoria sulla più alta thailandese Nampai, trova l’indiana Jyoti premiata dai giudici per il miglior finale, con molta generosità. La Sorrentino (57) a parere personale aveva battuto la Glover, purtroppo tre giudici su cinque hanno visto la scozzese che dopo aver superato la magiara Nagy bronzo europeo, ha rischiato di andare a medaglia. Superata d’un soffio dalla mongola Monkhor, tipo molto mascolino. Nei leggeri, la torinese De Carlo, apparsa migliorata e decisa, parte bene superando la Fruean, neo zelandese quotata e compie il capolavoro ai danni della russa Konstadinova, bissando il successo ottenuto lo scorso anno agli europei. Infine la pavese Rebecca Nicoli (64), 18 anni compiuti a settembre, giunta ai mondiali con 11 incontri alle spalle, allieva di Gianni Birardi e fino ad un anno addietro operativa nel mondo dell’ippica. Dopo le esperienze agli europei di luglio e il Balkan ad ottobre, dove aveva vinto a spese dell’indiana Ankushita Boro, in finale, debutta ai mondiale battendo nettamente l’olandese Heijnen, campionessa europea in carica e ritrova nei quarti la Boro, che si é imposta sulla turca Aluc, con molti dubbi. Il confronto ripete quello di Sofia. Bene la Boro nella prima, quindi la rimonta dell’azzurra che fa valere velocità di braccia e spostamenti laterali con rientri efficaci. Nel terzo round l’indiana appare in netto calo, costretta a legare. Una vittoria netta dell’italiana che tre giudici le hanno negato. Lo spagnolo e il cinese si esprimono per la Nicoli; contro l’italiana votano la kazaka Tsoy (che ha sempre dato le azzurre perdenti), l’algerino e l’inglese Cannell, che ha visto un 30-27 fantascientifico. Ovvero tre round per la Boro! Il problema dei giudici che si fanno condizionare dall’ambiente è vecchio e irrisolto e non lo sarà mai, fino a che per certe manifestazioni non verranno lasciati a casa i rappresentanti di nazioni digiune di esperienza ad alto livello o in malafede. A Guwahati ci sono state disparità di giudizio di ben sette punti! Nella sfida dei 60 kg., per accedere in semifinale tra la De Carlo e la Konstantinova, contata nel secondo round, la vittoria netta della torinese era sporcata dal filippino Abalos che firmava un fantomatico 30-27 per la russa, mentre l’argentino Guzman aveva un più realistico 30-26 per l’azzurra. Un esempio fra i tanti. Ai mondiali sono uscite ben sei titolari europee, le bulgare Todorova (48) e Stoyeva (51), la polacca Puszka (54), la francese Benmessahel (60), l’olandese Heijnen (64) e l’inglese Hussey (69). Assente la russa Vorontsova (57), restano in gare le altre tre russe: Shamonova (75), Rybak (80) e Tkacheva (+81). Molto equilibrate le sfide per i quarti, un solo verdetto per Rcs (ferita), 6 per 3-2 e 4-1, un 3-0 e un 3-1, il resto (20) 5-0. Oltre a India (7) e Russia (6), sono rappresentate Kazakistan (5); Cina, Giappone, Irlanda, Inghilterra, Turchia e Usa (2); Mongolia, Vietnam, Thailandia, Taipei, Polonia, Ucraina, Italia, Australia, Korea e Germania (1). Ho parlato con Bergamasco, meravigliato che il successo della Boro non abbia convinto l’angolo italiano. “Aveva stravinto l’indiana, non c’è stato match”. Dichiarazione un po’ sconcertante e azzardata, che rispetto ma non condivido. A sua volta Renzini, il c.t. azzurro, ha valutato con serenità la situazione. Una sola azzurra in semifinale è poco, considerato che i verdetti della Sorrentino e in particolare della Nicoli, li ritengo punitivi per l’Italia. Ho parlato con diversi tecnici stranieri, d’accordo con me sulla vittoria negata alla Nicoli. Molto dispiaciuto perché Rebecca che presto vedrete nei leggeri, ha potenzialità incredibili. Credo l’atleta con meno match ai mondiali, dominando la campionessa europea all’esordio. Su un ring neutrale, batterebbe 10 volte su 10 l’indiana Boto, come ha fatto a Sofia”. Semifinali domani e venerdì, domenica le finali.