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Pugni nel mondo, da Wilder a Ruiz jr., in rotta di collisione nel 2020. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Pugni nel mondo, da Wilder a Ruiz jr., in rotta di collisione nel 2020.

di Giuliano Orlando

Aspettando il 7 dicembre, data della rivincita tra Andy Ruiz jr. (Mes. 33-1) e Anthony Joshua (Ing. 22-1), sul ring di Diriyam in Arabia Saudita, dove il messicano metterà in palio quattro quinti del capitale pugilistico dei massimi (IBO, IBF, WBA e WBO), sabato scorso all’MGM Grande Arena di Las Vegas, Deontay Wilder (USA 42-0-1) ha difeso per la decima volta la cintura WBC massimi, stendendo negli ultimi secondi del settimo tempo, il non più verde Luis Ortiz (31-2), per il conto totale. Il cubano per sei round ha sognato di ripetere l’impresa di Andy Ruiz. Sogno, svanito sul destro bomba di Wilder che ha spento le lampadine del cubano in maniera inesorabile. I media si sono divisi sul risultato: per alcuni Wilder lo ha aspettato al varco, senza rischiare nulla per punirlo al momento opportuno, per altri Wilder conferma di non avere molte alternative all’esplosività del destro, e prima di Ruiz lo ha confermato con Tyson Fury, che lo ha tenuto in scacco a lungo. Il match di Las Vegas si è dipanato su ritmi blandi e l’iniziativa del cubano non presentava rischi per il campione. A 40 anni, con alle spalle oltre 350 incontri nei dilettanti, una carriera pro iniziata nel 2010, con lo scivolone nel 2014, risultato positivo al nandralone e una successiva ricaduta qualche mese dopo, macchiando il record, con due NC, potrebbe aver toccato il punto di non ritorno a livello mondiale. Wilder dopo la vittoria si è sprecato in elogi a Ortiz, che ha fatto sapere di sperare in una nuova opportunità. I dollari non sono mai troppi, anche se averne intascato per 7 milioni (20 al Wilder), dovrebbe metterlo tranquillo per il futuro. Intanto Wilder ha confermato di essere in avanzate trattative per la rivincita con Tyson Fury. Frank Warren che guida l’irlandese dall’esordio, ha indicato l’evento il 22 febbraio 2020 a Las Vegas. Per la prima volta, i bookmaker danno favorito lo sfidante. Il 2020, potrebbe vedere il rientro di Floyd Mayweather jr (50), fermo dal 2017. Nella stessa serata allestita dalla TGB Promotion e Mayweather, altri due mondiali. Il giovane texano Brandon Figueroa (20-0-1) mantiene la fresca cintura WBA supergallo, impattando con Julio Ceja (Mes. 32-4-1), reduce da due sconfitte, ex titolare interim e silver, fuori al peso, che ha lottato strenuamente, imponendosi nella seconda parte del match, salvo l’ultimo round, con Figueroa all’attacco. Giudici divisi totalmente: 115-113, 112-116 e 114-114. Nell’altra sfida, il talentuoso Leo Santa Cruz (Mes.37-1-1) 31 anni, attivo dal 2006, battendo Miguel Flores (Usa 24-3) 27 anni, nato in Messico, con giudizio unanime, conquistando il titolo vacante WBA superpiuma. Il messicano porta a quattro le cinture iridate, dopo aver detenuto quelle dei gallo IBF (2012-2013), supergallo WBC (2013-2015) e dei  piuma WBA (2015-2016 e 2017). A Indio in California, la Golden Boy di Oscar De La Hoya, ha messo in programma due mondiali. Nei superpiuma WBA, il trentenne Rene Alvarado (Nic. 32-8) ha scalzato il locale Andrew Cancio (Usa 21-5-2), costretto sulla difensiva fin dai primi scambi. Il longilineo pugile di Managua ha tenuto sempre l’iniziativa demolendo il campione round dopo round. Alla settima tornata lo stop. Il cinese Xu Can (18-2), titolare piuma WBA, ha respinto l’assalto di Manny Robles III (18-1), californiano di 25 anni, salito sul ring imbattuto, convinto di spuntarla. Convinzione errata, visto che il cinese si è dimostrato miglior tattico, anticipando lo sfidante con sempre maggior sicurezza. Mentre Robles, ormai sfiduciato, si limitava a limitare i danni. I punteggi dicevano tutto: 118-110, 119-109 e 120-108, ovvero tutte le riprese a Xu, terzo cinese della storia professionistica titolare di una cintura iridiata. A Liverpool il ragazzo di casa, Callum Smith (27), 29 anni, titolare supermedi WBA e WBC ha mantenuto la doppia cintura battendo il brevilineo londinese John Ryder (28-5), dopo una battaglia più equilibrata del previsto. I giudici sono stati piuttosto generosi col campione (117-111, 116-112, 116-112), costretto spesso alla difensiva da un Ryder cattivo e continuo negli attacchi. Smith, tanto bravo se tiene la distanza, piuttosto imbarazzato quando trova l’avversario vicino. Eddie Hearn, ovvero la Matchroom vuole proporlo negli USA, ma questa prova non è stata troppo incoraggiante. Nel frattempo il promoter inglese sta completando la locandina a Ridiyah, a contorno della storica rivincita tra Ruiz e Joshua. Un contorno di grande interesse, con massimi importanti. Il russo Alex Povetkin (35-2) affronta Michael Hunter (Usa 18-1), quasi una semifinale mondiale. L’altro russo Magomadrasul Majidov (1) diventato azero nel 2010, tre titoli mondiali dilettanti, tra i pochi vincitori di Joshua in maglietta, affronta l’inglese Tom Little (10-7) fermo dalla sconfitta dello scorso dicembre, contro David Price. Il lanciatissimo croato Filip Hrgovic (9) contro Eric Molina (Usa 27-5) 37 anni, quindi il superpiuma Scott Quigg (Ing. 35-2-2) opposto Jono Carroll (17-1-1).

Sabato prossimo il 30 novembre, a Las Vegas, per la Top Rank (Bob Arum), torna a combattere il romano Guido Vianello (5) alla sesta fatica da pro, affrontando Colby Madison (8-1-2), collaudatore discreto.

Il 7 dicembre, boxe anche al Boxing Acamedy di Ekaterinburg in Russia. Sarà interessante seguire la prestazione di Alexey Egorov (9), guidato da Andrey Ryabinsky, il miliardario russo molto attivo nell’organizzazione di eventi pugilistici. Egorov affronta Sergej Radchenko (7-4), ucraino, molto resistente, test ideale in previsione di affrontare il franco-armeno Arsen Goulamiriam (25), super campione WBA nel 2020. Perché  interessa questo cruiser russo? Egorov è stato la bestia nera di Clemente Russo, battuto tre volte su tre, sulla strada del torneo APB, una delle invenzioni più assurde dell’AIBA, costata milioni di dollari, senza alcun riscontro effettivo. Ci crederete? Russo andò ai Giochi di Rio, mentre Egorov restò a vederli in tivù. Il pugile di Oninsk fu vittima delle assurde normative dell’AIBA e della stessa federazione russa, che scelse Evgeny Tishchenko, campione europeo 2015,c he vinse l’oro olimpico battendo il kazako Levit, con un verdetto scandaloso, in una olimpiade record di scandali nella boxe. Tanto forte nel torneo APB, altrettanto discontinuo in patria. Presente a sei edizioni (2010-2015) degli assoluti russi, è riuscito a vincere una sola volta, nel 2013. Nel 2010, fuori nei quarti, nel 2011 stesso risultato, nel 2012 battuto in finale da Tishchenko, nel 2014 ancora Tishchenko a sbarrargli la strada per l’oro. Altro argento nel 2015, stavolta stoppato da Magomedov, che l’anno prima aveva battuto in semifinale. Sfortuna ma anche demerito. Vedremo se da professionista saprà conquistare il mondiale cruiser.

Il romano Emiliano Salvini (19-30-2) ha compiuto 41 anni il 13 novembre, 19 dei quali sul ring, avendo debuttato nel 2000. Il piuma capitolino nel 2019 ha disputato quattro incontri, tutti in Francia e tutti negativi, sia pure ai punti. In aprile perde da Anthony Buquet (15-9-2), un quasi coetaneo di 39 anni, si ripete a luglio contro Florian Monteles (18-2-2) sulle otto riprese. A novembre affronta l’ex campione europeo dei mosca Vincent Legrand (31) prossimo a battersi per i gallo,14 giorni dopo torna sul ring, contro Terry La Couviour, altro imbattuto (15) titolare dell’UE supergallo, titolo conquistato a spese di Iuliano Gallo a Varese lo scorso maggio, battuto sempre ai punti. C’è stato chi ha fatto i complimenti al pugile italiano. Personalmente mi dissocio e spero che questo tipo di poker, non si ripeta.

 A Gambolò nel pavese, ha debuttato al professionismo  Veronica Tosi (1) 31 anni, pesi piuma, battendo Ana Nikolic (Ser. 0-4-1), KOT al quarto round, confermando lo spirito guerriero che l’ha contraddistinta nelle dilettanti. L’allieva della KBK di Vigevano  – stessa società di Elena Ghezzi, recente cosfidante al tricolore leggeri – pluricampionessa lombarda, argento ai tricolori 2018, battuta da Irma Testa dopo una battaglia strenua e terza nel 2017.