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Libri di Sport: Bianchini “Le mie bombe”, quello che nessuno ha osato dire

cover%20libroMezzo secolo di errori a canestro. Contro i crociati dei diagrammi, per aprire quelle finestre sempre chiuse.

Bianchini “Le mie bombe”, quello che nessuno ha osato dire – Paolo Viberti – Bradipolibri editore – Pag. 344 – Euro 18.00.

Colpevole di aver rotto gli argini dell’ipocrisia, del perbenismo di una pallacanestro dove inventare è proibito dalle consuetudini. I vecchi maestri hanno dettato certe regole, frutto di studi quasi maniacali, tradirle è una bestemmia. Poi arriva Valerio Bianchini, un milanese che si è fatto le ossa nei santuari della periferia, quali gli oratori e le piccole società dell’hinterland, ed ha la pessima abitudine di dire quello che pensa. Da Milano a Roma e quindi negli USA il regno del basket. Va a fare esperienza trovandosi a suo agio nei parquet levigati come campi di ghiaccio, come in quelli scalcinati del profondo Sud, dove germinano i geni che poi arrivano ai grandi club. Anni ’80 che l’autore scandaglia ponendo domande a raffica al Valerio. Si parla di Cantù dove nasce la sua scuola, il coraggio di inserire i giovani accanto a nomi mitici, La campagna di Roma, col bis storico: scudetto e Coppa Campioni, guidando un genio come Larry Wright, un gigante col peso di una piuma. Che gli yankee di Washington avevano scaricato. Andò a vederlo a Monroe in Luisiana, e lo convince a giocare in Italia. In quegli anni, in un paese dove i simboli sono la pizza e la chitarra. Lo porta a Roma e vince l’ennesima scommessa. I Giochi di Los Angeles ’84, quelli dell’addio del Dino Meneghin, il Mundialito e altro. Le divergenze con  Dan Peterson, fin da quando il Dan era alla guida di Milano e l’Italia di Sandro Gamba vinceva gli europei. Tempi di duri e puri e anche il tempo con la Scavolini, dove porta uno come Darwin Cook, guardia nell’NBA che diventa il leader con Darren Daye, spalla di qualità, in un’orchestra che suona il tricolore per i pesaresi.  Nel 2003 torna sul proscenio con la Virtus Bologna ma sono giorni da incubo. Passano gli anni e l’Italia scivola sempre  più in basso. Valerio osserva e dice la sua: il problema degli azzurri è quello di non essere mai diventati squadra. Le Leghe comandano e fanno i propri interessi, e non quelli  del movimento intero. Oltre ai Comitati regionali sempre più padroni, infine la nazionale divisa tra italiani e quelli che arrivano dalla NBA, dove hanno i loro sistemi che poco combaciano con i nostri. Oggi Valerio insegna nelle scuole e nelle aziende trasmettendo i valori dello sport e dell’unità di squadra. Un principio che non ha mai tradito.

Giuliano Orlando