Tutti i grandi sforzi, da quelli organizzativi, a quelli economici fino a quelli semplicemente promozionali, prodotti da Rosanna Conti Cavini e dal suo staff hanno avuto la giusta consacrazione, venerdì scorso, nella vittoria di Emanuela Pantani per il Mondiale Wba dei pesi gallo. Una Pantani superlativa, è bene dirlo da subito, preparata in maniera minuziosa, fisicamente eccellente, psicologicamente imperturbabile, segno che il lavoro fatto nei mesi scorsi, tra cui anche tre giorni di guanti con Stefania Bianchini, personalmente ingaggiata da Umberto Cavini per simulare le caratteristiche dell’avversaria, ha dato i frutti sperati.


Si conoscevano le virtù della Pantani, la sua boxe lineare e piacevole, i suoi colpi dritti anche di una certa potenza, ma non si era ancora valutata appieno la totalità dei suoi mezzi fisici e atletici, visto che le avversarie fin qui affrontate dalla grossetana non erano di rango propriamente iridato. L’argentina Garino ha invece dimostrato di essere atleta dura ed esperta, venuta in Toscana non per fare una gita ma per riportare a casa quel titolo mondiale che gli era già sfuggito due volte contro due fuoriclasse come la danese Christensen e la messicana Nava. La Garino ha tentato per tutto l’incontro di mettere in difficoltà la Pantani, l’ha anche centrata tre o quattro volte con dei ganci importanti, ma Emanuela ha mostrato che quella di venerdì doveva essere la sua serata e non ha mai mollato di un centimetro. La preparazione fisica gli ha permesso di sfuggire quasi sempre alle avanzate dell’argentina, l’ha messa al sicuro dalla maggior parte dei colpi che questa sparava in serie, con poca tattica ma con enorme decisione. E’ rientrata poi con colpi dritti e ganci assai consistenti, se è vero che il naso della Garino ha perso sangue in almeno due riprese. Alla fine una vittoria che ci è sembrata chiara e indiscutibile per la Pantani, più precisa, più veloce, sicuramente molto più bella da vedere della Garino. Una vittoria che fa entrare nella storia della boxe italiana la grossetana, terza italiana a vincere un Mondiale dopo Stefania Bianchini e Simona Galassi, quarta se e quando diventerà effettivo il titolo “ad interim” in possesso di Laura Tavecchio.
La parte maschile della serata non ha certamente deluso: due ko e sei riprese tiratissime da parte di Di Rocco hanno fatto da degna cornice al Mondiale. Andrea Di Luisa non ha nemmeno sudato, perché troppo potenti erano i ganci che ha sparato al corpo dell’avversario. Chiaramente attendiamo il napoletano che si allena a Roma ed è militare di professione a Viterbo a impegni più probanti, ma due vittorie prima del limite in altrettanti impegni, e una esperienza enorme in campo dilettantistico internazionale, la dicono lunga su dove questo 26enne possa presto arrivare: due o tre incontri ancora e Di Luisa può essere pronto addirittura già per il titolo italiano. Sven Paris è uno che se tocca con decisione fa male. Molto male. Lo ha capito anche il suo avversario, Smetanca, venerdì sera, inginocchiandosi alla potenza del ciociaro quattro volte prima di cedere. Un Paris che ha “fame”, che vuole arrivare e che non teme nessuno gli si pari davanti nella sua strada. Il papà Dheni, che lo allena, è stato chiarissimo: se fa vita d’atleta, Sven può arrivare lontano. Trovando, aggiungiamo noi, l’America con l’organizzazione di Rosanna Conti Cavini piuttosto che in California o in Florida. Il 30 gennaio a Frosinone Paris si batterà per una cintura Intercontinentale, propedeutica al titolo Mondiale. Per finire, le sei riprese di Michele Di Rocco. Un Di Rocco di cui si sa ormai tutto, ma che stupisce per una rapidità che, anche con qualche chilo in più, sembra decisamente superiore a quella che il ragazzo possedeva nei superleggeri. Preciso, deciso e determinato: questo è stato il Di Rocco visto l’altra sera, un Di Rocco che come gli è uso strappa applausi a scena aperta e delizia il pubblico. Un Di Rocco ormai pronto a battersi per qualcosa di sostanzioso e per rispedire al mittente qualche allusione che ormai la boxe non gli interessi più.
Per il resto della serata si è finalmente rivista Monia Cavini, la manager figlia di Rosanna e di Umberto, con quest’ultimo che si è scrollato di dosso per una sera i problemi fisici che lo hanno attanagliato nell’ultimo periodo e non ha mai fatto mancare i suoi consigli e il suo apporto ai ragazzi sul ring. In braccio a Monia ecco esordire anche Desirée Corsini, la figlia di un anno che ha avuto da Fabrizio, impegnatissimo venerdì sera con i soliti Tonino e Orlando, padre e figlio, ad accompagnare i pugili sul ring e a supervisionare che ogni dettaglio fosse perfetto. Grandissimo lavoro anche per Franco Ciardi, che sapientemente ha riempito le pause dovute alla potenza dei ragazzi con delle piacevoli interviste a Franco Falcinelli, Nino Benvenuti, Alessandro Scapecchi e altre glorie grossetane della boxe.
Alla fine un serata meravigliosa coronata da una cornice di pubblico eccezionale, nonostante la contemporaneità di una gara del Grosseto calcio in tv e del concerto di Gianni Morandi, coronata dalla conquista della cintura Mondiale della Wba da parte di una ragazza che proprio nella città maremmana vive e si allena. Per dire, la stessa identica cintura che poi sabato scorso ha mantenuto Nikolai Valuev, 141 chili distribuiti in 213 centimetri, contro il leggendario Holyfield. Naturalmente con le dovute proporzioni, perché la Pantani venerdì era 50 grammi sopra ai 53 chili…

Ufficio stampa Rosanna Conti Cavini – www.rosannaconticavini.com

Di Alfredo

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