di Giuliano Orlando

Foto di Fabio Bozzani

REGGIO EMILIA. Quando una riunione, prevede nel programma 32 riprese e ai fatti ne realizza 20 significa che è squilibrata.  E’ accaduto a Reggio Emilia, dove in sede di presentazione avevo anticipato che la difesa del tricolore dei pesi piuma da parte di Mattia De Bianchi (15-1), 25 anni, contro Alfredo Di Bortolo (5-11), 40 anni, reduce da tre sconfitte, sarebbe stata a senso unico, destinata a finire presto, sia per le caratteristiche dello sfidante che per il fatto che Di Bortolo è un peso mosca, salito di due categorie. Sul ring è accaduto quanto previsto. Al quarto round, un micidiale sinistro al fegato subito dallo sfidante chiudeva la partita e bene faceva il professor Sturla, medico di servizio, a dare lo stop a causa di una ferita, sia pur lieve, visto che tale decisione ha evitato pugni inutili allo sfidante. Nei tre round disputati, in apparenza gli scambi potevano sembrare equilibrati come qualcuno li ha definiti, confermandosi inadatto al ruolo, in realtà la differenza era sostanziale. Il campione cercava e trovava bersaglio utile, come si è visto, mentre lo sfidante sbracciava alla rinfusa e quando arrivava colpiva quasi sempre con l’interno del guantone. D’altronde, se il confronto proposto è stato accettato dalla commissione competente, la Promo Boxe di Mario Loreni, aveva tutto il diritto a realizzarla. Come il sottoscritto ad esprimere il proprio pensiero, visto che non deve rispondere a nessuno di quanto afferma. Dopo la facile vittoria, De Bianchi conferma di puntare più in alto e il successivo traguardo potrebbe essere il titolo dell’Unione Europea, al momento senza il campione, con De Bianchi al nono posto. Premesso che l’EBU è in stato comatoso e le classifiche sono vecchie di mesi, per cui risultano inaffidabili. Per quanto riguarda i pesi piuma, De Bianchi si trova al nono posto, ma la maggioranza di chi lo precede ha traguardi più ambiziosi a cui mirare. Su tutti lo spagnolo Kiko Martinez, che l’UE mette come primo sfidante ed è l’attuale campione EBU. Non solo, il 13 novembre 2021 aveva scalzato dal mondiale piuma IBF l’inglese Kid Galahad (28-3) mettendolo KO al sesto tempo sul ring di Sheffield. Titolo che perdeva lo scorso 26 marzo a Leeds, ad opera di Josh Warrington (31-2-1), sempre per KO al settimo gong. A distanza di sette mesi, sempre in Inghilterra, arbitro il nostro Giuseppe Quartarone, l’iberico conquistava l’europeo piuma, spedendo KO al quarto round il locale Jordan Gill (27-2-1), fermo dopo la sconfitta. Eppure l’EBU lo considera il primo sfidante dell’UE! Il dramma è che l’EBU non ha nessuno che la controlla e va avanti così da decenni.                                                                                                                    L’altro campionato italiano riguardava i pesi medi. Era la prima difesa di Carlo De Novellis (9-5-1), cresciuto a Napoli, una carriera a intermittenza, nel senso esordiva da pro nel 2006 ma dopo due anni smette e mantiene questa decisione fino al 2016, quando alla bella età di 36 anni riprende a combattere. Frequenza sul ring non certo impegnativa, ma ugualmente nel 2020 ad Asti trova l’ingaggio per combattere contro Etinosa Oliha, vent’anni meno, per la cintura dei medi. Perde ai punti e riceve anche applausi. Il 25 febbraio scorso sul ring di Vicenza, Carlo De Novellis, compie l’impresa di vincere il titolo italiano medi, battendo il locale Andrea Roncon, dopo 10 round di grande battaglia. Fin qui tutto normale, non ci fosse il particolare che quattro mesi dopo l’impresa, il 6 giugno, festeggia le 42 primavere.  Raccontare la storia della famiglia De Novellis è troppo impegnativo, basta ricordare che il papà Guido, è stato allievo di Geppino Silvestri e il figlio Carlo che inizialmente aveva scelto la danza, per passare poi alla disciplina del papà, dimostrò subito talento, col particolare che abborriva la fatica degli allenamenti, per cui li evitava accuratamente. Fin dai tempi dei dilettanti dove avrebbe potuto eccellere, perdeva tutti i treni per indolenza. Dopo l’impresa contro Roncon, giunge il tempo della prima difesa ed è anche la resa dei conti. Lo sfidante è Giovanni Rossetti (10-1) ha 22 anni, quindi potrebbe essergli figlio, allievo della gloriosa palestra “Quero e Chiloiro” a Taranto, svezzato dal maestro Quero Cataldo. Pure lui un talento precoce, visto che nel 2019 a soli 18 anni, vince il titolo italiano senior a Roma. Chiamato in nazionale, non trova l’ambiente ideale e decide di fare il salto nei pro. I soliti male informati, essendo nato a Cuba (mamma locale e papà di Taranto) e tirato i primi pugni nell’isola, lo hanno indicato come l’ennesimo prodotto caraibico. Sbagliato, il giovanotto pugilisticamente deve tutto al maestro Cataldo Quero, che gli ha fatto non solo da scopritore ma da fratello maggiore, da consigliere e quando è stato necessario da vero amico. Ripeto, Giovanni è un talento, ma anche un ragazzo chiuso, che nasconde le emozioni e questo rende spesso difficile capirne il vero stato d’animo. Il capolavoro dell’insegnante è stato e continua ad essere quello di godere della completa fiducia da parte del pugile. Il non dimenticato campione e allenatore dell’Italia, Francesco Damiani, presente a Reggio Emilia, faceva i complimenti al nuovo campione, augurandosi che alla completezza tecnica unisse un pizzico di potenza. Tranquillizzo l’amico Francesco, assicurandolo che il destro di Rossetti è di piombo. Deve solo portarlo convinto. La tattica studiata contro De Novellis, non prevedeva assalti scriteriati per vincere prima del limite. La cosa importante era tornare a casa con la cintura tricolore e così è stato.                                                                                        Precisa Cataldo Quero: “Avevamo due scelte, puntare al KO o vincere ai punti evitando rischi, consapevoli che la condizione atletica di Giovanni e l’indubbia qualità della sua boxe, fosse superiore al rendimento di De Novellis. Che rispettiamo e sapevamo molto abile, ma anche atleta ultraquarantenne e nella boxe i miracoli non si ripetano spesso. Infatti le cose si sono svolte nel rispetto del nostro piano strategico, addirittura con due riprese in anticipo”.                                                                                                                                                                                      La tematica del match ha seguito una traccia unilaterale, fin dal primo round, con Rossetti che dettava la tattica, impedendo al campione di accorciare la distanza, usando il sinistro e anche il destro come barriera insuperabile, per cui a De Novellis veniva a mancare l’unica soluzione auspicabile di combattere nel corpo a corpo, dove lo sforzo aveva il supporto di potersi appoggiare all’avversario. Svanita l’opportunità auspicata, le riprese si susseguivano con lo stesso bilancio a favore dello sfidante, che metteva in mostra sia la tenuta atletica che la varietà dei colpi, sempre portati in scioltezza. Quelle poche volte che il napoletano riusciva a mettere a segno qualche colpo esterno, veniva punito dalle serie che lo costringevano alle corde, cercando con grande abilità difensiva a limitare i danni. Tattica che ampliava il vantaggio dello sfidante. Allo stop, per ferita di De Novellis, avvenuta all’ottavo round, personalmente avevo assegnato tutte le riprese allo sfidante e non temo smentite.                                                                                                                                                                       Il neo campione conferma la tattica svolta a Reggio Emilia: “Conoscendo l’abilità difensiva del mio avversario, non ho mai cercato il KO, ma ho badato a proseguire nella tattica studiata in palestra. Sia mentalmente che atleticamente stavo benissimo e quando è stato fermato l’incontro avevo energie per altrettante riprese. Una vittoria importante ma anche solo il primo passo verso traguardi molto più ambiziosi. Ho svolto una preparazione perfetta e quindi molto impegnativa e faticosa. Per mesi ho vissuto concentrato per conquistare il titolo italiano. Ringrazio i miei amici sparring, il maestro Cataldo più di un semplice allenatore, il preparatore atletico Ciro Mancino, papà Giuseppe che è sempre stato al mio fianco, come la mia ragazza Chiara paziente e comprensiva, persone indispensabile nella mia vita  quotidiana”.

Il primo traguardo è stato raggiunto, conquistando il titolo tricolore in trasferta. Nel futuro la prima difesa potrebbe svolgersi a Taranto davanti ai suoi tifosi? Lo chiedo al suo maestro. “Ce lo auguriamo, anche perché i tifosi di Giovanni sono in continuo aumento. La prima difesa sarebbe importante disputarla nella sua città. Sto pensando anche allo sfidante che potrebbe essere il catanese Gianluca Pappalardo, che ha inflitto a Giovanni l’unica sconfitta da professionista. L’occasione per cancellare la sola macchia del record personale. Si tratta di un’ipotesi, che potrebbe variare. Importante è allestire la difesa a Taranto, la città del papà e quella che lo ha accolto al definitivo rientro in Italia ancora ragazzino”.

In apertura sono saliti sul ring due new entry della scuderia di Mario Loreni, già ottimi dilettanti, entrambi titolati, che hanno deciso di passare pro in giovane età, scegliendo un percorso in grado di svolgere l’attività da pugili a tempo pieno. Non vorrei essere frainteso, se il mio giudizio è critico a differenza di altri trionfalistici. Roberto Lizzi (2), 21 anni di Fuscaldo Marina (Cosenza), allenato dal maestro Morello, è stato campione italiano dilettanti nel 2021 e rappresenta uno dei pochi giovani tra i cruiser di casa. Ha affrontato l’albanese residente a Iesi nell’anconetano, Enea Keci (1-3) di 26 anni, nettamente sconfitto ai punti sui sei round. Lizzi ha attaccato per tutte le riprese, confermando temperamento e grande condizione fisica. Il punto dolente è che è mancato sul piano tattico. Si è scagliato sul rivale senza preparare l’azione ragionando e cercando di ottenere il massimo risultato con giudizio. Lizzi ha sparato sventole a go go, si è gettato contro il più alto avversario come un torello infuriato, senza schemi, arrivando alle sei riprese contro un avversario modesto, ben contento di chiudere ai punti. Sorprende questa involuzione, considerato che si allena con un tecnico di alta maestria. Il secondo giovane esibitosi è stato il casertano di nascita, il mediomassimo Domenico Vinciguerra (2) 20 anni, residente a Salvaterra (RE), opposto ad Andrea Cannoni (0-12) 38 anni di Fano, il cui record dice tutto. Il giovane Vinciguerra lo ha assalito sparando colpi a raffica senza soluzione di continuità ma anche senza ragionare, finendo sempre contro l’avversario, chiudendo la distanza. Bastava fare un passo indietro e trovare la misura dei pugni. Niente da fare, purtroppo. Cannoni che è una nullità come pugile, dopo aver subito per due round, in debito d’ossigeno denunciava un fantomatico dolore al braccio sinistro. Veniva chiamato il medico e la battaglia si concludeva dopo due riprese violente e a senso unico. Chiaramente i due vincitori sono alle prime armi e avranno modo di migliorare. Tenendo presente che per esprimere buon pugilato, occorre usare il ragionamento prima di sparare pugni. Questo il mio pensiero.

Di Alfredo

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