Quando la sedia a rotelle ti insegna ad operare meglio di prima. Alberto Dolfin – Iron Mark. Le corsie di Marco Dolfin: chirurgo e nuotatore – Bradipolibri Editore – Pag. 128 – Euro 15.00.

Visto che il destino gli ha vietato di poter camminare autonomamente, ha deciso di aggiustare le gambe degli altri. Marco Dolfin fa il medico-chirurgo presso il reparto di Ortopedia Traumatologia dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Fin qui nulla di straordinario, non fosse che Marco, che si era specializzato in Ortopedia pochi mesi prima, la mattina dell’11 ottobre 2011, mentre si stava recando all’ospedale a Torino, per aiutare un collega, è vittima di un incidente in moto che gli causa una paraplegia. A quel punto i sogni del futuro, potrebbero tradursi in incubi, ma non è così. Marco è uno di quelli che sanno tramutare il dramma a rampa di rilancio. Intanto ha un passato da atleta, una volontà d’acciaio, una famiglia fantastica e un fratello giornalista che rappresenta il punto d’appoggio quotidiano. Compreso quello di scrivere un libro non solo per raccontare quanto è accaduto, ma soprattutto per pungolare chi ha avuto il segno negativo nel destino, ma deve essere capace di trasformare la malasorte in rivincita assoluta. Il risveglio dopo l’intervento, è il momento più delicato, consapevole che quando si tratta di un trauma spinale la prima domanda è sapere se puoi tornare a camminare. Per Marco il verdetto risultò negativo, giocoforza avere come compagna la sedia a rotelle. A questo si aggiunge un capovolgimento totale delle abitudini pre-incidente. Abituato ad essere non solo indipendente ma soprattutto uomo di sport ed esempio per il gruppo, la situazione si traduce in uno stravolgimento totale quotidiano. Marco – lo scrive con tratto lineare e incisivo il fratello – attraversa questo inferno esteriore e interiore, prendendo in mano la situazione e operando senza piangersi addosso. Consapevole che solo affrontando il nuovo presente sfruttando ogni nuova opportunità, avrebbe potuto iniziare una nuova vita senza rimpianti. Così ha fatto. La carrozzina è ora la compagna fedele ma e indispensabile in tutto. Oggi Marco è attivo in sala operatoria e fa molte altre cose, compresa l’attività sportiva che è sempre stata nel suo DNA. Certo, non è stato facile “addomesticare” la carrozzina, questo puledro meccanico che nei primi tempi si imbizzarriva e ti sbatteva a terra senza pietà. Proprio lo sport gli ha fatto superare il momento più buio, quando ebbe la certezza che non avrebbe più riacquistato l’uso delle gambe. L’incontro con Federico Morlacchi, nuotatore lombardo, nato con un’ipoplasia congenita alla gamba sinistra, capace di vincere medaglie ai Giochi di Londra 2012, ma soprattutto con Alessandro Pezzani e il preparatore atletico De Michelis furono determinanti per portarlo ai Giochi Paraolimpici di Rio 2016. Entra nelle FFOO, viene invitato con la squadra azzurra al Quirinale e premiato. Ma per un perfezionista come Marco, oltre ai risultati sportivi, aggiunge il tocco in più. Con un apparecchio particolare, dal 2017 per interventi più complessi al bacino a alle ginocchia, entra nell’esoscheletro e opera in piedi. La famiglia, la moglie Samanta e i gemellini, ma anche i loro genitori e i fratelli formano un blocco unico, indivisibile, pronti ad affrontare ogni battaglia. Con Marco in prima fila.                  

Di Alfredo

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