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Ci vuole “Sangue di Serpente” per vivere…Parola di Italo Gasperini | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Ci vuole “Sangue di Serpente” per vivere…Parola di Italo Gasperini

sangue-di-serpente.jpgSul ring e nella vita sono i ricordi a dare un senso al presente e valori eterni come l’amicizia e l’amore a sopravvivere al futuro. Veloci come un rettile forti come come un pugile.

Marsiglia, la città dai mille volti; Ray, il campione che non molla, dna da pugile; Dino, il padre da emulare, peso medio ad un passo dal tetto del mondo, che non ha mai raggiunto; Marcèl, l’anziano allenatore, maestro di ring e di vita, che tutti vorrebbero avere; Lèon, l’amico fedele che ha sfidato il suo stesso destino; Mirò, il lato oscuro e violento del vivere senza scupoli; Lena, il lato passionale ed euforico del vivere sano; Michèle, la bellezza che sopravvive alla vita, facendosi scudo con l’inconsapevole ma indispensabile innocenza, e Italo Gasperini, l’autore e sceneggiatore che fa la differenza.

Tra la storia semplicemente raccontata e quella intensamente vissuta, per molti aspetti in prima persona, da leggere e da guardare, proprio come in un film. Protagonista indiscusso, il tempo, tema di fondo del bellissimo racconto della fervida e veloce penna dello scrittore istriano, edito dalla Armando Curcio Editore, che ripercorre la storia del giovane Ray Reggiani, pronto a rimettersi in gioco per conquistare il mondo, da campione e da uomo, figlio d’arte del pugilato vero, quello fatto di sacrifici e vane glorie, alla continua ricerca di quel senso di giustizia ostacolato dal dolore, in un’esistenza precaria in cui, però, i valori sopravvivono alla tragedia.

Ricordi, flash-back e sensazioni vive, forti come quella di un pugno, dal passato al presente: Gasperini utilizza una narrazione circolare da buon sceneggiatore ed esperto di regia. Il pugilato fa da sfondo ai sentimenti, alle esperienze in parte autobiografiche. A quella passione per il quadrato nata dalle difficoltà vissute nei campi profugi, sotto gli slavi, e fin da bambino. Una lotta alla sopravvivenza che ha trovato spazio e sfondo sul ring, a cominciare dal fatidico incontro con il campione olimpico, medaglia d’oro pesi gallo alle Olimpiadi di Berlino 1936, Ulderico Sergo, profugo anche lui a Mantova.

Fu lui ad insegnare al tredicenne Gasperini a tirare di noxe, con guantoni fatti di tela e fieno. Alla prima vera e seria sfida da boxeur, la dimostrazione di una grande forza di volontà: “Ero rapido come un serpente e dovettero fermarmi, proprio come accadde a Ray nella palestra di Marcèl…”. E come Ray l’autore ha conosciuto il vero amore, l’amicizia, dando un senso ai suoi ricordi e al suo libro: “Che tratta di valori ma anche di tenacia, di voglia di riuscire ad ogni costo”. Nella Marsiglia dove tutto cominciò, tutto finì, sul ring della vita, dove la rabbia, “quella cattiva, fatta di silenzio” si è riscattata in nome della dignità, del coraggio, dell’immancabile “Sangue di Serpente”. E scondo noi, ne vale assolutamente la pena!

Il libro è in distribuzione da ottobre 2006 in tutte le librerie oppure online qui e qui.