di Giuliano Orlando

Cuba non ha mai riconosciuto la boxe femminile, per cui anche per i Giochi di Tokyo, partecipa solo con la squadra maschile, nonostante che da almeno dieci anni molte ragazze si allenano nelle palestre sperando in un via libera che il Ministero dello Sport sembra ignorare in modo assoluto. Per contro, sia la lotta (wrestling) che il sollevamento pesi, sono entrate a pieno titolo tra le donne. Portavoce ufficiale di questa richiesta è Namibia Flores, 44 anni, fino a pochi anni fa si allenava con gli uomini e stando ai tecnici, che l’hanno seguita, avrebbe potuto battersi con i pari peso maschili e anche vincere. Del caso si interessarono i media, un servizio uscì nel 2015 in Italia su Askanews e in particolare un documentario sulla sua vita e l’appello di Namibia, ebbe vasta risonanza negli USA, senza per questo cambiare nulla nell’isola. “Anche se mi alleno saltuariamente – ha detto recentemente – proseguo la mia battaglia a nome di tutte le donne cubane e insegno la boxe alle ragazze. Anni addietro mi proposero di lasciare Cuba, per poter combattere, ma rifiutai. In gioventù ho praticato il taekwondo, ma la vera passione è stato il pugilato e continuerò a insistere per il riconoscimento anche alle donne”.                                                                                                                                                                           In attesa che si realizzi il sogno di Namibia Flores, i maschi hanno ripreso l’attività dopo la lunga sosta forzata dovuta al Covid 19, durata praticamente da marzo a luglio 2020, per riprendere in agosto con vari tornei, in particolare quello dei distretti, fino alla selezione definitiva, presenti i migliori, svoltasi dal 22 al 24 dicembre nella Scuola Nazionale di Boxe Holvein Quesada, ad Wajay, cittadina sportiva non lontana dall’Havana, dove si svolgono i raduni di tutte le nazionali di categoria. Sotto l’occhio attento di Rolando Acebal, il capo dei tecnici cubani, hanno combattuto i migliori delle otto categorie interessate ai Giochi, con qualche eccezione come i 49 kg. In linea di massima i favoriti si sono confermati, grazie all’esperienza degna di qualificati professionisti. Alcuni giovani, si fa per dire, ci hanno provato, ma nel corso delle sfide solo due: Gomez Andy Cruz (63) e Yoenlis Hernandez (75) saranno alla prima esperienza olimpica, non certo alle prime armi. Cruz, 25 anni, oro iridato a Ekaterinburg 2019, titolare ai mondiali 2015 a Doha, a vent’anni, eliminato nei quarti dal bielorusso Asanau nei 56 kg. Categoria che lo costringeva a digiuni totali, visto che tre mesi dopo ai campionati cubani, si presenta nei 64 kg. e giunge terzo, battuto 2-1 dall’emergente Kevin Brown, che negli anni successivi sarà il più ostico rivale di Rosniel Iglesias. Ai trials ha superato Dariesky Palmero e Jorge Moiran, senza problemi. Il medio Yoenlis Hernandez, 23 anni, è la vera novità, che subentra ad Arlen Lopez l’oro di Rio nei 75 kg., campione nazionale youth 2015 nei leggeri, dopo il bronzo della precedente stagione a 56 kg., non è mai riuscito ad imporsi agli assoluti. Terzo nel 2016 e 2017, nel 2018 è il solito Kevin Brown a fermarlo nei quarti a 69 kg. Lo scorso anno, sale nei medi e arriva in finale, dove sfiora l’impresa, sconfitto di strettissima misura (3-2) dal quotato Yarel Areu, che sembrava destinato a subentrare ad Arlen Lopez. La selezione di dicembre, assente Areu, ha dato ragione a Hernandez, vincitore di Alex Esponda e Yohander Martinez, conquistando così il pass per Buenos Aires. A distanza di un anno, dal precedente torneo nazionale, alcuni verdetti si sono capovolti. In particolare il veterano Roniel Iglesias, 32 anni, battuto nettamente da Brown (iridato youth nel 2012), 25 anni, prima al torneo per team e poi agli assoluti 2019, si è preso la rivincita nella sfida più importante. Il pugile di Pinar del Rio, sconfitto Damian Lescaille la speranza della Camaguey, dopo tre round di fuoco, ritrova Kevin Brown e gli stimoli giusti per batterlo sia pure di misura (2-1). Iglesias è ad un passo dalla quarta olimpiade, dopo Pechino 2008 (bronzo), Londra 2012 (oro) e Rio 2916, fermato nei quarti. Oltre 400 incontri alle spalle, una carriera iniziata nel 2003 a 15 anni, campione del mondo a Milano 2009, titolare nel 2011, 2015, argento nel 2017, stop ai quarti nel 2019. L’altro “vecchietto” è Julio La Cruz salito nei 91 kg., dopo aver vinto ben quattro volte il mondiale (2011, 2013, 2015, 2017) e il bronzo lo scorso anno in Russia. La sua boxe evanescente, fatta di tocchetti e fughe, piace solo ai cubani e molte sue vittorie sono state accompagnate dalla disapprovazione (fischi). Il suo capolavoro è l’oro di Rio, dopo il floppy di Londra, battuto dal brasiliano Falcao. Ha fatto incetta del titolo cubano e a 31 anni approda alla terza olimpiade. Anche se bissare Rio sembra impresa impossibile, vista la concorrenza che arriva dall’Asia (Kazakistan e Uzbekistan) con pugili che attaccano senza soluzione di continuità, tattica che non si addice al pugile della Camarguey. Nei 52 kg. conferma di Yosbany Veitia, 28 anni, ad alto livello dal 2010, presente ai mondiali 2011, 2013 (bronzo), 2015 (argento), 2017 (oro), 2019: eliminato dall’inglese Yafai all’esordio. Anche per lui è la terza olimpiade, Londra e Rio lo hanno bocciato, spera che Tokyo gli porti buono. La selezione è stata una passeggiata: Erisland Romero, Rolando Martinez e Damian Arce debbono aspettare almeno fino al 2024 e forse anche oltre, per spodestare questo piccoletto che boxa come un professionista di stanza nei top ten assoluti. Nei 57 kg. dopo il passaggio nei pro di Robeisy Ramirez, oro a Londra (52) e a Rio (56), croce e delizia cubana, ripescato nel 2016, dopo averlo sospeso per mesi, la promozione di Lazaro Estrada Alvarez, 30 anni a gennaio 2021, era la più logica. Presente a Londra (argento nei 56) e a Rio (bronzo nei 60), stavolta spera di aver trovato la categoria più consona per migliorare il bilancio precedente. Ai mondiali ha vinto tre ori:  2011, 2013 e 2015, e due argenti: 2017 e 2019. Alla preolimpica ha dominato Rafael Jaubert, Osvaldo Diaz e Osvel Caballeros. Arlen Cardona Lopez, 27 anni, campione cubano medi nel 2014 battendo in finale il quotato Emilio Correa, titolo che lo promosse a titolare al mondiale 2015 a Doha nel Qatar, vincendo l’oro.  Non si confermò nel 2017 e 2019, eliminato nei quarti. Voci di corridoio sussurrano che non sempre suda troppo in allenamento, distratto dalle gioie dell’altra parte delle mela. A Rio 2016 ha messo tutti d’accordo, vincendo il titolo a cinque cerchi, in quel caso lottando contro gli avversari e la bilancia. Che lo ha deciso a salire di categoria, in vista di Tokyo, partecipando agli assoluti negli 81 kg. dove ha vinto il titolo. Alla preolimpica costringe Yusel Napoles  all’abbandono al terzo round e vede disco verde per Buenos Aires, l’ultimo esame prima del Giochi.                                                                                                                                                                      

 Per Erislandy Savon, complice un problema alla mano destra, che ha determinato la sconfitta contro il giovane e ambizioso Carlos Castillo, svanisce la speranza di far parte della squadra nei +91, sembra ormai svanita. Tutto a favore di Dainier Però, 28 anni, presente a Rio, dove, dopo aver battuto il nostro Guido Vianello, si fermò davanti al croato Hrgovic che lo mise KO al secondo round. Il cubano apparve sulla scena internazionale ai mondiali del 2015, battuto dall’uzbeko Jalalov, attuale professionista e iridato in carica nei dilettanti!  Assente nelle successive edizioni, per alcune stagioni Però è entrato in rotta di collisione con Yoandris Toirac, che fece sensazione nel 2012, quando a 19 anni, vinse il titolo cubano battendo in finale Erislandy Savon. Vittoria casuale, visto che dal 2013 al 2019, ha raccolto ben sette secondi posti, un record poco invidiabile. In finale, Dainier Però lo ha battuto quattro volte. Per Erislandy Savon, 30 anni compiuti il 21 luglio scorso, questa bocciatura potrebbe significare l’addio, dopo 13 anni di attività. Iniziata da iridato  youth nel 2008 a Guadalajara in Messico. Ai mondiali del 2009 a Milano, si presenta come cugino del grande Felix Savon, pluricampione mondiale e oro ai Giochi ’92 e ’96. Il giovanotto dal fisico impressionante, si ferma ai quarti, battuto dall’ucraino Kapitanenko. Dopo l’edizione di Milano ha preso parte alle successive quattro: 2011, 2013, 2015 argento e finalmente nel 2017 ad Amburgo coglie l’oro. Mentre ai Giochi, non ha la stessa fortuna. A Londra viene fermato più dai giudici che da Joshua (16-17), d’altronde l’inglese “doveva” vincere l’oro, al di sopra dell’altrui superiorità. Nel 2016 a Rio, un bronzo che rappresenta il miglior risultato della carriera. In futuro potrebbe diventare un buon tecnico o anche accompagnatore, considerato che come atleta è sempre stato esemplare. Questi gli otto pugili che stando ai risultati e anche alle parole del tecnico, dopo la selezione interna, che andranno a Buenos Aires il prossimo aprile, per la qualificazione a Tokyo. Sono sempre più convinto che la politica autarchica di Cuba, sia un freno pesante per la crescita di un vivaio che ha potenzialità pazzesche. Il via al professionismo è la più grande bugia dei responsabili politici. Così fosse, molti giovani non scapperebbero dall’isola per fare i veri professionisti. Il risultato è che degli otto, uno solo, il peso medio, ha esperienza limitata. Tutti gli altri potrebbero rivaleggiare con i pro. La media del gruppo è di quasi 28 anni, Iglesias è alla quarta olimpiade, La Cruz, Veita e Alvarez alla terza, Però, Lopez alla seconda, solo Cruz e Hernandez alla prima, anche se Cruz vanta l’oro mondiale 2019. Una squadra vecchia, anche se di altissima qualità. Un team dove il meno esperto ha quasi 200 match sulle spalle.

Dai maschi caraibici, alle donne russe, la nazione col più alto numero di praticanti, secondo stime relative al 2018, sono oltre 15.000 le praticanti, divise tra schoolgirl, junior, youth ed elite. Per capire il movimento, nel 2020, nonostante la pandemia, si sono svolti 8 tornei interni tra le youth e 7 nelle senior. Il comitato tecnico russo, ha scelto le cinque titolari che dovrebbero essere promosse in blocco il prossimo aprile, verso Tokyo. Due sono ad un passo dal traguardo, avendo combattuto e vinto il primo incontro. Si tratta di Svetlana Suluyanova nei 51 kg., preferita a protagoniste titolate come la Aetbaeva, iridata in carica e la Saveleva argento europeo a Madrid. Suluyanova, 26 anni, campionessa russa ed europea nel 2018, ha superato il primo turno lo scorso marzo, battendo la svizzera Eliana Pileggi senza problemi. In aprile affronta la bulgara Stoyka Petrova Krasteva, 35 anni, a sua volta europea 2018 e 2014, da non sottovalutare affatto. A favore della russa, l’esito del campionato nazionale disputato a Ulyanovsk il 25 ottobre, che ha vinto battendo la Paltseva (oro mondiale 2019 nei 48 kg.) in semifinale e la giovane Sharapov (19 anni) in finale, dimostrando una condizione di forma ottimale. L’altra russa ad un match da Tokyo è Saad Dalgatova, 32 anni, nei 69 kg. giunta ai quarti battendo l’inglese-gallese Rosie Eccler, che si era distinta agli europei di Madrid 2019, giunta al bronzo, battuta in semifinale dalla nostra Angela Carini. Il prossimo impegno per ottenere il pass olimpico è contro l’ucraina Lysenko (29 anni), ostica ma non insuperabile. Nei 57 kg. il discorso ci interessa direttamente, visto che la sfida per l’accesso ai quarti vede Liudmilla Vorontsova, 21 anni, contro la nostra Irma Testa (23), che la Task Force non ha inserito come testa di serie, nonostante lo meritasse ampiamente, quale campionessa europea in carica. Purtroppo siamo in mano a incapaci e impreparati, tanto da far rimpiangere i predecessori che pure erano da buttare. Tra le due c’è un precedente nel 2018, con l’azzurra vincitrice, ma questo non cambia la difficoltà di una sfida che doveva avvenire più avanti. Anche perché chi vince ha la strada spianata verso le semifinali, mentre la sconfitta esce di scena, fuori anche dai recuperi. Nei 60 kg.  altra giovane, Ekaterina Dynnik (21 anni), talento a fasi alterne, molto forte ma dal carattere introverso.  Debutta contro la turca Esra Yildiz, in un girone dove le altre due più forti, la francese Hamadouche (31 anni), campionessa del mondo nelle professioniste e l’irlandese Harrington (31 anni) iridata dilettanti 2018, si scontreranno nei quarti, facilitando la strada della russa. Al contrario di quello dove è inserita la nostra Rebecca Nicoli, con la finnica Potkonen (40 anni), bronzo mondiale e campionessa europea nelle ultime due edizioni, che dovrebbe trovare nei quarti. Tornando alla Dynnik, ai campionati di ottobre, è uscita in semifinale, battuta da Nune Asatryan, 19 anni, che dopo aver dominato nelle giovanili, ha compiuto l’impresa di vincere il titolo assoluto al primo assalto, superando in finale Anastasia Belyakova (27 anni), già campionessa russa, europea 2014 e argento 2018. Vedremo se saprà confermarsi in futuro.  La quinta russa è anche la più anziana e la più titolata. Si tratta di Zenfira Magomedalieva, 32 anni, nativa del Daghestan nel Caucaso settentrionale, oro mondiale nel 2014 e nel 2019, europea nel 2016 e 2019, ferma tra il 2017 e 2018 per maternità. Dagli 81 kg., dove ha militato per anni, vincendo tutto, è scesa nei ’75 agli ultimi campionati russi, dominando la scena, battendo in finale Anastasia Shamonova (20 anni), che nelle giovanili aveva vinto mondiale ed europei, bruscamente bloccata nelle elitè, dove sta perdendo tutti i treni. A Londra trova la magiara Timea Nagy, sua coetanea, destinata alla sconfitta, quindi la vincente tra la nostra Severin (33 anni) e la turca Demir (38 anni), esperta ma già battuta dalla russa. In semifinale, a giochi fatti dovrebbe incrociare i guantoni con l’olandese Fontijn (33 anni), che le darà filo da torcere. Come si evince, in Europa dominano le ultratrentenni o quasi, come l’irlandese O’Rourke (23 anni) europea 2019 e l’inglese-gallese Price (26 anni) iridata in carica. Queste le previsioni, con un punto interrogativo pesante, visto che l’Inghilterra sta faticando e non poco ad uscire dal tunnel pandemico e aprile è alle porte.

Di Alfredo

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