matteo-pellicone.jpgSport da combattimento: un futuro alla ribalta o un destino in sordina?

Tutti le conoscono, in moltissimi le praticano ma, chissà perché, le discipline da combattimento continuano ad essere la “Cenerentola” del mondo sportivo. E il dato è sotto gli occhi di tutti. Si accende la televisione ed è difficile non trovare almeno un canale in cui si parli di calcio, di automobilismo o motociclismo. E’ un cercatore attento e paziente, invece, quello che riesce a trovare il canale dedicato alle arti marziali o ad altre pratiche da combattimento. Lo dice anche il Presidente della Fijlkam, la Federazione Italiana di Judo, Lotta, Karate e Arti Marziali, Matteo Pellicone: “I nostri sport sono condizionati dalle leggi di mercato. Per cui, tolti i momenti di grandissimo interesse, come succede in occasione dei Giochi Olimpici, vediamo che ogni spazio comunicativo è gestito da chi nel settore ha degli interessi. C’è da dire, in sincerità, che la radio si muove ottimamente nei nostri confronti, così come fa Raisport Satellite che copre le più importanti manifestazioni nazionali e internazionali di lotta, judo e karate. Lo stesso dicasi per Eurosport che agisce nell’ambito di Sky, ma questo non basta per darci la visibilità destinata a ben altri sport”.

Eppure i numeri dovrebbero essere a favore della Fijlkam. I tesserati di Matteo Pellicone, infatti, sono 126 mila, ma ancora di più, almeno il doppio, le persone che praticano gli sport da combattimento in tutta Italia. E basta fare un giro in qualche palestra per verificare quali sono i corsi più frequentati. Visibilità o no, la Fijlkam può ritenersi soddisfatta per la qualità e il livello dei suoi atleti che, negli ultimi anni, hanno portato a casa risultati più che soddisfacenti nelle diverse competizioni.

“Nei campionati mondiali di lotta e karate che si sono svolti al Cairo nel 2005 abbiamo registrato l’ottimo argento di Francesco Bruyere nei 73 Kg, categoria in cui, ad inizio stagione, ha vinto il classico torneo Jigori Kano di Tokio. Nei campionati europei di judo, a Tampere, ricordo la medaglia d’argento di Pino Maddaloni. Nella stessa rassegna abbiamo registrato due belle medaglie di bronzo in campo femminile: sul podio sono andate Ylenia Scapin e l’esordiente Valentina Moscatt. Agli europei di karate di Stavanger il dominio italiano è stato netto con la nostra nazionale, prima nella classifica ai punti con undici medaglie. Da non dimenticare, poi, il settimo oro consecutivo di Luca Valdesi nel kata e la vittoria di Stefano Maniscalco nel kumite open. Negli europei di lotta di Budapest, poi, è stata bravissima Francine De Paola, conquistando il bronzo nella categoria dei 48 Kg”. Judo e karate sono le discipline che hanno il maggior numero di praticanti con ben 45 mila iscritti a testa.

E’ per questo che alla Fijlkam si fanno progetti per il futuro di questi sport. “Per il karate, ci auguriamo che venga ammesso nel programma olimpico, mentre per il judo attendiamo le nuove regole che dovrebbero conferirgli una maggiore spettacolarità. Per la lotta, intanto, si è ottenuta l’introduzione anche ai Giochi Olimpici della eliminazione diretta e l’assegnazione della doppia medaglia di bronzo”.

Insomma previsioni più che rosee per il futuro degli sport da combattimento che, a poco a poco e con un po’ di fatica, si stanno facendo largo nei “cuori” e nelle abitudini di tanta gente. Ma chi sono i praticanti di queste discipline? Dove vivono e cosa fanno?Intorno agli sport da combattimento ci sono le palestre, le scuole che vogliono educare i giovani”. E perché bisognerebbe imparare una di queste discipline?

“Perché sono tanti i benefici. Ai nostri praticanti non promettiamo denaro ma salute, integrità fisica ed etica. Non abbiamo nulla da vendere, né scarpe (judo e karate si praticano scalzi), né indumenti alla moda. Abbiamo, invece, molto da regalare: soprattutto il rispetto delle regole e dell’avversario”.

Federica Pessot

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