di Giuliano Orlando

Una rivalità storica che non finirà mai – Niccolò Mello – Dalla polvere alla gloria. Come Argentina e Brasile sono diventate regine del calcio – Bradipolibri editore – Pag. 174 – Euro 18.00.

Brasile e Argentina, due stati quasi sempre rivali e non solo calcisticamente. Il primo venne scoperto nel 1500 dal navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral, inviato sulla rotta delle Indie e ritrovatosi nel continente americano, due anni dopo fu il fiorentino Amerigo Vespucci ad approdare in Argentina. Da quel momento gli inviati da parte dei governanti portoghesi e spagnoli si sprecano e l’autore ne fornisce una robusta informazione. Doverosa prefazione per arrivare ai motivi per cui nasce la grande rivalità calcistica tra le due nazioni. Incrociando non troppo casualmente i piccoli ma spesso scomodi Uruguay e Paraguay che si aggiungono nel compito di darsele di buona lena. Tutto questo nel corso di tre secoli, lungo i quali si succedono dittatori e innovatori vari, tutti di provenienza spagnola e portoghese, le cui finalità è sempre di natura economica e politica. La morale è disinvolta: trarre da queste enormi estensioni il maggior guadagno possibile sia dalla terra che dalla tratta degli schiavi, guidati dai missionari, i crociati dell’epoca incaricati alla conversione al cattolicesimo, senza sottilizzare troppo sul metodo. La diversità del sistema, consisteva nell’interpretazione della politica espansionistica. Gli spagnoli confermano l’inclinazione stanziale, propensi a mettere radici, i portoghesi, come scrive a ragione l’autore, cercano l’utile immediato, il frutto concreto della scoperta. Dalla politica al calcio il passo è abbastanza lungo. La prima sfida data al 20 settembre 1914 a Buenos Aires e il clima è quello che non ti aspetti. Il 3-0 per i locali, come l’1-0 per il Brasile pochi giorni dopo, non cambiano il rapporto di fondo: feste e abbracci. Il motivo è la cooperazione tra i due stati al punto che definiscono i confini in via diplomatica. L’idillio dura fino agli anni ‘30, poi la superiorità del Brasile infastidisce i vicini L’incendio divampa nello spareggio per la Coppa America nel 1937 a Buenos Aires, con la stampa locale che raffigura i rivali come scimmie, per la presenza nel Brasile di giocatori di colore. A quel punto la rivalità non conosce tregua, alternando sport e razzismo, in particolare da parte argentina. Tutto questo non preclude il passaggio di brasiliani che giocano in Argentina e viceversa. Interessante lo studio delle caratteristiche tecniche che diversificano le due nazioni. Come le battaglie e i drammi dei giocatori di colore, per raggiungere la parità di merito. Il libro informa e spiega, entra nel dettaglio sia politico che sportivo, racconta l’aspetto sociale dei due stati, che vivono in modo passionale ma diverso, la fede calcistica. La sconfitta mondiale del Brasile nel 1950, contro l’Uruguay al Maracanà, fu una tragedia nazionale assoluta, con suicidi a raffica. Lo scrittore Nelson Rodrigues la definì: “la nostra Hiroshima?”. Un libro dal titolo riduttivo, che abbraccia una storia che va ben oltre la rivalità calcistica, ma spiega le radici di due grandi nazioni e informa anche su Uruguay e Paraguay, rivali scomode sia pure su fronti diversi. Nell’ultimo capitolo “Esegesi del genio” percorre e illustra perché alberga nella stragrande maggioranza nel Sud America, Argentina, Brasile e Uruguay in particolare. Veleggiando da Pelé a Maradona, Di Stefano e Messi, gli intoccabili.  Ben diversi dai fuoriclasse attuali, fatti con lo stampino: atletici, dinamici, robotizzati. Dei quali Cristiano Ronaldo è il perfetto rappresentante. Buona lettura.                                                                                                                                                   

Di Alfredo

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