di Giuliano Orlando

Conoscendo le storie delle leggende della pallacanestro, si può sognare di imitarli. Simone Rosi – Mito NBA. Come il basket può migliorarci la vita – bradipolibri Editore- Pag. 224 – Euro 15.00.

Ricordo, quando nel 2017, l’amico Luca Turolla, l’editore della Bradipolibri, tra i più coraggiosi e intuitivo del settore, mi segnalò Simone Rossi, inviandomi “Discorsi sul basket. Filosofia e arte del gioco”, con l’assicurazione che era un giovane dalle idee innovative e quindi interessanti. Previsione centrata come hanno dimostrato le altre pubblicazioni. L’autore non è appassionato delle statistiche e neppure degli scoring che fanno impazzire coloro che elencano ogni partita attraverso numeri su numeri. Esercizio sicuramente interessante, ma che, a mio modesto parere, tolgono qualcosa all’anima della sfida. Infatti nell’introduzione, scrive che questo lavoro è un esperimento, intendendolo come processo “archeologico” in cui cerca di scoprire i valori intrinsechi del singolo protagonista. L’elenco è lunghissimo e stuzzicante. Dal greco Giannis Antetokounmpo, che considera talento magico a Kobe Bryant, scomparso recentemente, atleta rivoluzionario, agonista al limite dell’impossibile. Il piccolo Isaiah Thomas, colpito da una grande tragedia famigliare, facendo crollare quel paradiso che l’avvolgeva, ma anche capace di risollevarsi e vincere l’ennesima sfida. Matthew Dellavedova che ha saputo superare il confine della normalità per issarsi ai vertici, superando spesso i talentuosi naturali. Tony Allen arriva da Memphis, la città operaria che ha come manifesto l’arte della fatica. Tony è stato la bandiera dei Grizzlies, la squadra che esprime sudore e grinta. Joakim Noah è passato dal cielo dell’idolatria all’inferno del girone dantesco. Immagine di chi sapendosi imperfetto, lotta sempre e comunque. Vince Carter ha vestito le maglie più prestigiose dell’NBA, da oltre vent’anni come protagonista assoluto. La via del tramonto l’ha imboccata da tempo, ma questo Ulisse del presente, non intende approdare ad Itaca, ma proseguire verso spiagge ancora lontane. Questi sono i primi sette eroi non eroi, di un percorso che dipana un canovaccio capace di giungere alla splendida doppia dozzina, raccontando lungo la strada non solo la storia sportiva, ma ancor più la catarsi che rende puri all’interno del corpo, attraverso quel sacrificio atletico e mentale, tipico dei predestinati. Yao Ming, il primo cinese ad essere chiamato in NBA, dagli Houston Rockets, passando da macchina-stato a divo. Riuscendo nel miracolo di saper coniugare al meglio le due anime. Ma questo trionfo esteriore lo pagò sul piano fisico. Il suo corpo enorme ma fragile dovette cedere al consumo che il basket USA chiede ai suoi attori. Nonostante questo handicap si fece amare come pochi altri. C’è spazio per Monty Williams allenatore NBA, insignito del titolo “Sager strong award”, sapendo offrire al pubblico oltre allo scibile tecnico, un sorriso splendido pur con la morte nel cuore per la perdita dell’adorata moglie. Craig Sager non era un giocatore, ma per molti il giornalista della leggenda nel mondo del basket. Talmente innamorato del suo lavoro che continuò a svolgerlo anche quando la leucemia lo stava consumando. Un libro importante, dove non si commentano partite e non si redigono statistiche. Il compito è diverso e offre la svolta per capire il basket dalla parte dei sentimenti.                                                                                                                                                                        

Di Alfredo

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