Di Terenzio Giuliano http://www.radiobullets.com
La storia di oggi è una storia d’altri tempi, si potrebbe parlare di “archeologia sportiva”. Sono gli anni 50, anni in cui un ragazzo italiano che lavora come intagliatore di legno decide di voler diventare un pugile. Questa è la storia di Mario D’Agata, un pugile che si ritroverà più volte a bussare alla porta della storia.

Una licenza sudata e il titolo italiano

Mario D’agata comincia a boxare appena maggiorenne e non ci mette molto a capire che il suo futuro sarà sul ring; dopo appena sei anni di attività, ha già combattuto più di cento incontri e nel 1950 decide, senza pensarci troppo, di passare al professionismo chiedendo la licenza alla Federazione Pugilistica Italiana. Neanche il tempo di sognare che arriva il primo intoppo per il pugile di Arezzo: mai prima d’allora un “sordo” – sordo? eh si Mario D’Agata è affetto da una “sordità prelinguale” o, come si sarebbe detto prima della Legge 95 del 2006, è “sordomuto” – mai nessun sordo aveva avanzato una richiesta di questo tipo oltretutto, a peggiorare le cose, viene accertato che D’Agata non riesce a percepire bene il suono del gong di inizio e fine ripresa, motivo per cui la federazione, almeno in prima istanza, boccia la sua richiesta. Ma non finisce qui perché con l’insistenza e la caparbietà che lo hanno sempre contraddistinto e con la campagna mediatica a suo favore, Mario D’agata riesce ad ottenere la licenza che gli permette, ventiquattrenne, di esordire tra i professionisti e vincere, ai punti, contro Giovanni Salardi. A dirla tutta, oltre alla protesta popolare, per far ottenere la licenza a D’Agata è determinante il peso dell’azione di Amintore Fanfani – nato a Pieve Santo Stefano ma aretino di adozione – al tempo Deputato della Repubblica Italiana prima di diventare, nel ’54, Presidente del Consiglio dei Ministri e, poco dopo, Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana.

Bene, il più è fatto, ma bisogna attendere tre anni affinché D’Agata si presenti con tutte le carte in regola a bussare alla porta della storia.
È il 26 settembre 1953 e D’Agata ha l’occasione di diventare il campione italiano dei pesi gallo. Per farlo deve vedersela con l’oro olimpico di Londra Gianni Zuddas, non proprio quello che si definirebbe un avversario semplice. Ma D’Agata è più forte e non manca l’appuntamento con la storia: sul ring del Politeama di Arezzo, di fronte a poco più di duemila spettatori, il pugile aretino batte il suo avversario per squalifica alla nona ripresa.

Strane coincidenze

Piccola curiosità: quando si dice la combinazione! Solo due giorni prima del match fra D’Agata e Zuddas al Polo Grounds di New York City un tale Rocco Francis Marchegiano, meglio conosciuto come Rocky Marciano e soprannominato “The Brockton Blockbuster”, ha difeso con successo il titolo di campione dei pesi massimi battendo Roland La Starza per KO tecnico all’undicesima ripresa. Ci piace pensare che, oltre a una certa somiglianza nell’attitudine al combattimento – potenza, aggressività, tenuta eccezionale –, Mario D’Agata si sia meritato il soprannome di “piccolo Marciano” anche per questa strana combinazione di eventi che ha visto accomunati questi due pugili.

Ma torniamo al pugile italiano il quale, dopo aver conquistato il titolo, lo difende in due occasioni: prima contro Luigi Fasulo – il quale, per la cronaca, è stato tedoforo alle olimpiadi di Roma del 1960 – e poi, di nuovo, contro Zuddas.
A questo punto, proprio quando il pugile aretino sembra lanciato verso una carriera ricca di successi, le parti si invertono: stavolta è la storia, intesa come destino, a bussare alla porta di Mario D’Agata. E, purtroppo, non porta buone notizie.

Un sogno svanito

Il 15 gennaio del ‘55 il Comitato Esecutivo della National Boxing Association, l’attuale WBA, decide che il messicano Raul Macias e l’italiano Mario D’Agata saranno i prossimi sfidanti per il titolo mondiale dei pesi gallo con data da definirsi entro 60 giorni. Bene!
Passa solo una settimana e l’organizzatore di incontri di boxe Bunny Ford annuncia che Mario D’Agata e Raul Macias si batteranno per il titolo mondiale dei pesi gallo il 9 marzo dello stesso anno a San Francisco. Benissimo!
Ma come, non erano buone notizie?!
Infatti, ecco che pochi giorni dopo l’ufficialità dell’incontro Mario D’Agata finisce sulle prime pagine dei giornali ma non per questioni sportive. L’Unità del 12 febbraio riassume così:

Il campione dei gallo Mario D’Agata gravemente ferito da una fucilata al petto. Il drammatico litigio fra lo sfidante per il titolo mondiale e un socio in affari. Anche la madre del pugile è rimasta ferita. Il boxeur abbandonerà la carriera?

Male. Malissimo! E non dite che non vi avevo avvertito.
Praticamente quel giorno insieme ai genitori e alla sorella, Mario D’Agata è alla lavanderia “La Moderna” per parlare con il suo socio in affari Giovanni Petitto. Questioni di soldi: un finanziamento per alcuni macchinari già acquistati da Petitto, per un valore di circa 2 milioni di vecchie lire, e una cambiale andata in protesto. Come spesso accade quando ci sono di mezzo i soldi, la discussione si fa tesa tanto che Petitto – improvvisamente – tira fuori una pistola e inizia a sparare, fortunatamente senza colpire nessuno. D’Agata interviene prontamente e riesce a disarmarlo ma non è finita perché Petitto riesce a scappare e nel retrobottega prende un fucile da caccia con cui spara due colpi verso D’Agata, e stavolta lo colpisce in pieno petto. Viene portato immediatamente all’ospedale e il primo bollettino emesso parla di “condizioni gravi ma non disperate”. Male. Ma poteva andare peggio.
Secondo bollettino: “il polmone sinistro risulta impallinato e con tutta probabilità il pugile dovrà abbandonare la carriera sportiva”. Ecco, è andata peggio ma almeno D’Agata non rischia la vita.

Il piccolo Marciano torna sul ring

Col passare dei giorni le notizie sulla condizione del pugile migliorano e, pur non sciogliendo la prognosi, i medici indicano in 20 giorni la guarigione clinica e in 3 mesi il raggiungimento di un buono stato di salute. Quello che non migliora sono le prospettive sportive di D’Agata visto che il Prof. Pazzagli che l’ha operato esclude, seppur in linea teorica, che l’aretino possa tornare a boxare. Col passare dei giorni le possibilità di rivederlo combattere crescono notevolmente ma nessuno, neanche il più ottimista fra gli ottimisti, può immaginare di vedere D’Agata di nuovo sul ring dopo appena tre mesi. Lo sfidante di turno è Arthur Emboulè, pugile proveniente dalla Martinica, certamente non un campione, ma un tipo spigoloso e ambizioso che avrebbe potuto farsi un nome battendo l’aretino. KO Tecnico all’ottavo round: D’Agata è tornato e non sembra aver perso lo smalto di un tempo.

Sono passati quasi due anni dal titolo italiano e otto mesi dalla fucilata ricevuta e D’Agata, di nuovo in forma smagliante, si ripresenta davanti alla porta della storia. E bussa.
Dall’altra parte c’è la possibilità di conquistare il titolo europeo. Lo sfidante è il francese Valignat e l’incontro si disputa al Palazzo dello Sport di Milano, davanti a poco più di dodicimila spettatori. Nel primo round D’Agata temporeggia, nel secondo aumenta il ritmo e nel terzo, con un Valignant più attivo, controlla. Nel quarto round Mariolino, uno dei tanti soprannomi dell’aretino, parte all’attacco: con un ritmo incessante, incalza continuamente l’avversario che non sa più come difendersi e pur di non capitolare ricorre ad una grave scorrettezza: una testata sul viso di D’Agata che costringe l’arbitro, il belga Mr. Borre, al primo richiamo ufficiale. Il quinto round dura appena 2 minuti e 22 secondi: Valignant è subito alle corde, immediatamente investito da una gragnola di colpi, e, di nuovo, si difende con la testa: secondo richiamo ufficiale a cui segue il terzo pochi istanti dopo.Come da regolamento l’incontro finisce per squalifica e Mario D’Agata, già campione italiano, conquista il titolo di campione europeo dei pesi gallo e si cinge con la cintura continentale.Niente male per un pugile sordo a cui solo pochi mesi prima hanno sparato un colpo di fucile in pieno petto ma Mariolino non ha nessuna intenzione di accontentarsi, anzi è più che motivato a riprendersi ciò che il destino gli ha tolto: il titolo mondiale.
E questo il motivo per cui, ancora una volta, D’Agata si ripresenta davanti alla porta della storia. E bussa.

D’Agata Vs Cohen: la sfida per il titolo mondiale

È il 29 giugno del 56. Stadio Olimpico di Roma. 38.000 spettatori e, sul ring, il titolo mondiale da contendere a Robert Cohen, ex campione d’Europa e detentore del titolo mondiale dei pesi gallo, con il quale D’Agata ha già boxato, e perso, in un incontro a Tunisi qualche anno prima. Piccola nota statistica: considerate che fino ad allora, nella storia della boxe solo quattro italiani si sono battuti per un titolo mondiale:
Oddone Piazza e Tiberio Mitri per i Pesi Medi, sconfitti; Domenico Bernasconi per i pesi Gallo, sconfitto. Primo Carnera, l’unico ad avercela fatta nel ’33 al Madison Square Garden Bowl di New York dopo aver battuto Jack Sharkey per KO alla sesta ripresa.

Torniamo a Cohen contro D’Agata. L’analisi tecnica pre-incontro è presto fatta:

Robert Cohen, soprannominato Gambuch (che potremmo tradurre con “combattente dalle gambe corte”), è un pugile francese appartenente alla comunità ebraica franco-algerina, è considerato un fine schermitore, più tecnico, più veloce, più mobile sulle gambe di D’Agata e dotato di un pugno secco devastante capace di detronizzare e mettere in ginocchio l’avversario.
Mario D’Agata, soprannominato il piccolo Marciano, ma anche “il mutino”, oltre che “Mariolino” è classificato come un “demolitore” privo del pugno che detronizza ma più vitale, più combattivo e più incassatore di Cohen.

Stando alla cronaca del tempo, ne viene fuori un incontro “tecnicamente mediocre” ma poco importa l’italiano ce l’ha fatta; la pagina sportiva de L’Unità titola

“Al settimo round Cohen alzò le mani!”.

Dopo 23 anni esatti dall’impresa di Primo Carnera, Mario D’Agata conquista il titolo mondiale dei Pesi Gallo. Ovviamente, neanche ci sarebbe bisogno di precisarlo, è il primo “sordo” a cui riesce l’impresa.

D’Agata Vs Halimi

Nove mesi dopo la vittoria di Roma D’Agata deve mettere in palio il titolo mondiale e viene organizzato l’incontro fra l’italiano e Alphonse Halimi, pugile francese presentato prevalentemente come “picchiatore” ma dotato anche di un’ottima tecnica e una buona velocità. È il primo aprile e lo scenario è quello del Palais Des Sports di Parigi e l’incontro, anche senza il benestare dalla National Boxe Association, che aveva designato un altro sfidante, è valido per il titolo mondiale.
Chissà se i due pugili pensano ad un pesce d’aprile quando, alla fine del terzo round, probabilmente a causa di un corto circuito o di un surriscaldamento, dopo una serie di scintille, dal lampadario centrale cade un tizzone incandescente sulla spalla di Mario D’Agata; per fortuna nulla di grave, a parte lo spavento s’intende. Intervengono i vigili del fuoco e gli elettricisti e l’incontro viene sospeso per 18 minuti. L’incontro riprende ma D’Agata è piuttosto scosso – anche perché il buio non è il massimo per un sordo – inoltre l’arbitro De Baker fa anche lui la sua parte: ogni volta che l’aretino comincia a piazzare i suoi colpi dalla corta distanza lo interrompe spezzando la sua azione. In tutto ciò l’avversario si dimostra più che meritevole e non sfigura affatto sul ring. Alla fine della quindicesima ripresa Il verdetto è ampiamente a favore del giovane Halimi.
La porta della storia si apre per il pugile franco-algerino e si chiude, dopo neanche un anno, per il pugile aretino il quale prova più volte a chiedere la rivincita ad Halimi senza che questo dia mai il suo assenso.

Gli ultimi colpi del campione

Si consola qualche mese dopo, riconquistando a Cagliari il titolo europeo che lui stesso aveva lasciato vacante per giocarsi il mondiale, il match è equilibrato ma nell’ottava ripresa D’Agata attacca al corpo l’avversario, Scarponi cerca di sfuggire ma l’ex campione mondiale lo incalza e non gli da respiro e lo martella con rapide scariche: gancio sinistro al mento, Scarponi è KO. Il piccolo marciano torna meritatamente alla vittoria e riconquista il titolo di campione europeo dei pesi gallo. L’anno dopo, sempre a Cagliari, D’Agata è chiamato a difendere il titolo ma, stavolta, viene condannato ai punti da un verdetto eccessivamente “casalingo” stando a quanto si legge, che premia il pugile di casa Piero Rollo.
D’Agata, ormai lo sappiamo, è un tipo tosto e continua a bussare ma, alla fine, capisce che deve arrendersi al tempo e alla stessa storia nella quale aveva sempre cercato un riscatto. Dopo essere stato campione mondiale e due volte campione europeo dei pesi gallo il piccolo Marciano chiude, certamente soddisfatto, la porta della storia e comunica il suo ritiro all’età 36 anni.

https://www.radiobullets.com/rubriche/mario-dagata-il-canto-del-gallo/?fbclid=IwAR1P-hOkVzEVDxMxSEPTGWNxDmhMUuqTFAmDTs0yyOBSmq-rAF0qytk6lDg

Di Massimo

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