AttouFiordigigliodi Giuliano Orlando

Orlando Fiordigiglio (27-2) non ha espugnato il fortino francese di St. Quentin, rinviando ad un terzo assalto la conquista dell’europeo superwelter. In realtà il pugile italiano aveva vinto e con una certa chiarezza la sfida col  magrebino Zakaria Attou (26-6-2), ma due giudici su tre, hanno fatto omaggio al pugile di casa di un successo che ha il sapore della beffa per Orlando. Ma riflettendo bene ci si chiede perché sorprendersi? Gli organizzatori di St. Quentin in Francia, avevano allestito tutto nel modo migliore per essere sicuri di aver investito sul  sicuro i molti euro messi in busta per portare in casa la sfida europea. Lontani dall’idea del fondo perduto.  Il loro assistito il non più verde Zakaria Attou, 35 anni, famiglia tunisina, prize-figth dal 2007, era la carta sicura che doveva vincere il titolo vacante. Il mondo dei guantoni va così, inutile nasconderlo. L’EBU da sempre suo malgrado, osserva impotente, vivendo di luce riflessa, quindi è giocoforza adeguarsi al sistema. Diversamente non sarebbe stato possibile quanto è successo a St. Quentin, con un giudice che assegna 116-111 al pugile di casa, dopo 12 round che ad essere generosi ne aveva vinto non più di  quattro e un conteggio a suo carico. Neppure il secondo (115-112) è stato molto equo, solo più furbo. Il terzo firma un 117-111 per Fiordigiglio, che il desolante telecronista, dichiara sorprendente. In qualsiasi altro ring fuori dalla Francia avrebbero giustamente premiato l’italiano che, salvo i primi due round, ha sempre tenuto l’iniziativa e fatto il match. Attou, confermando la tattica ostruzionistica, si è limitato a reazioni sporadiche, premurandosi di legare appena finita la sfuriata. A sua volta l’arbitro inglese Williams si é limitato a richiami volanti e ininfluenti. Incontro non entusiasmante, proprio per la tattica del francese. Fiordigiglio, tra l’altro ferito dal terzo round per una testata, è stato sempre più attivo e round dopo round si è costruito un vantaggio netto. Personalmente ho assegnato ad Attou i primi due round, l’ottavo e il penultimo, alcuni pari (5° e 9°), gli altri sei per l’italiano col quarto da due punti, per il kd subito dal francese. I conti sono presto fatti: 116-113 e vi assicuro che ho tolto qualcosa a Fiordigiglio, in particolare i due round pari. Unica consolazione, al verdetto non pochi spettatori hanno fischiato lungamente, dimostrando una correttezza mancata agli organizzatori.

Il successo di Fiordigiglio sarebbe stato possibile solo in campo neutro. Non certo sul ring dove erano in gioco investimenti che gli organizzatori erano decisi a far fruttare, non certo a farsi portar via da un italiano, che già gli è costato una buona borsa.  La tattica per facilitare il successo del pugile di casa è vecchio come il cucco. Giudici e arbitro in hotel di lusso, ottima cucina e inviti anche ai famigliari. Per contro il pugile ospite, come è stato per Fiordigiglio ha ricevuto il peggio del peggio. Ne accenna Mario Loreni, il suo manager, che ha già inviato all’Ebu la protesta ufficiale avversa al verdetto e la richiesta di rivincita a tempi brevi. “Ci hanno mandato i biglietti del viaggio con atterraggio in un aeroporto distante quasi 80 km. da Parigi, quando ne esistevano almeno due più vicini. Tanto per capire, siamo  rimasti in taxi nel traffico cittadino per oltre tre ore. Ma questo è solo l’inizio. L’albergo era di una modestia sconsolante, come la camera, i servizi e i pasti”.

Ad entrare nel merito dell’alloggio è proprio il pugile, tornato a casa, schifato non solo dal risultato che offende l’etica dello sport. “Quando sono entrato nella camera, stentavo a credere dove ci avevano alloggiato. Una singola che ricordava le celle dei monaci. Il bagno senza finestre era un bugigattolo con il solo lavandino e il water, in meno di un metro. Per non parlare dei pasti. Al mattino solo dolci e yogurt, oltre ad un caffè orribile. Pranzo e cena a base di portate fritte e condimenti misteriosi con strane salse. Nessuna palestra per muoversi, ho lavorato solo nel corridoio. Degli organizzatori per fare rimostranze neppure l’ombra”.

Ma non basta. Meo Gordini, il suo maestro, nonostante siano passati diversi giorni, è carico di rabbia. “Hanno fatto l’impossibile per mandare Orlando in tilt. Il peso fissato alle 16, all’ultimo momento è slittato vicino alle 20. Non solo, venendo meno agli accordi, abbiamo pagato anche il viaggio sia al nutrizionista che al mio secondo all’angolo. Come al presidente della società dove Orlando si è preparato. I pasti facevano così schifo che siamo andati fuori per dare al ragazzo l’opportunità di bistecche senza misteriose salse. Ho accompagnato pugili all’estero ma gretti come questi non li avevo mai trovati. Ci hanno provato in tutti i modi. C’era l’accordo che all’angolo dovevano esserci due sole persone e noi abbiamo rispettato i patti. All’angolo del francese  erano solo in cinque”.

E adesso?

Passata la delusione, Fiordigiglio dopo il periodo delle feste, in cui cercherà di cancellare l’ingiusto risultato, si affida al suo manager, di cui ha completa fiducia: “Non voglio mollare certamente, anche se il giorno dopo la voglia di lasciar perdere mi ha tormentato non poco. Sono stati i miei stretti famigliari a darmi la spinta per non mollare. Ma stavolta vorrei combattere in Italia, l’esperienza in Francia è stata devastante. Potevo far meglio? Si può sempre migliorare, ma contro un pugile che non faceva altro che tirare due pugni, spesso a vuoto e ti abbracciava senza che l’arbitro lo rilevasse, credetemi non è facile svolgere una tattica d’attacco. Inoltre non volevo rischiare di arrivare alla fine stanco. Infatti ho concluso senza fatica. Personalmente ritengo di aver vinto in modo chiaro e un pugile raramente si sbaglia.  Che fosse protetto il francese lo si era visto subito. Non solo sul ring. Basta dire che avevano fatto slittare il peso all’ultimo momento  di quasi quattro e  darmi meno tempo per il reintegro, come sempre accade. Non parliamo dei pasti e dell’alloggio. Se accadesse in Italia, sono sicuro che il pugile ospite si rifiuterebbe di combattere e tornerebbe a casa. Io non l’ho fatto perché ero sicuro che mi sarei vendicato sul ring. In verità avevo vinto, ma contro certi soggetti non puoi vincere”.

Loreni ha fatto ricorso all’Ebu, che ne pensi?

“Spero abbia esito positivo. Non so chi era il rappresentante dell’ente, mi auguro stenda un rapporto onesto e sincero. Sono pronto a incontrare Addou, ma su un ring neutrale con giudici corretti. Non penso di chiedere troppo. A tali condizioni, mi bastano due-tre mesi per la rivincita. Ma sarebbe forse troppo bello se così fosse. Resta il fatto che nessuno dei tre giudici ha visto lo stesso incontro e questo deve far riflettere l’Ebu”.

Già, sarà proprio la riflessione a decidere il futuro e il recupero di quella credibilità che a St. Quentin è stata calpestata. Ma basterà per offrire a Fiordigiglio una nuova opportunità che merita ampiamente?

 

Di Alfredo

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