vincenti.jpgQuando si ha un cognome come il suo si potrebbe pensare ad un segno del destino. Almeno nel campo dello sport. E infatti Mario Vincenti, romano di 52 anni, nella sua specialità, il tiro con l’arco, di successi ne ha conseguiti tanti. Attuale campione regionale del Lazio e vice campione europeo nella categoria “Arco Compound – Tiro Istintivo”, gareggia da un ventennio nei Campionati Nazionali. Non solo: Vincenti è anche arbitro. Ma di uno sport che, almeno a prima vista, pare lontano anni luce dal suo: la boxe. Abbiamo provato a capire i motivi di questa doppia scelta, chiedendo direttamente il suo parere.

Perché ha scelto di praticare il tiro con l’arco?

“Sono sempre stato uno sportivo: ho vinto due Campionati Italiani di Karate nel ‘78 e nel ‘79 e sono stato a lungo istruttore di Kick Boxing e Karate stesso. Poi alcuni miei allievi che praticavano il tiro con l’arco mi hanno fatto conoscere la disciplina della ‘Caccia Simulata’, in cui si mira a sagome tridimensionali di animali all’interno dei boschi. Da allora mi sono appassionato.”

Secondo il suo parere, come mai in Italia questo sport non è molto conosciuto?

“Probabilmente perché è un’attività che richiede grande concentrazione, più che elevato impegno atletico, tanto che l’età media dei praticanti è molto elevata. Forse è poco dinamico per coinvolgere i giovani, in genere più propensi al movimento.”

Lei è anche arbitro di boxe. Come ha fatto a conciliare due attività così differenti tra loro?

“Penso che chiunque pratichi sport a livello agonistico dovrebbe cercare di distrarsi con attività alternative, magari anche molto diverse dalla propria, in modo da alleggerire le naturali pressioni fisiche e psicologiche. Inoltre il tiro con l’arco è uno sport che acuisce il livello di attenzione e riflessi, qualità indispensabili per un arbitro.”

La sua specialità è il “Tiro Istintivo”: in cosa consiste?

“È un tiro verso bersagli mobili anziché fissi, in velocità e con frecce a tempo. Gli archi usati sono più spartani e meno tecnologici di quelli adoperati per le discipline olimpiche, ma dotati di una maggiore potenza. Esistono perfino apposite riserve in cui li utilizzano i cacciatori, ma non è il mio caso: per me questo è solo uno sport.”

di Fabrizio Pastore

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