secondsoutn1.jpgL’ultimo gong della campanella, a due passi dalla conquista del podio. Il panorama della vittoria sembra essere sconfinato. E ci si sente “numero 1” solo quando l’occhio si perde in un arcobaleno di sensazioni brevi ma intense. Per chi soffre di vertigini non è di certo una passeggiata. La paura di non farcela, di non essere all’altezza, racchiuse nella fenomenica dell’ansia da prestazione, non contano più. Il senso del momento è racchiuso in una sola parola, in solo grido: “campione!”.

L’eco fa da risposta e poi il silenzio. L’attimo in cui si resta seduti a contemplare il mondo è così breve che sembra quasi un miraggio. L’adrenalina cede il posto alla soddisfazione pacata, il fisico asseconda la mente, i muscoli si rilassano, l’emozione è incontenibile. Un traguardo che sembrava impossibile. Ma per chi? Per i veterani scommettitori del ring, quanto per i neo-tradizionalisti della vita. Per coloro che non credono alle favole, a Davide piuttosto che a Golia: basta un semplice gesto per farsi riconoscere. Le barriere più scontate cadono e la vittoria inaspettata diventa una certezza. Ma la scalata non è semplice. Ci vuole allenamento, forza di volontà e sacrificio. Un pizzico di fortuna, poi, non guasta. E dai tempi in cui l’identikit dell’amatore calzava a pennello, per gioco e o per passione, ne sono passate di storie da raccontare. Tra antichi valori e nuovi impulsi, l’atleta si trasforma in campione, il campione in uomo. L’immancabile formazione professionale sportiva, e la scoperta dei valori, ma di quelli propri senza il contagio di luoghi comuni o di quell’assolutismo contenutistico che non rende liberi. Lo scontro serve a capire, a sceliere, ad agire. E nell’amar-boxe dei ricordi, il presente prende vita e il futuro è già segnato. Un modo per rinvigorire la mente, allenare la memoria, immaginando forme e colori, dando spazio alla fantasia. A guidarla sono pur sempre le emozioni, le immagini che danno vita ai contenuti, news in e news out, fuori e dentro le corde, del pugilato, delle arti marziali, degli sport da combattimento in generale.

Gli eventi, per fortuna, brillano di luce propria. Parlare di un campione, però, è sempre un’impresa. Nello sport come nello spettacolo: l’inizio, la lunga storia, l’apice della svolta. Mai, poi, parlare di sconfitte ma solo di tappe obbligate. Per un VIP all’angolo è solo una svista, una défaillance da cui ripartire. Così per il campione. Anche per quello dei veterani sport maggiori, traguardo ambito dai colleghi sport minori, secondi nell’ordinario mondo delle discipline da prima serata. Pionieri del ring o ricercatori di nuove sfide, secondo loro, i campioni, tutto è possibile, secondo noi anche. Il tetto del mondo, del resto, non è poi così lontano… E “2 Out”, in prima linea, lancia la sua sfida personale al destino. Due interlocutori, chi scrive o fotografa e chi legge, un solo obiettivo, un solo tormentone da carta stampata e Web: “fuori i secondi e dentro il primo che c’è in ognuno di voi… speriamo anche grazie a noi!”

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