di Giuliano Orlando

Non è facile fare un bilancio concreto della più importante rassegna italiana, quando nel settore maschile manca l’80% dei più forti. Per contro quello femminile ha messo a confronto il meglio delle varie categorie, con l’eccezione dei 57 kg. assenti Irma Testa e Alessia Mesiano, idem Camilla Fadda nei 51, tricolore uscente, oltre a Valentina Alberti nei 60. Per tale motivo uno solo dei dieci titolari maschi 2018 a Pescara, si è confermato al vertice, ovvero il campano Raffaele Munno (30 anni), negli 81 kg. centrando in tal modo il poker. Nel 2012 e 2013 nei medi, assente dal 2014 al 2017, si ripresenta a Pescara nei mediomassimi e approfittando del vuoto di protagonisti, torna campione. Lo stesso ha fatto a Roma, battendo in semifinale il lombardo El Maghraby, famiglia egiziana residente a Milano, allievo della Palestra dei Salvemini, sia pure con un maggiore difficoltà del 2018, come specchia il 3-2. In finale il pugliese Antonaci, conferma i limiti di personalità, nonostante la buona impostazione tecnica. Munno si limita a fare il minimo indispensabile (un paio di colpi in più per ripresa) e vince. Ripetendo la tattica del 2018. Gli altri nove tricolori sono tutti di fresco conio. Iniziano i 52 kg. con l’abruzzese D’Alessandro, 22 anni, fermato nel 2018 in semifinale dal piemontese La Fratta. Stavolta la strada è più facile: assenti Damiano Cordella e La Fratta, con soli 4 iscritti, batte prima l’emiliano Maida e in finale il toscano Esposito, che conosceva bene avendolo superato lo scorso anno all’esordio. Nei 52, assenti i 4 medagliati 2018 (Cilia, Nicola Cordella, Grande e Zara) è venuto fuori il sardo Patrick Cappai, 19 anni, esordiente e vincente. Sulle orme del fratello Manuel (2011-‘12-’13), ha confermato una ottima base tecnica e lucidità tattica. Adesso papà Fabrizio – ottimo dilettante (tre tricolori) e azzurro di vertice, da professionista è stato sfidante al mondiale IBF piuma (1992) e campione d’Italia nel 1994 –  dovrà mettere un po’ di pepe nei colpi, per salire anche da senior. Intanto ha dominato il campo dei presenti, battendo nettamente il piemontese-algerino, in finale, alla seconda esperienza assoluti, che aveva superato all’esordio l’altra new entry, il romano Massimo Spada, bronzo europeo youth 2018.  Nei 56 kg., l’altro giovane sardo Daniele Oggiano (19 anni), con vasta esperienza negli youth, argento europeo a Roseto degli Abruzzi nel 2018, centra all’esordio l’oro che non ti aspetti, battendo prima il campione uscente Gianluca Russo, apparso sottotono e in finale dopo aspra lotta il più esperto grossetano-turco Erymaz, al terzo argento consecutivo. Dopo Gorizia e Pescara, non ha fortuna neppure a Roma, nonostante abbia mostrato miglioramenti notevoli. Festa per il sardo, amarezza per Halit, visto che ha perso tre finali, due delle quali 3-2. Altro under 20 sugli allori nei 60 kg. e altra sorpresa, considerato che a difendere il titolo c’era il siciliano Canonico (23 anni) che puntava al tris e sull’altra sponda il romano Simone Spada, classe 2000, chiuso negli youth da Cangelosi, appena passato professionista, cresciuto nell’ultima stagione, disputando un ottimo torneo ai laziali.  Mentre Canonico avanzava facile battendo Valente e Caputo, Simone dopo aver superato Guerra e Di Bella, incrociava il calabrese Osnato, argento 2018 nei 64, sceso di categoria e deciso a vincere il titolo. Contro Spada era una sfida sui riflessi, molto incerta ed equilibrata, che alla fine arrideva al pugile di casa. La finale tra Canonico e Spada, come previsto si dipanava sul filo del nervosismo, tra due pugili che si temevano, consapevoli della posta in gioco. Il secondo round segnava 5-0 a Spada, mentre nel terzo il giudizio si capovolgeva. Decideva la prima, finita 3-2 per il romano, che cingeva il tricolore al primo tentativo. Spada ha margini notevoli, capace di esprimere boxe varia. Il campione uscente non era d’accordo col verdetto, ma deve tenere conto che pur bravo tecnicamente non punge quando colpisce, un limite che deve migliorare per fare il salto di qualità. Nei 64 kg., Armando Casamonica, 19 anni e spiccioli, sembra più avanti dell’età reale. Atleticamente già formato, ha vinto la sfida con l’ottimo sardo Ara, generoso ma meno resistente del rivale, che alla lunga ha dettato la legge del più forte, sul piano fisico. Vittoria netta, oltre le attese, col premio della Coppa riservata al miglior pugile del torneo. Nei 69, il pugliese di stanza a Roma, Gianluigi Malanga, 20 anni, non dimenticherà facilmente la finale contro il campano Arecchia (23 anni) che esordiva agli assoluti, nonostante la lunga esperienza in nazionale, titolare agli europei 2015 in Bulgaria.  Arecchia, giunto in finale senza fatica, partiva a mille vincendo il primo round, sapendo anticipare le intenzioni di Malanga, spronato al suo angolo dal maestro d’Alessandri, memore del 2018, quando i giudici lo beffarono in semifinale, pur avendo fatto meglio del veneto Ben Haj. Malanga cercava di reagire, ma solo tre giudici gli assegnavano il round. A quel punto Arecchia aveva quasi in tasca la vittoria. Gli bastava convincere un solo giudice su cinque. Qui è venuto fuori il carattere del ventenne pseudo-romano che imponeva lo scambio non stop, mentre Arecchia denunciava stanchezza e perdeva la grande opportunità tricolore. Assenti Cavallaro e Sarchioto, si doveva capire chi poteva bussare il titolo dei medi. Il siciliano Buremi, che insiste a militare in questa categoria, senza averne la struttura, dopo aver deluso a Pescara, si  ripeteva a Roma, facendosi battere all’esordio dal campano Novi, non certo uno dei favoriti. Infatti il suo cammino si fermava di fronte al pugliese, famiglia cubana, Giovanni Rossetti allievo della Quero-Chiloiro, autore di un torneo in crescendo, che si concludeva con la finale di fronte al militare siciliano Tumminello, altro buon elemento, forse un po’ affaticato dopo la battaglia sostenuta in semifinale col  marchigiano Stroppa (21 anni) elemento da seguire. La sfida per il titolo alla fine premiava Rossetti, che dopo aver vinto il primo round, subiva sotto l’assalto  di un Tuminelli che replicava sempre agli assalti del pugliese. Decisivo il round finale, molto equilibrato, che arrideva di stretta misura al generoso Rossetti, il più giovane tricolore in assoluto. Detto degli 81 kg., un altro romano sugli scudi nei massimi, Gabriele Casella, allievo della Phoenix Gym, esperienza titolata nella MuayThai per diversi anni, ha voluto provare l’emozione della noble art, conquistando al primo tentativo l’oro tricolore. In finale trova il toscano-dominicano Brito, dalla boxe elegante, allievo del maestro Nicchi, 22 anni e tanti infortuni in carriera. Poteva essere la volta buona, purtroppo i giudici hanno premiato la sostanza e la continuità offensiva del romano. Nei +91, finalmente un toscano sul podio più alto. Si tratta del fiorentino Matteo Girolami, 22 anni, della scuola del maestro Turchi, vincitore del Guanto d’Oro. A Roma si è confermato il più forte dei presenti, vincendo i primi due incontri per KO contro Ogliari e Luciano, dominando in finale il più esperto veneto-ucraino Tonyshev, che dopo un conteggio nel primo round, ha orgogliosamente tenuto fino alla fine, pagando un prezzo pesante di colpi subiti. Il mancino toscano ha pugni decisamente pesanti e sarà avversario da non sottovalutare anche per Carbotti, che dopo l’argento 2014, ha vinto il titolo dal 2015 al 2018. Un poker importante, ma adesso questo toscano, inesperto ma promettente e potente, potrebbe diventare la mina vagante che non ti aspetti.

Nove le categorie femminili, nessuna iscritta nei +81, otto atlete dai 48 ai 69 kg. tre nei 75 e due negli 81.  Nei 48 kg., la piacentina Roberta Bonatti, 22 anni, dopo l’argento 2015, l’oro nel 2016 e 2017, assente a Pescara 2018, conquista il terzo tricolore a completamento di una stagione straordinaria. Bronzo europeo in Spagna, ottima anche ai mondiali dove avrebbe meritato lo stesso piazzamento di Madrid, ha centrato il tricolore meritatamente, trovando resistenza solo in finale per merito di una ritrovata Giovanna Marchesi, 19 anni, che ha dato filo da torcere all’emiliana, impegnandola fino all’ultimo secondo. Una bella finale, che conferma i progressi di entrambe. Nei 51 kg. assenti Camilla Fadda e Giovanna Marchese, debuttava il talento indiscusso Martina La Piana, siciliana di 18 anni appena compiuti, reduce da una stagione da incorniciare tra le youth. Dopo la finale, la domanda è questa: l’argento è un traguardo raggiunto o una delusione imprevista? Personalmente ritengo che sia stata un’esperienza utilissima. Battuta dall’abruzzese Olena Savchuk, 25 anni, sconosciuta fino al 2018, molto attiva quest’anno in nazionale, debuttante agli assoluti, ha confermato grinta e condizione, oltre ad una feroce volontà. L’allieva della Sauli Boxe di Pescara, prima di La Piana ha battuto Silva, la romanina bronzo agli europei 2017, rendendosi conto di avere una grande opportunità nell’anno dei Giochi. Ci crede e ci prova. Intanto ha conquistato il titolo assoluto. Per Martina nessun problema, dopo aver smaltito la delusione tra le lacrime, appena passata la delusione, inizierà la riscossa, come fece dopo i mondiali youth 2018 a Budapest.  Nei 54 come previsto finale tra la biellese Lamagna titolare 2018 e la romana Sorrentino scesa di categoria, dopo l’oro nei 57 a Pescara. L’atteso scontro ha dato ragione alla Sorrentino, che non ha l’eleganza della piemontese, ma bada al sodo e quando arriva si sente e si vede. I giudici hanno tenuto conto di questa differenza, dandole la vittoria netta, mal digerita dall’angolo della campionessa uscente. Pur condividendo il verdetto, la seconda ripresa l’avrebbe meritata Lamagna. I 57 kg., categoria presente a Tokyo, hanno sorriso alla veneta Tessari, 19 anni e mezzo, la più giovane delle nuove tricolori, che all’oro europeo youth 2018, aggiunge il titolo nazionale assoluto. Nel 2018 si era fermata in semifinale nei 54 kg. battuta dai giudici (3-2), non certo dalla Cordio, classe ’80, veterana del torneo. Alla riprova non ha sbagliato nulla. Sempre sorridente e disponibile, ha fatto un altro passo avanti, dando più consistenza ai colpi e perfezionando il gioco di gambe. L’avversaria Panait, vicino al 38 anni, romena residente a Torino, dove alterna il ruolo di guida turistica all’hobby della boxe, conferma l’argento 2018 nei leggeri.  Categoria che alla vigilia si presentava come la più tosta e incerta. Presente la campionessa uscente Flalhi, l’oro europeo Francesca Amato, nonché titolare 2018 nei 64 kg. e la ventenne Rebecca Nicoli, che a Pesaro era presente con le stampelle, reduce da un’infinità di infortuni, che facevano temere per il suo futuro di grande speranza. Uscita dal tunnel, ha ripreso gli allenamenti col suo maestro Gianni Birardi nel gym di Pavia, presentandosi agli assoluti, decisa a cancellare il recente passato, per firmare la clamorosa impresa. Pienamente riuscita. Dopo aver superato in scioltezza la promettente El Okabi, incrocia la campionessa uscente Nadia Flalhi, che di fronte alla mancina lombarda appare incapace a trovare qualsiasi soluzione in grado di frenare la mancina delle FFOO, la cui capacità di muoversi e colpire è davvero sorprendente. Vittoria nettissima, senza lasciare alla rivale una sola ripresa. In finale trova la campana Amato, sulla carta favorita visti i titoli e l’esplosione stagionale. Il ring racconta un’altra storia, tutta a favore della più giovane Nicoli che conferma quel talento espresso già nel 2017, quando avrebbe meritato l’oro ai mondiali youth in India, che giurie faziose le negarono. A Roma è tornata a recitare la parte della protagonista, costringendo la titolata Amato sulla difensiva, per limitare i danni. Nicoli fa tutto con grande naturalezza, trova bersaglio sopra e sotto, si sposta lateralmente scomparendo dalla visuale della rivale. Con grande sportività, la Amato ha riconosciuto il valore dell’avversaria, facendo presente di essere un po’ scarica per l’attività sostenuta. “Stavolta ha vinto lei meritatamente, ma avremo occasione di ritrovarci e vedremo come andrà a finire. Comunque complimenti”. Il giudice abruzzese Chiappini, è stato l’unico ad assegnare il vantaggio alla Amato nel primo round, avendo evidentemente confuso le atlete. Per la cronaca la Nicoli è stata premiata come la migliore dei campionati. Angela Carini nei 64 kg., centra senza fatica il titolo, aggiungendo alla sua bacheca tricolore la quarta cintura, dopo quella del 2016 (69), 2017 (75) e 2018 (69). Per la bella fanciulla campana, una passeggiata di salute, con la stessa finale del 2018 contro la generosa marchigiana Montalbini, residente per lavoro in Emilia, 34 anni e l’entusiasmo di una ventenne. Entrambe scese di categoria. Nei 69 kg., fa un po’ malinconia la sconfitta della siciliana Monica Floridia, 23 anni, oro nel 2016 e 2017, argento nel 2015 e 2018, subito fuori a Roma, contro la Er Raquoui, classe 2001, con una 3-2 discutibile. La veneta comunque è stata la nota positiva del torneo, impegnando la Canfora in finale. La campana incamera il secondo titolo, dopo quello del 2018 nei medi, dove lotterà per trovare la strada di Tokyo. In un torneo, dove in molte sono scese di categoria, la titolare degli 81 del 2018, la campana Di Palma ha puntato ai medi, entrando direttamente in finale, dove trova Carlotta Paoletti, ferma nel 2018, dopo aver vinto a Gorizia 2017, negli 81 kg. Per due round, la Paoletti tiene  a distanza la più bassa rivale, svegliatasi solo nella tornata conclusiva, troppo tardi per capovolgere il match. Due sole iscritte negli 81 kg. e successo previsto di Flavia Severin sulla toscana Ghilardi, veterana di 39 anni, oro nel 2011 e 2012. Ora la Severin inizia la discesa verso i 75 kg. A Roma è apparsa già in buona condizione e la bilancia segnava 79 kg. Per la veneta i tricolori sono                                                                                                                                       cinque e non sembra ancora soddisfatta. Ricordiamo che Marzia Davide è la primatista assoluta, con otto tricolori in bacheca dal 2002 al 2016. Finiti gli assoluti, iniziano i lavori in vista dei tornei di qualificazione per Tokyo. Che dire? Auguri ad azzurre e azzurri.

Foto di Max Petrus

Di Alfredo

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