FiordigiglioAlle volte chi scrive si arrampica sugli specchi per trovare qualità nascoste, possibilità, probabilità e chi più ne ha più ne metta. Per quello che riguarda Orlando Fiordigiglio dopo la prova di ieri sera il compito è agevolato al massimo, perchè il nostro superwelter non ha più bisogno di essere vivisezionato alla ricerca di aggettivi per descrivere la sua bravura. Partiamo innanzitutto dal presupposto che il pugile tosco-campano insieme a Emiliano Marsili è il nostro pugile-campione che mantiene l’imbattibilità, dopo che Bundu l’ha persa contro un campione del mondo del calibro di Thurman. Non è un vezzo, ma è il marchio inconfondibile che ci troviamo di fronte a un pugile di alta caratura europea e questo lo sapevamo da tempo, per giunta con possibilità ancora da decifrare in campo mondiale. Al Palasport intitolato a Mario D’Agata l’allievo di Meo Gordini ha fulminato al secondo round Jose Del Rio con un gancio sinistro corto d’incontro, uno di quei colpi capolavori come il gol in rovesciata o al volo per il calciatori. Un pezzo di bravura da mettere sugli annali della nostra storia. D’accordo lo spagnolo non era un pugile alla sua altezza e lo si è visto subito, ma è pur sempre un atleta con un record dignitoso che non aveva conosciuto sconfitte prima del limite pur incontrando atleti del valore di Madani e Bonsu. Il gancio sinistro è stato così fulmineo che non ha dato al successivo destro il tempo di completare l’opera, Del Rio è crollato al tappeto incredulo e ha dato prova di coraggio nel volersi rialzare disperatamente, ma le forze lo hanno abbandonato. A cingere la cintura di campione dell’Unione Europea c’era Enza Jacoponi, la quale dovrebbe garantire, si pensa in tempi brevi, la chance europea con Culcay se quest’ultimo manterrà il titolo contro il francese Vitu. Ma a questo punto bisogna battere il ferro finchè è caldo e guardare anche oltre, per Mario Loreni una piacevole ricerca anche se difficoltosa. Fiordigiglio è un atleta che piace e ha convinto i più scettici, è un ragazzo modesto che piace alla gente. Ad Arezzo lo adorano, la Toscana dopo Leonard Bundu ha trovato un altra gemma da incastonare nella sua storia.

E’ stata una bella serata di boxe che ha visto la programmazione del titolo italiano dei supermedi rimasto vacante dopo la rinuncia di Andrea Di Luisa. A contenderselo erano chiamati due outsider dal record ancora scarno con qualche esperienza in più da parte di Fabrizio Leoni, un triestino che abbiamo visto battersi anche tra i mediomassimi. Il cosfidante è il marchigiano Roberto Bassi, 31 anni, con alle spalle appena 7 matches. Inutile rifare un discorso ormai trito sui titoli nazionali disputati con pochi incontri alle spalle, ormai è diventato una regola. Diciamo, a scanso di equivoci, che il match tra Leoni e Bassi è stato piacevole e non ha annoiato i telespettatori anche se è stato a senso unico, non per una netta superiorità, ma soprattutto da parte di un Leoni reo di non aver trovato la strada per piazzare il suo destro potente contro un avversario più mobile e veloce. Bassi poi è stato intelligente nel non dare al triestino la possibilità di reagire accorciando subito la distanza dopo aver sferrato l’uno-due, sciorinando a partire dal sesto round un montante che trovava “disattento” il suo avversario. Vittoria netta anche oltre il giudizio dei cartellini (due per 98-93, e uno per 96-94). Un match che al di là dei meriti di un commosso Bassi ha avuto la sua buona dose di controsenso perchè ha visto vincitore il pugile meno esperto e più anziano. 

Negli altri incontri il piuma Bruno Checcaglini regolava ai punti l’ungherese Antonio Horvatic, mentre nei superleggeri Michele Focosi, ex campione italiano, non aveva difficoltà a liquidare in tre riprese Ivan Duvancic.

Foto di Andrea Migliorati

(al. br.)

 

Di Alfredo

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