I due protagonisti sul ring, innanzitutto, attualmente primo e secondo nella classifica nazionale di Boxrec (distanziati di un soffio) in una categoria importante come quella dei superwelter: il livornese Lenny Bottai (Boxe Cavallari, 10+ 4ko), 32enne cresciuto “sulla strada” che ha nella solidità e nel grande cuore i suoi punti di forza; e l’aretino Adriano Nicchi (Conti Cavini, 12+ 6ko, 2=, 2- 1ko), 29enne cresciuto nella palestra di famiglia, che fa della tecnica e dell’estro pugilistico le sue armi migliori.

Poi, la cintura in palio: quella di campione d’Italia. Da anni si dice che va rivalutata con sfide di un certo livello, e questo è senz’altro un ottimo inizio.

Infine, il pubblico. Bottai nella sua città gode di un seguito incredibile, ed ha un rapporto unico con i propri tifosi: lo scorso dicembre, per la conquista del Campionato Internazionale Ibo contro il tedesco Turgay Uzun, c’erano più di mille livornesi a sostenerlo con un tifo d’altri tempi. Ma anche Nicchi ad Arezzo è molto amato, ed il suo fan club sta organizzando un pullman per seguirlo nel match finora più importante della sua carriera.

Insomma, la serata organizzata dalla Boxe Cavallari che si terrà al Palamacchia di Livorno il 26 marzo (inizio 20.30, diretta Raisport Più per il titolo), si preannuncia da non perdere. Tre gli incontri professionistici di sottoclou sui 6 round: nei medi Ilir Mustafa (Boxe Cavallari, 1971, 27 + 17 ko 2 = 9-) contro lo slovacco Robert Blazo (1985, 5+ 2= 18-); nei welter Rocco Di Palmo (B.Cav., 1975, 5+ 3ko 1= 1-) contro lo slovacco Lubomir Wejs (1978, 5+ 2= 19-); nei leggeri Fabio Cirisano (B.Cav., 1985, 1+ 1ko) contro il romeno Silviu Lupu (1982, 12- 5ko).

Tornando al match per il titolo italiano dei superwelter, che sarà sulle 10 riprese, Sergio Cavallari è fiducioso: «Lenny ha grande voglia di vincere, il pubblico gli dà grandi motivazioni, sul ring ha una capacità non comune di essere lucido e di ragionare, si presenta in piena forma, e per tutti questi motivi sono convinto che ce la farà».

Vediamo come Lenny Bottai si sta preparando all’incontro.

La sfida era prevista per il 6 marzo, poi è stata rimandata per tuoi problemi alla schiena. Come stai? E come procede la preparazione psico-fisica verso il match?

(BOTTAI) «Ho avuto un intoppo proprio nella settimana più importante, un problema alla schiena che mi impediva di allenarmi, e abbiamo convenuto che era il caso di slittare: questi non sono match da fare se non al 100%. Per il resto procede come sempre, con dedizione e accuratezza. Ho un team “largo ma compatto”: lavoro testa a testa col mio uomo di fiducia che è Massimo Rizzoli, coadiuvato dal maestro Trinca (che mi affianca nella mia società dilettantistica, la Spes Fortitude Livorno) e il maestro Sarti della Boxe Mugello, che mi ha traghettato al professionismo. Senza dimenticare il rapporto sincero che mi lega a Sergio Cavallari, a cui devo questa possibilità».

Che incontro ti aspetti?

«Sicuramente sarà un match veramente aperto. Di Nicchi so poco: sicuramente che è bravo, perché quando si arriva a certi livelli è pressoché scontato, se non altro perchè oggi ci sono dei parametri per arrivare al titolo in una categoria affollata come la nostra che non lasciano dubbi. Inoltre abbiamo due storie diametralmente opposte: lui è un accademico cresciuto nella palestra di famiglia, io un ragazzo di strada che ha fatto attività intermittente e che adesso vede di combinare qualcosa, anche contro i pronostici. Il ring poi, ha la sua magia e scrive da sè ogni episodio».

Sei all’undicesimo match, i primi dieci tutti vinti, l’ultimo a dicembre per l’Internazionale Ibo. Come si colloca questo titolo italiano nella visione che hai tu della tua carriera?

«Sono passato dopo tanti anni di inattività e problemi vari ad essere Pro a trent’anni e con soli 32 match da dilettante, con l’intento di fare umilmente quello in cui credevo: la boxe. Non avendo molto tempo da perdere, dopo il secondo match chiesi a Sergio la possibilità di confrontarmi con connazionali e vedere cosa succedeva: è andata bene per cinque derby disputati, ma non è stato facile; magari se non andava rimanevo al palo.  Adesso eccomi qui, tutto quello che viene si intasca.
Aldilà di ogni opinione più o meno legittima sui titoli minori poi, a dicembre ho fatto un salto in avanti per me e la mia piazza, misurandomi con un uomo che aveva esperienza e curriculum per testarmi a dovere, ed ora si va avanti. Il 26 farò il mio undicesimo incontro: il titolo italiano! Comunque vada sto vivendo belle e vere esperienze da tramandare».

A dicembre contro Uzun tu e il pubblico di Livorno sembravate una cosa sola. Si respira la stessa attesa anche per il match contro Nicchi? Dobbiamo aspettarci un Palamacchia altrettanto caldo?

«L’ambiente è in fermento, ancor più che a dicembre. In quell’occasione ho faticato in molte occasioni a seguire una linea di condotta che non si facesse condizionare dai boati di incitamento. Ho la fortuna di avere un grande pubblico. Quella di Livornoè una piazza calda che merita rispetto da parte mia e da chiunque intenda sfidarci, se vuole ricevere altrettanto rispetto. Queste sono le regole del gioco, “paese che vai usanze che trovi”: io quando ho combattuto fuori ho fatto altrettanto, mi sembra ovvio, oppure uno sceglie di combattere davanti al “bue e all’asinello” in un paese anonimo, ma non è la stessa cosa credo».

Come va la tua palestra di dilettanti? Parlami del tuo impegno sportivo-sociale da questo punto di vista.

«La nostra società, la Spes Fortitude, va benissimo. Ci siamo tolti molte soddisfazioni sportive di rilievo regionale e nazionale, con giovani e senior, ma non solo: il pugilato è anche socialità e uno strumento per unire. In questi giorni abbiamo avviato un progetto no-profit con una associazione di Livorno che cura ragazzi con disagio mentale, e devo dire che avere risultati col nostro sport in questo campo mi ha riempito di orgoglio. Alla fine questa mia crescita personale mi ha traghettato con la società in organizzazioni importanti e ben riuscite, con il pubblico che si diverte e partecipa: spero che questo sia servito per gettare le basi di un futuro nel quale spero di dare a loro quello che magari non ho ricevuto io».

Vuoi aggiungere qualcosa?

«Sì. Ad inizio 2008 grazie a Massimo Rizzoli ho avuto il piacere di avvicinarmi ad un personaggio della boxe che per me era un vero e proprio mito, quando ero piccolo: Giovanni Parisi. Con lui ho avuto una breve esperienza in cui sono riuscito a carpire dei consigli preziosi: a marzo era venuto a bordo ring a Firenze per seguirmi, purtroppo poco dopo il brutto incidente l’ha strappato via alla famiglia e alla boxe.
Oggi mi sarebbe piaciuto che anche lui fosse presente al giorno più importante della mia carriera, dal momento che lui mi disse di crederci».

In bocca al lupo.

Francesco Ventura – addetto stampa Boxe Cavallari

(PS. Il 26 e i giorni successivi non sarò in Italia, purtroppo non posso assistere al match né inviare comunicati stampa. In caso di necessità fare riferimento direttamente a Sergio Cavallari: 333-4765899)

Di Massimo

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