di Gabriele Tinti  www.gabrieletinti.com
Manny Pacquiao, sabato notte, al Cowboys Stadium di Arlington (Texas), combatterà contro Joshua Clottey in quello che è stato venduto come “The event”. Nella realtà di unico e di incredibile, di ciò che fa davvero un evento, c’è soltanto lo Stadio che il match tra il filippino e il ganese ospita. Uno Stadio mitico, casa dei Dallas Cowboys, già sede dell’NBA All-star Game nel 2010 e sede, nel prossimo 2011, del Super Bowl XLV. Ma è chiaro che non basta il contenitore per fare un contenuto.
È tempo di magra quindi per chi come me brama i grandi incontri, quelli che ti tengono alzato alla notte, che non vedi l’ora di vedere il giorno dopo e che rivedi e rivedi ancora. Quelli – per intenderci – dalle grandi emozioni, per i quali attraverseresti il mondo o perderesti una fortuna. Quelli già decisi anche se non lo sai e non vorresti mai sapere. Quelli che ti fanno male perché chi tifavi ha perso e che ti smuovono dentro perché la boxe smuove dentro. Quelli che non basta mai il whiskey; quelli che il whiskey ti fa vedere male ma va bene così, perché la tecnica conta ma fino ad un certo punto. Quelli dove il sangue non fa male ma è poesia. Bisognerà quindi aspettare ancora per un evento che smuova a tal punto, che sia davvero – e non soltanto nelle logiche del business – un incontro vero tra campioni.
Per ora – in attesa di meglio – ci accontentiamo di una comparsata interdittiva del Pac Man, perché davvero Clottey – pur peso welter solido, fisicato ma privo di quel talento superiore che fa le leggende – non sembra poter rappresentare altro che un passaggio interlocutivo per il filippino. Sarebbe bello non fosse così. Ma pare soltanto – questo – un desiderio da bambini.
A questo punto viene la nostalgia e ci si chiede se potrà esserci Mayweather prima o poi per lui (e per noi). O se il filippino è davvero troppo politico per rischiare di corrompere la propria fama di highlander. Chissà. Mayweather dice che il Pac Man è nulla al suo confronto, che il paragone non può sussistere. Alludendo che il suo successo (i 7 titoli in 7 categorie di peso diverso) sia dovuto più che al talento alla tanto chiacchierata addizione energetica fuorilegge. Ma il talento Pacquiao ce l’ha eccome. Purtroppo soltanto chi di dovere potrà stabilire se quel talento è aiutato. In ogni caso noi – boxing junkie –, noi che sogniamo un altro Corrales vs Castillo, tifiamo forte per vederli assieme sul ring.

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Di Massimo

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