E’ giunta la notizia della scomparsa di Tommaso Galli, che unico nella storia italiana, fu campione europeo in tre diverse categorie. Il pugile romano  della borgata Gordiani, il pugile che iniziò la carriera con la “Centocelle”, e che fu calamitato nella boxe internazionale da un “mago” come Luigi Proietti, ci ha lasciato nella modalità del proprio carattere schivo che forse non contribuì a far conoscere bene di che campione fosse. Nella sua carriera dilettantistica fece subito capire a chi lo allenava di avere tra le mani una pepita d’oro. Ma per emergere fuori oltre al breve spazio di un ring ci vuole anche una personalità capace di pubblicizzare le sue non indifferenti capacità. Una tecnica sopraffina e un’intelligenza fuori del comune lasciavano attoniti gli avversari e un pubblico che avrebbe voluto circondare dell’affetto e delle attenzioni che meritava. Nel 1962, a 22 anni, faceva il suo esordio tra i pro come peso gallo. Dopo una bella striscia di successi nel 1965 conquistò il titolo italiano della categoria superando Federico Scarponi. La sua marcia appariva inarrestabile fino ad arrivare alla conquista dell’europeo superando sulle 15 riprese un osso duro come il marocchno Mimun Ben Alì. La caratteristica delle sue vittorie era quella di lasciare poco spazio a recriminazioni tanto era chiara la sua superiorità. A Roma conservava lo scettro europeo pareggiando con Walter McGowan, colui che in pratica aveva chiuso la carriera di Salvatore Burruni. Vincere e non entusiasmare non è da tutti, ma la naturalezza dei suoi colpi, delle sue schivate, sembravano rientrare nella logica di un manuale di pugilato. Dopo aver difeso il titolo dall’assalto del francese Pierre Vetroff, perdeva quello italiano ad opera del brindisino Zurlo. Non parliamo di pugili normali, ma di veri campioni. Cominciava a faticare a rientrare nei limiti d peso, ma questo non gli impedì di rendere la vita difficile in Australia al campione del mondo Lionel Rose. Eccolo quindi fare il suo esordio tra i piuma. Nel 1969 conquista l’europeo superando prima del limite al 15° round lo spagnolo Manuel Calvo nella sua tana a Barcellona. Perde il titolo ad opera di un fuoriclasse, ex campione del mondo, come Josè Legra, un cubano da tempo trapiantato in Spagna. Cercava quindi la “sua strada” nella categoria dei superpiuma. Anche qui conquistava l’europeo ai danni dello spagnolo Luis Aisa. L’Europa lo aveva visto, così, dominatore in tre categorie diverse, un record da fuoriclasse difficile da superare anche ai tempi odierni. Mantenne il titolo che difese per due anni fino a quando fu detronizzato dal tarantino Domenico Chiloiro. Si ritirò poco dopo con un record di 38 vittorie, 9 sconfitte e 4 pari. Partecipò con il contagocce ai molti inviti che riceveva, il suo carattere schivo è stato l’avversario più difficile da combattere.

Di Alfredo