di Primiano Michele Schiavone

Il pugile statunitense Johnny Tapia è stato trovato morto nella sua abitazione di Albuquerque, nello Stato di Nuovo Messico, la scorsa domenica (27 maggio). La polizia locale è intervenuta alle 7:45 del pomeriggio dopo che un componente della famiglia del pugile ha scoperto il corpo esanime.
Il portavoce della polizia di Albuquerque, Robert Gibbs, ha riferito che le prime constatazioni sul cadavere non hanno lasciato pensare ad ipotesi sospette sulle cause del decesso, anche se le stesse non sono state determinate. L’autopsia darà tutte le risposte del caso.


La prematura morte, avvenuta a soli 45 anni di età, ha portato alla memoria la sua vita costellata da tragici eventi fin dalla nascita. L’ex campione di boxe non ha potuto conoscere il papà perché fu assassinato quando sua madre lo portava nel ventre. All’età di 8 anni perse la mamma, vittima di un sequestratore che la violentò, la pugnalò ripetutamente con un cacciavite e la strangolò. Nel 2007, quando si trovava ricoverato in ospedale per le critiche condizioni di salute derivanti da overdose di cocaina, apprese la notizia della tragica morte di un suo cognato ed un nipote. Persero la vita in un incidente stradale verificatosi mentre si recavano a fargli visita in ospedale.
Tapia ha vissuto una vita turbolenta caratterizzata, oltre che dall’uso di droga, dall’abuso di alcool e dalla depressione, in un turbinio di eventi che lo hanno condotto spesso a contrastare la legge. Tapia, nonostante fosse stato bandito dalla boxe per oltre tre anni a causa dell’uso di cocaina, ha vinto cinque campionati del mondo in tre diverse categorie di peso, accumulando la cintura WBO e quella IBF dei pesi supermosca, poi i simboli mondiali WBA e WBO dei pesi gallo, infine il primato IBF dei pesi piuma.
Negli anni ’90, quando Tapia divideva la notorietà cittadina con l’altro campione del mondo Danny Romero, contro il quale vinse e gli tolse l’alloro IBF supermosca, il suo nome veniva preceduto dal titolo di “Burque’s Best”, locuzione americaneggiante di matrice spagnola che magnificava la sua superiorità. Dopo la lunga parentesi mondiale ha continuato a mulinare pugni fino all’anno passato. Nel frattempo aveva collezionato la cintura IBC Americas dei pesi leggeri. L’ultimo acuto lo ha emesso la sera del 4 giugno 2011 quando ha sconfitto ai punti il colombiano Mauricio Pastrana, ex campione del mondo.
La sua carriera iniziata nel marzo del 1988 con un pareggio si è conclusa con il record personale di 59 successi (30 prima del limite), 5 sconfitte e 2 verdetti di parità.
Johnny Tapia ha lasciato la moglie Teresa e tre figli. Da domenica scorsa “Mi Vida Loca” Tapia appartiene definitivamente alla storia del pugilato universale.

Fonte: www.sportenote.com

Di Alfredo

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