lidano8di Lidano Cantarelli

Prologo  

L’Eneide, poema epico, narra la leggendaria storia di Enea, un principe troiano figlio di Anchise, che viaggiò fino in Italia dopo essere fuggito dalla città di Troia, antica città dell’Asia Minore caduta sotto il regno di Priamo dopo l’assedio da parte acheo, al comando di Agamennone, che aveva come scopo principale quello di ripagare troia del rapimento di Elena da parte di Paride. Dopo dieci anni di oppressione, la città capitombolò grazie al famosissimo stratagemma ideato da Ulisse, Ossia il cavallo di Troia. E fin qui più o meno ci dovremmo essere tutti acculturati o meno, grazie non solo al poema insegnato per alcuni libri ( ne consta di ben XII) nelle scuole medie e nei primi anni delle scuole superiori, ma anche trasmesso una libera trasposizione cinematografica di  Franco Rossi sotto forma di film e trasmesso in TV nel 1971.


In pratica cosa viene raccontato. Enea manifesta l’intenzione di commemorare per l’anno trascorso la morte del padre Anchise. A tal proposito, indice dei giochi funebri, nei quali rientrano la corsa di navi, quella a piedi, il lancio del giavellotto e con l’arco, e una gara di pugilato. Al sorgere del sole tutti sono pronti per le rispettive discipline (che tutto sommato fanno pensare ne più ne meno a quelle presenti nel palinsesto dei giochi olimpici) a gareggiare. Prima dell’inizio, Enea presenta i doni o trofei: tappeti, armi, vesti eleganti e monete. Per quanto riguarda i pugili: al vincitore spetterà un vitello ornato d’oro  e al vinto, spada e un elmo. Il primo a proporsi per la gara è Darete, pugile, considerato imbattibile e che in passato aveva atterrato immediatamente Bute, re dei Berici in Tracia. Nel frangente nessun vuole accettare la sfida, cosi che Darete altezzoso reclama subito la vittoria. Ma Entello sicano, ossia appartenente ad un popolo della Sicilia occidentale, benché vecchio, dispone ancora  di grandissima forza e di grande esperienza oltre ad essere stato allievo del mitico Erice oggi paragonabile non so a Mike Tyson, butta al centro dell’arena due cesti (guanti fatti di lacci di cuoio con borchie in metallo) ovvero guantoni ai giorni nostri, e porge a Darete una sfida ad armi pari, che ovviamente accetta. Entello passando dalla difesa all’attacco lo mette in seria difficoltà a tal punto che Enea è costretto ad interrompe il combattimento deliberando la vittoria di Entello. La morale: l’arroganza punita.

I motivi del Prologo
Il prologo ha avuto come scopo quello di descrivere un atteggiamento comune fin dall’antichità nella pratica della disciplina del pugilato. Oggi a distanza di tempo l’arroganza si presenta di attualità sorprendente, a tal punto che diventa spettacolo nello spettacolo. Dove con il secondo tipo di spettacolo indichiamo quello in essere nella rappresentazione teatrale raffigurata durante le 3 riprese di un normale match, tra dilettanti, mentre con la prima, indichiamo quella espressa al di fuori del ring, ossia, quella riproduzione istintuale di aggressività e frustrazione che non trovano canalizzazioni socialmente condivise, ma si esprimono in tutta la loro genuinità ed ignoranza. Se sul ring, i contendenti, terminato l’incontro, accettano o condividono una sconfitta o il pareggio, concedendosi un abbraccio e un sorriso finale per un sipario che gradualmente scende su un successo o un insuccesso, ma che nel concreto per la mente dei due atleti rappresentano aspettative future di migliorare le rispettive performance, fuori dal ring a volte accade l’esorcizzato, dai molti, pandemonio, ossia l’incapacità di autocontrollo da parte dei supporter che hanno accompagnato il proprio bignamino; i quali continuano o meglio traspongono a dispetto sicuramente della volontà dei pugili stessi, su un quadrato e platea diversa, la strada, un match che non è più fatto di colpi supportati da tecnica e da tattica imparata durante gli allenamenti, ma propriamente psicologico; dove a farla da padrone sono l’accusare, il calunniare, il diffamare, l’infamare, l’infangare, lo sminuire, il discreditare, il dequalificare, termini questi che seppur sinonimi riflettono una coloritura e una sensibile diversificazione di significato concettuale. Ebbene, accade ciò che non dovrebbe accadere. Il match si sposta e diventa tutto di valenza psicologica, dove ad imporsi sono emozioni, sentimenti, pensieri, atteggiamenti e per finire comportamenti negativi che non hanno nulla a che vedere con il tifo, l’incoraggiamento, il calore per una sana competizione sportiva, ma sono istinti primordiali propri dell’animale “uomo”
Le Conseguenze
Per quanto riguarda ad esempio i due sportivi che si contendono la vittoria sul ring c’è la  seria speranza di arrivare un giorno a realizzare i propri sogni atletici mentre per questa disciplina quella di presentarsi come valore aggiunto alla lotta al disagio minorile o come potenziale strumento valido per fronteggiare crisi adolescenziali e tardo adolescenziali, ed essere presente con i propri campioni nei tornei internazionali a rappresentare l’Italia; ed infine per il pubblico, quello di presenziare ad uno spettacolo, vedere ed incoraggiare il proprio atleta, e soprattutto interpresentare quel giusto ruolo che gli compete, ovvero, essere o fornire un contributo essenziale alla crescita e formazione di una personalità in progress. Se lo sport in generale e nel particolare soprattutto la pratica di questo tipo discipline, offrono a mio avviso un contributo alla crescita del ragazzo, non di meno, possono prendere parte allo stesso processo, i tifosi, i quali hanno la forza, la capacità e dunque la potenzialità, di contribuire positivamente o negativamente affinché il proprio pupillo realizzi i suoi sogni in modo giusto, morale e civico.

 

 

 

Di Alfredo

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