di Giuliano Orlando

Come accadde nel lontano 1916 a Milano, quando nacque ufficialmente la FPI, a distanza di 98 anni, la boxe italiana professionistica ha dato il primo segnale di indipendenza, per non chiudere bottega, dopo il diktat dell’AIBA. Se una conferenza stampa si valuta dalla presenza degli invitati e il riscontro dei presenti, quella della Lega Pro Boxe indetta sempre a Milano da Carlo Nori, coadiuvato dall’avvocato Ennio Bovolenta e Gianluca Saettone, penso rappresenti un segnale molto importante nell’avviare un percorso alternativo del nostro professionismo, per rispondere  al radicale cambiamento imposto dall’AIBA in seno alle federazioni. L’Italia potrebbe diventare l’esempio per le nazioni che si trovano nella stessa situazione. La presenza del presidente federale Alberto Brasca e del segretario generale Alberto Tappa, conferma la volontà di evitare qualsiasi conflitto interno nelle competenze, semmai una fattiva collaborazione. Ad ascoltare il programma della Lega tutti gli organizzatori (Cherchi, Loreni, Cavallari, Cotena, Spagnoli, Buccioni), unici assenti De Clemente e Cavini. Molti maestri e atleti, interessati al loro futuro. Un passo indietro per capire. L’AIBA ha avocato tutta l’attività pugilistica sotto la sua giurisdizione. Il professionismo dovrà inquadrarsi nell’AIBA Pro Boxing, senza alcuna deroga. Unica concessione, la sopravvivenza fino al 2016, in una specie di limbo, con l’attività ai bordi federali, dopo Rio si chiude. Tutto questo nel loro progetto disegnato fin dal 2002, quando cambiò l’acronimo in International Boxing Association, eliminando la parola Amateur. Le World Series rappresentavano il passaggio dal dilettantismo al professionismo. L’idea in effetti è stata finora l’unica vincente, mentre l’APB sta ancora cercando un approdo perlomeno dignitoso, dopo una serie di incidenti di percorso che dovrebbero far riflettere. Perché l’operazione è stata un floppy?  Il fatto principale, la fuga dei protagonisti di Londra, da Lomachenko, Usyk, Murata, Zou, Campbell, Joshua e Mekhontsev ori olimpici, come pure i fratelli brasiliani Falcao, oltre una cinquantina, l’80% dei migliori a Londra. Tra l’altro l’AIBA ha subito pure la beffa. Molti, dalle  WSB, serbatoio per l’ABP. sono passati all’odiata concorrenza (Top Rank, Golden Boy e altri). Il disegno è fallito perché mancavano i fondi per stipulare i contratti che li avrebbero legati all’ente. Kazakistan, Azerbajan e in parte la Cina, hanno chiuso la borsa e tutto è diventato molto più difficile. Altro colpo negativo, Al rinnovo della presidenza del CIO, l’architetto WU ha avuto la pessima idea di proporsi alla presidenza, col risultato di non ricevere neppure un voto. Situazione imbarazzante, con ripercussioni sicuramente negative. Le difficoltà per il decollo del professionismo sono palpabili. Dai mancati tornei nelle stagioni precedenti, al ridimensionamento dei pugili (8), chiamati a ottenere il pass per Rio. Impegno che l’AIBA deve mantenere assolutamente avendo avuto l’avallo del CIO. L’Italia partecipa a questa rassegna, ospitando i massimi, dove tra gli otto iscritti figura il nostro Russo. Gli altri due italiani sono il mosca Picardi e il leggero Valentino. Il primo impegnato in Cina, il secondo in Kazakistan.

EBU e del WBC di migliore organizzazione negli ultimi due anni a Salvatore Cherchi fondatore.                                                                                                                          .

iscrizione alla Lega è gratuita.

Molto atteso l’intervento del presidente Alberto Brasca, che nell’esauriente esposizione, ha dimostrato grande lucidità e buon senso in una situazione delicata. “Non abbiamo mai pensato di lasciare il nostro professionismo alla sbando. Chiaro che quello del passato aveva ben altra dimensione, ma questo non dipende certo dalla Federazione e in toto dagli organizzatori, Che in passato hanno fatto l’errore di curare solo il proprio orticello, offrendo spesso boxe di pessima qualità. Sono cambiati i tempi e si pagano anche errori precedenti. Detto questo è inutile cercare colpevoli. Per assurdo, ma non troppo, la nuova situazione è stata uno stimolo a cambiare rotta. Per la prima volta tutto il settore professionistico ha capito la situazione facendo fronte comune. Non ci fosse stata l’AIBA, si sarebbe andati avanti come prima. La federazione è  sempre rimasta in contatto con la Lega. Riteniamo che il nuovo percorso sia quello giusto per mantenere attivo il professionismo, fino a che arriverà all’autonomia auspicata, segnale di maturità. La FPI sarà accanto attivandosi nel settore sanitario e arbitrale, per facilitare la trasformazione, senza entrare in conflitto con la disposizioni AIBA e APB. Da parte nostra rispetteremo le normative”.

Se il CONI, come prevedibile, non riconoscerà la Federazione Pro Boxe? La situazione dei maestri e quella degli arbitri?

Nori: “Proseguiremo l’attività come fanno in Europa molte nazioni. Saremo autonomi, pur mantenendo i rapporti con la PFI, praticando la stessa disciplina. I maestri potranno seguire all’angolo sia i dilettanti che i professionisti fino al 2016. Poi troveremo la soluzione alternativa. Riguardo agli arbitri dopo il 2016 entreranno nel nostro settore, e avranno il rappresentante nel nuovo assetto statutario”

Vi state attivando sul fronte televisivo, a che punto siete? Avete pensato ad una vostra TV?

Rispondono Nori e Cassarà: “Senza nascondere le difficoltà, stiamo trattando sia con la Rai che con altre emittenti importanti. L’orientamento è quello di avere più sbocchi per una maggiore visibilità. Per quanto riguarda una nostra tivù, al momento non è nei progetti. Posso dire che nell’unico riscontro digitale, i risultati sono stati incoraggianti. Non è ipotesi da scartare a priori”.

Il segretario generale Alberto Tappa, voce del CONI, ha confermato che questo esposto trova il pieno consenso ufficiale.

Il presidente Brasca ha risposto anche in merito all’organizzazione del torneo massimi AIBA/APB  in Italia.

“Non è un problema, anche per le dimensioni ridotte, infatti sarà affiancato ad altri iniziative per rendere il programma appetibile. Otto pugili significa quarti, semifinali e finali, sette incontri in tutto, sempre che non ci siano ko o ferite. Dopo Rio, prenderemo atto della situazione. Capiremo i programmi  APB, che non mi pare troppo in salute. Per cui il cammino della Lega Pro appare più che giustificato, visto che permette  al settore di proseguire l’attività”.

Il maestro Zennoni, è intervenuto, toccando un nervo scoperto dell’attività. “Quando si vedono certi confronti tra i nostri pugili e collaudatori che hanno 40 sconfitte e zero vittorie c’è da vergognarsi. Ancora c’è chi non ha capito che questo sistema ci ha portato al fallimento. Il motivo per cui le TV ci snobbano”.

Ha risposto l’avvocato Buccioni, che organizza principalmente nel Lazio: “Condivido appieno e da anni mi batto perché questo cattivo esempio abbia fine. La gente si chiede perché per un campionato italiano  ci sono a fatica 500 persone, mentre alle mie riunione ne arrivano 3000. Il motivo è semplice, i miei incontri sono equilibrati, molti altri meno. Il mio invito è a non proseguire su questo metro, ma dare al pubblico quello che vuole, incontri senza un vincitore in partenza”.

Si è discusso anche su altri fronti- Luca Messi ha chiesto più protezione nella carriera dei neo pugili, sugli esami antidoping, quesito al quale ha risposto il professor Mario Sturla: “Sarà la WADA ad assolvere al compito”.

Si è trattato del futuro del nostro professionismo. In Europa che situazione abbiamo. Con l’aiuto di Alessandro Ferrarini, collega e importante contatto con tutte le federazioni, ecco il quadro delle varie federazioni.

In Inghilterra dilettanti e professionisti hanno percorsi diversi e autonomi. I primi ottengono contributi governativi sia pure blandi. Mentre la forza è quella delle palestre che hanno sponsor all’interno delle stesse. I professionisti hanno assicurata attività interna e buoni riscontri di borse, visto che gli organizzatori contano sulla TV che paga. La Germania ha la federazione dilettanti, che rientra nell’ambito del loro CONI, mentre il professionismo vive attraverso le Leghe, al momento sono tre, due che fanno capo a organizzazioni molto forti, supportate da TV importanti. In Polonia le disposizioni dell’AIBA, hanno letteralmente azzerato il dilettantismo. In passato la federazione riceveva aiuti dal settore professionistico, mantenendosi in buona salute. Lo stacco netto, ha messo in crisi i dilettanti privi di fondi. La Polonia in maglietta attuale è una Cenerentola. Romania, Bulgaria, e Ungheria hanno da tempo diviso i due settori. I ministeri dello sport supportano i dilettanti, mentre il professionismo è attivo con le Leghe, che operano in modo autonomo, secondo i pugili cui dispone. In Francia i dilettanti rientrano nel quadro del ministero dello Sport, mentre i professionisti stanno uscendo dal cono federale, al momento non hanno Leghe, ma il problema dovrà essere risolto a breve, come la Spagna che ha un  diverso assetto, quello delle regioni che operano autonomamente col professionismo. Mentre i dilettanti fanno parte della federazione nazionale. Nazioni di fresco conio come Ucraina, Azerbajan, Moldovia, Montenegro e altre non hanno un professionismo codificato. Quando organizzano lo fanno come fosse uno spettacolo al pari di un concerto canoro e un’opera lirica. Viene chiesto il permesso all’ente locale e basta. L’EBU a sua volta, come ha spiegato la signora Jacoponi, storica segretaria dell’ente, riconosce una sola lega per nazione, cercando di accontentare tutti, allargando con titoli europei di varia latitudine e punti cardinali. “Praticamente tutti i paesi stanno trovando soluzioni per proseguire con noi l’attività professionistica. Non nego che l’AIBA ci aveva creato problemi, ma ora la tendenza e quella di mantenere il rapporto con noi nella quasi totalità. Inoltre le iniziative delle sigle mondiali di arrivare all’unificazione ha dato un ulteriore colpo alla credibilità all’APB, oggetto misterioso che doveva ingoiare tutto, ma al momento non si è messo ancora a tavola”.

Vedremo gli sviluppi. Intanto, per la prima volta si seduti al tavolo tutti i settori della nostra boxe professionistica, con la decisa volontà di salvare il movimento, come non era mai accaduto in passato.

Servizio fotografico di Fabio Bozzani

 

 

Di Alfredo