Con Giardello inizia da parte di 2out una rassegna dei grandi campioni italoamericani del passato.

Il 4 settembre scorso si è spento all’ età di 78 anni Joey Giardello, che fu campione del mondo dei medi nel 1963. Liquidare la sua scomparsa con poche righe non è giusto perché si è trattato di un grande campione, che forse ha avuto, essenzialmente per colpa della sua natura irrequieta, meno di quello che avrebbe potuto ottenere. Il suo vero nome era Carmine Orlando Tilelli, quindi ancora una volta parliamo di un italo-americano.

 Nacque a Brooklyn in un quartiere difficile dove si conviveva in perfetta simbiosi con la delinquenza. A Carmine piaceva usare i pugni e il padre, che qualche anno prima aveva combattuto con il nome di Eddie Martin non ostacolava la sua foga combattiva. Ad appena 17 anni, senza nemmeno la trafila dei dilettanti, fa il suo esordio tra i professionisti. Il buon giorno si vede subito dal mattino: sul ring si muove con rapidità, ha un buon gioco di gambe, il suo jab sinistro è insidioso e veloce. Sembra più un pugile europeo che un fighter americano, anche se in qualche occasione accetta lo scontro frontale. Non fa storie Joey, accetta tutti gli avversari che gli propongono. Non è facile gestirlo soprattutto per costringerlo ad allenarsi con assiduità. I club notturni diventano la sua dimora, fa le ore piccole, ma sale sempre e comunque sul ring e subisce anche sconfitte da pugili decisamente alla sua portata. Nat Fleischer lo mette per la prima volta al nono posto della graduatoria nel 1952 dopo i successi sul francese Langlois, su Ernie Durando e Joey Giambra. Praticamente navigherà da quel momento fino alla fine della carriera tra i primi 10 pugili(escludendo logicamente il periodo che fu campione del mondo).
Indubbiamente Joey non era un uomo tranquillo: scontri con la polizia, con Commissioni Atletiche e con manager sembravano pane quotidiano quando c’era di mezzo lui. Fu protagonista sul ring di alcuni episodi curiosi come veder cambiato il verdetto emesso sul quadrato, cosa rarissima. Il primo episodio accadde nel 1952 contro Billy Graham. Inizialmente il verdetto fu assegnato a Giardello, ma la Commissione Atletica di New York fece modificare il cartellino di uno dei giudici e il risultato fu ribaltato a favore di Graham per split decision. Ma l’italoamericano era una “capa tosta” e ricorse alla Suprema Corte di Giustizia che gli diede ragione e verdetto favorevole. Il secondo episodio avvenne nel 1957 e il verdetto assegnato inizialmente a Willie Vaughn per un cartellino irregolare fu trasformato in no decision.
Per la verità un’ opportunità mondiale Joey l’aveva nel 1954 con Carl “Bobo” Olson, ma rovinò tutto a causa di un incidente stradale che gli distrusse un ginocchio. Il match fu rinviato, ma poco dopo venne arrestato insieme ad altri tre pregiudicati con il sospetto di aver rapinato una stazione di servizio. Fu condannato a 18  mesi, ma dopo 4 mesi fu prosciolto dall’accusa grazie ad una testimonianza. Fu un anno molto duro per lui perché perse anche il padre, al quale in punto di morte promise che avrebbe conquistato il titolo.
Ma per avere un’opportunità dovette attendere fino al 1960 nonostante avesse sempre incontrato senza tirarsi mai indietro i migliori.

Finalmente nel 1960 Gene Fullmer, chiamato Ciclone, accettò di mettere in palio il titolo contro di lui. Il match si disputò a Bozeman, una località del Montana, terra di Mormoni, dei quali Fullmer era un adepto. Furono 15 riprese selvagge, ma Giardello replicò colpo su colpo e pur finendo ridotto ad una maschera di sangue ottenne un pari che a detta degli esperti favorì il detentore. Da quell’incontro riportò uno sfregio sulla guancia e per qualche tempo fu chiamato “Scarface”.
Pian piano anche Joey, soprattutto grazie alla famiglia raggiunse il suo equilibrio. Il 7 dicembre 1963 ebbe nuovamente la chance mondiale anche se aveva avuto in passato successi più importanti. Indubbiamente influenzò molto la sua vittoria nell’anno precedente ottenuta contro il picchiatore Henry Hank in quello che la rivista Ring Magazine definì il match più bello dell’anno. Campione del mondo era il nigeriano Dick Tiger con il quale Giardello si era già battuto due volte (una vittoria per parte). I favori del pronostico erano nettamente a favore del campione. Il match si effettuò alla Convention Hall di Atlantic City, dove in genere si svolgevano i concorsi di bellezza. Giardello a 33 anni era consapevole che quella sarebbe stata l’ultima occasione. Si preparò come non mai e smaltì i chili in eccedenza. Tiger era un duro che marciava sempre in avanti. Giardello dopo alcune riprese di studio impose al match un ritmo sostenuto con la tattica del “tocca e vai”. Tiger fu spiazzato e si ritrovò nettamente sconfitto. Dopo il match Giardello disse: “Per 12 anni sono stato costretto a schiacciare il mio naso contro la finestra per arrivare vicino al titolo senza mai toccarlo. Adesso è mio ed è meraviglioso”.
Giardello dopo aver difeso vittoriosamente il titolo contro Rubin Carter concesse la rivincita a Dick Tiger il 21 ottobre del 1965 al Madison di New York. Il nigeriano effettuò una preparazione particolare basata molto sulla velocità e al termine di 15 riprese molto equilibrate strappò il titolo al suo grande rivale. L’italo americano si ritirò nel 1967 dopo venti anni di carriera con un record di 100 vittorie, 32 per ko,  25 sconfitte, 7 pari e 1 no decision. Dopo il suo ritiro si dedicò all’ attività nel ramo assicurazioni e fu rappresentante di una nota ditta. Era un uomo felice molto legato alla sua famiglia. Nel 1999 intentò causa alla Universal Pictures e al regista Norman Jewison. Nel film “ Hurricane” Giardello era descritto come un violento e pugile di scarso valore che aveva ottenuto il verdetto grazie ad un clima razzista e avverso a Rubin Carter, che fu poi accusato ingiustamente di omicidio. Joey mostrò nella causa il filmato di quell’incontro svoltosi sulle 15 riprese nel 1964. Si vide che il successo di Giardello su Carter fu netto. Il campione dopo aver subito la sfuriata del potente avversario nelle prime 5 riprese gli impartì una vera e propria lezione. Jewison perse la causa e chiese scusa pubblicamente, anzi nel DVD del film modificò il suo giudizio dicendo che Giardello era un grande campione e un grande combattente.       

 

Di Alfredo

Un pensiero su “I grandi italoamericani: Joey Giardello”
  1. Alfredo,

    fai bene a fare questa rubrica perchè i pugili italo americani sono stati importantissimi per la storia della boxe americana, ed a parte Marciano e Carnera ben pochi conoscono i nostri portabandiera.

    Aspetto con ansia Arturo “Thunder” Gatti….

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