di Giuliano Orlando

Tra la fine di settembre e la prima parte di ottobre, la grande boxe ha tre appuntamenti imperdibili. Il 25 settembre allo stadio del Tottenham Hotspur, a Nord di Londra, una capacità di oltre 62.000 spettatori, il calcio lascia il posto alla grande boxe, per la difesa di Anthony Joshua (24-1) il campione dei massimi di quattro sigle (WBO, WBA, IBF e IBO), la punta di diamante della Matchroome di Eddie Hearn, che difende il suo poker d’oro contro il mancino ucraino Alexander Usyk (18), 34 anni, carriera dilettantistica superlativa, raggiungendo lo zenit con l’oro di Londra nel 2012 tra i massimi.  Il 9 ottobre alla T-Mobile Arena di Las Vegas nel Nevada, va in onda la terza puntata della sfida tra l’inglese spurio (Irlanda e rom) Tyson Fury (30-0-1) 33 anni e Deontay Wilder (42-1-1), nato a Tuscaloosa in Alabama, 36 anni il 22 ottobre, re dei massimi WBC dal 2015 al 2020, quando è arrivato questo gigante bianco, sei centimetri oltre i due metri, che dopo aver pareggiato il primo dicembre 2018 a Los Angeles, il 22 febbraio 2020 a Las Vegas lo travolge come un tornato, facendolo contare un paio di volte, prima della resa definitiva alla settima tornata. Ponendo fine ad un regno che sembrava attaccabile solo da Joshua. Intervistato nel suo campo di allenamento, Tyson ha anticipato che stavolta sarà più sbrigativo: “Peccato che Wilder abbia incrociato il sottoscritto sulla sua strada, è un bel campione e lo stimo, purtroppo sarò costretto a sbrigare la faccenda prima della volta precedente. Poi penserò a Joshua nella prossima stagione, con tanto pubblico ad assistere alla fine del gigante di Londra”. 

Tra le due battaglie riservate ai giganti, il 4 ottobre al Madison di New York, l’imbattuto Teofimo Lopez (14), 24 anni, il giovane fenomeno dei leggeri, tanto talentuoso, quanto capriccioso, guidato da David McWater, nel cui clan militano una trentina di ottimi pugili, ma la star assoluta è lui. Per la difesa delle tre cinture (IBF, WBA e WBO), contro l’australiano di radici greche George Kambosos Jr (19), gli è stata garantita una borsa di 4 milioni di dollari. Cifra che sicuramente aumenterà qualora concedesse la rivincita all’ucraino Vasyl Lomachenko (15-2), al quale il 17 ottobre scorso sul ring di Las Vegas, tolse le cinture WBA e WBO, dopo dodici round in cui la maggiore velocità di Lopez ebbe la meglio per oltre metà incontro e la reazione finale dell’ucraino non fu sufficiente a ricucire lo svantaggio. Dopo quella storica vittoria, l’americano non ha più combattuto. La stessa lontananza dal ring di Kambosos, che parte svantaggiato in modo netto nei pronostici. Anche per questo i quasi 50 dollari che la Triller Fight Club pay-per-view, chiede per vedere la sfida, sembrano eccessivi e la prevendita va a rilento. Lopez, passato professionista dopo i Giochi di Rio 2016, ai quali non prese parte, escluso nelle due selezioni leggeri, battuto prima da Luis Cabrera del Venezuela e poi nell’ultima preolimpica in Honduras dal francese Sofiane Oumiha che conquisterà l’argento, battuto in finale dal brasiliano Conceicao. Al debutto pro, avvenuto il 5 novembre 2016 a Las Vegas, affronta il messicano Ishawar Siqueiros, che finirà KO al secondo round. Nella prima ripresa, Lopez scivola al tappeto e l’arbitro Jay Nady lo conta, nonostante le giuste proteste del pugile. Al momento è l’unico kd sopportato da Teofimo.

In Russia, grazie a generosi promoter come Vladimir Hryunov e German Titov prosegue l’attività di alto livello. A Krasnoyarsk, in Siberia dove è fiorente l’attività pugilistica anche a livello dilettantistico, ha combattuto il welter Alexander Besputin (15-0-1nc), che tenta di risalire nei top, dopo lo stop forzato dovuto alla positività riscontrata dopo aver vinto il mondiale WBA a Montecarlo, il 30 novembre 2019, battendo il connazionale Radzhab Butaev (13-0-1nc). Nell’occasione la vittoria venne tramutata in ‘non contest’ e Besputin sospeso dall’attività per sei mesi. Il rientro è avvenuto a Mosca dopo 16 mesi, il 20 marzo scorso, contro l’inconsistente ucraino Victor Plotnikov (33-13), 43 anni, pro dal 2002, l’ultimo successo nel 2015, fermato per ferita al secondo round. Più resistente ma non di molto, l’avversario successivo, il messicano Mauricio Pintor (24-4-1), costretto alla resa alla quinta ripresa.  Nella stessa data,  boxe sul ring dell’Academy di Ekaterinburg, la capitale nella regione degli Urali, la quarta città della Russia, con un milione e mezzo di abitanti, dove opera da anni German Titov, che ha investito una montagna di rubli, su Evgeni Tishchenko (9-1), 30 anni, pro dal 2018, nato a Staroderevyankovskaya in Siberia, trasferitosi a Ekaterinburg, dopo una lunga permanenza nella nazionale russa, dove oltre all’oro immeritato ai Giochi di Rio 2016, ai danni del kazako Levit, ha vinto gli europei 2015 e 2017, i mondiali a Doha 2015, argento 2013 e 2017, ha concluso l’attività in maglietta nel 2018, con un centinaio di incontri e solo una decina di sconfitte. Professionista dal 19 agosto 2018, nel novembre dello stesso anno, la Main Events di Katy Duva, all’Hard Rock Hotel & Casino di Atlantic City nel New Jersey, prova Tishchenko contro il messicano Christian Mariscal (13-5), modesto collaudatore finito KO al secondo round. La boxe dilettantistica del siberiano non convince Katy Duva, che dopo quella trasferta, proseguì l’attività sempre a Ekaterinburg. Nell’ultimo incontro ha conquistato la cintura Internazionale WBC cruiser a spese del connazionale Dmitry Kudryashov (24-5), 35 anni, in fase calante, dominato per tutti i dieci round. Rifacendosi parzialmente della sconfitta subita il 27 marzo scorso sempre a Ekaterinburg, dal mancino Thabiso Mchunu (23-5), 33 anni, in gioco il Silver WBC, già detenuto dal sudafricano il 21 dicembre 2019, battendo sempre in Russia a Krasnoyarsk, Denis Lebedev (32-3), che tentava un rientro a 40 anni, dopo una carriera di vertice, mondiale in diverse sigle, che si sarebbe potuto evitare. Chi ha conquistato il Silver WBC dei leggeri è stato Zaur Abdulaev (14-1) beniamino di casa, superando Dejan Zlaticanin (24-3) del Montenegro, 34 anni, antico campione del mondo nel 2016, ai punti sui 12 round. Ha destato sorpresa la sconfitta, peraltro netta di Tatyana Zrazhevskaya (11-1), 29 anni, nata in Kazakistan nazionalizzata russa già nei dilettanti, il cui percorso da pro iniziato nel 2016, faceva prevedere una facile vittoria contro la messicana Jessica Gonzales (8-5-2) 33 anni, reduce da quattro sconfitte e un pari, che non vinceva dal 2014, per la cintura WBC ad interim gallo. La Gonzales è partita subito all’attacco e ha proseguito per dieci round, costringendo la rivale ad una stretta difesa, con poche reazioni.   Nel ricco cartellone, il superpiuma Ruslan Kamilov (11-0-1), 33 anni, cliente abituale del ring russo, mantiene la cintura Intercontinentale WBO, superando il kazako Stanislav Kalitskiv (11-2), 24 anni, residente a Ekaterinburg, generoso ma una linea sotto il campione. Prosegue la marcia del mancino tajiko  Muhammadkhuja Yaqubov (18), 24 anni, pro dal 2015, alla sesta difesa dell’Internazionale WBC superpiuma, ormai vicino ai top ten assoluti, vincitore facile del cileno Cristian Palma (31-11-2) – nel 2015 venne battuto in Italia dal nostro Carmine Tommasone per l’Intercontinentale WBA – costretto alla resa alla quarta ripresa dopo un primo conteggio. Infine, l’altro tajiko residente in Russia, Asrov Vokhidov (9-1), 25 anni, ha tentato invano di scalzare l’uzbeko Mukhammad Shekhov (10-0-1) 29 anni, alla prima difesa dell’europeo WBO supergallo. Tra i due mancini, la battaglia è stata equilibrata e la vittoria per split decision, lascia aperta l’opportunità di una rivincita.

Restando nella sfera dell’ex URSS, ad Astana che fino al 1997 è stata la capitale del Kazakistan, per passare poi le consegne ad Astana, ricostruita con nuovi palazzi e grandi parchi, inglomerando tutta la periferia in un’unica city, arrivando ai quasi due milioni di abitanti attuali. All’Arena Jekpe-Jek, dove nel 2013, si svolsero i mondiali dilettanti, il supermedio locale Aidos Yerbossynuly (16), 29 anni, ottimo dilettante, detentore di varie cinture asiatiche, ha compiuto un passo importante verso il vertice WBA, vincendo la semifinale contro il mancino Lennox Allen (22-2), 36 anni, della Guyana, residente a New York, pro dal 2004. Per quasi dieci round, la lotta è stata equilibrata, con scambi a ritmo frenetico. La svolta quando Yerbossynuly ha chiuso all’angolo Allen, prendendo il comando dell’offensiva, costringendolo alla resa. L’organizzatore Kalikhan Akdrashov, aveva fatto bene i suoi conti, offrendo una buona borsa ad Allen, fermo dall’8 agosto 2020, allorchè a Los Angeles subì la prima sconfitta in carriera, contro il cubano David Morell (5) al terzo match da pro, per l’interim WBA. Un segnale non secondario, dopo la lunga attività, come infatti è avvenuto. Il cubano, classe 1998, uno dei migliori talenti dell’isola, è fuggito nel 2018, dopo aver vinto il torneo open in India. L’ultimo dei successi in maglietta di questo gigante, che aveva iniziato a vincere dal 2012 a 14 anni, tra gli schoolboy, fino al mondiale youth a Pietroburgo nel 2016 e il titolo cubano assoluto nel 2017. Morell è guidato da Tom Brown che opera in particolare con la Golden Boy di Oscar De La Hoya e non passerà molto che il giovanotto busserà ai vertici mondiali.

Gli appassionati più attenti, ricorderanno il clamore della conquista da parte del messicano Oscar Valdez (30) il 20 febbraio scorso a Las Vegas, contro il connazionale Miguel Berchelt (38-2) titolare della cintura WBC superpiuma dal 2016 e difesa ben otto volte. La nona risultò disastrosa contro un Valdez scatenato che aveva lasciato il titolo piuma WBO, conquistato nel 2016 e difeso sei volte. Nell’occasione dominò il pur valido avversario, facendolo contare tre volte, prima del pesante KO al decimo round, col ricovero precauzionale di Berchelt in ospedale. Per fortuna senza alcuna conseguenza.  Sette mesi dopo, la prima difesa di Valdez con lo sfidante ufficiale, il brasiliano Robson Conceicao (16-1), oro ai Giochi di Rio 2016, dopo averci provato a Pechino (2008) e Londra (2012) senza successo. Al tempo dei dilettanti i due si erano affrontati nel 2009, nel corso dei Pan American Champions, da non confondere con i Panamerican Games, il brasiliano ebbe la meglio in finale sul più giovane Valdez 6-5. A Pechino 2008 e a Londra 2012, difesero le loro nazioni sia pure con poca fortuna. Valdez in Cina nei 54 kg. venne eliminato all’esordio dal mongolo Enkhbat (15-4) che vinse l’oro, mentre il brasiliano nei 57 kg. perse dal cinese Li Yang. Non andò meglio a Londra: nei 56 kg. il messicano vinse i primi due incontri, fermato dall’irlandese John Je Nevin nei quarti, Conceicao salito nei 60 kg. perse netto dall’inglese Josh Taylor all’esordio. Valdez nello stesso anno, passa pro e inizia a mietere vittorie arrivando nel 2016 al tetto dei piuma WBO, mentre il brasiliano prosegue puntando all’opportunità olimpica del 2016 fissata a Rio del Janeiro. Nel periodo 2013-2014 viene ingaggiato dai Thunder Italia Dolce & Gabbana nelle World Series e partecipa anche al torneo pro dell’AIBA. Sia Conceicao che Valdez parteciparono ai mondiali 2009 a Milano nei 57 kg. L’allora diciottenne messicano conquista il bronzo, cedendo in semifinale al fuoriclasse ucraino Lomachenko, mentre il brasiliano incrocia subito il cubano Yasniel Toledo che lo batte nettamente. Ai mondiali di Baku in Azerbajan, nel 2011, il brasiliano affronta per l’accesso ai quarti Lomachenko e al termine di un match equilibrato Conceicao viene indicato vincitore: 20-19. L’Ucraina sporge reclamo e nella notte, dopo discussioni e riprese al rallenty, la giuria d’appello capovolge il verdetto e assegna la vittoria a Lomachenko 19-18. Ero presente a Baku e l’impressione generale fu che Lomachenko avesse molto più impatto televisivo del brasiliano. Infatti Lomachenko vinse il mondiale. Comunque, la pazienza dei Robson venne premiata a Rio, con la vittoria a cinque cerchi. Il passaggio al professionismo avvenne alla fine del 2016 a Las Vegas, sotto l’ombrello della Top Rank di Bob Arum, la stessa scuderia scelta da Valdez. L’ascesa di Conceicao è stata  graduale, quasi tutte negli USA, salvo due presenze in Patria e una puntata nel Portorico. Non ero a Tucson, quindi la mia opinione deriva dalla valutazione televisiva, alla quale manca la profondità. E’ stata una bella sfida, di alto livello tecnico e fasi alterne. Valdez ha cercato la battaglia a corta distanza, Conceicao l’ha evitata ma non è mai stato passivo. Ha sfruttato bene il maggiore allungo, reagendo con decisione quando gli assalti del campione facevano breccia nella guardia attenta del rivale. Questo per tutti i dodici round. Le fiammate di Valdez facevano presa sugli spettatori di fede messicana, che manifestavano rumorosamente, ma nella sostanza il match è stato molto equilibrato. Nei superpiuma evidentemente la potenza è meno evidente che da piuma. Corretta la vittoria del messicano 115-112 per due giudici, ma questo Stephen Blea che segna 117-110 è semplicemente scandaloso. Che tutti e tre fossero dell’Arizona è già discutibile. Anche se queste sono le norme locali, non mi trovo d’accordo. Da precisare che Valdez non è nato a Tucson, ma a Nogales e vive a Sonora, che si trovano in Messico a oltre 600 km. da dove ha combattuto. Tanti anni fa nel 1821 Tucson faceva parte della provincia di Sonora nel Messico che aveva appena ottenuto l’indipendenza dalla Spagna. Ma l’appartenenza durò fino al 1854, quando Zio Paperone acquistò sia Tucson che la vasta area circostante, inserendola nel Nuovo Messico. Fu il presidente Lincolm a creare nel 1863 lo stato dell’Arizona e dare a Tucson il ruolo di capitale che mantenne fino al 1877, per poi passare il testimone a Phoenix.

Torniamo ai giganti e precisamente a due massimi europei. Il francese con sangue caraibico da parte paterna, Tony Yoka (10) oro di Rio nei +91, è arrivato alla decima vittoria, dopo il facile successo sul croato Peter Milas (15-1) un record costruito sul nulla, che ha retto sette riprese solo perché Yoka ha fatto accademia e quando ha deciso di portare pugni veri, Milas si è sgonfiato come un palloncino bucato. Dopo il facile successo ha fatto sapere a Bob Arum che al debutto negli USA, vorrebbe affrontare un top ten. Richiesta ambiziosa e anche rischiosa. Yoka è atleta intelligente ma ancora lontano dai migliori, in particolare dagli attuali titolati Joshua e Tyson e pure dagli attuali sfidanti. Stesso discorso per il croato Filip Hrgovic (13) che la scorsa settimana a Klagenfurt in Austria ha giocato con Marko Radonjic (22-1) montenegrino residente in Germania, 31 anni, la cui imbattibilità è crollata come un castello di carta su cui era stata costruita. Hrgovic, che metteva in palio l’Internazionale IBF, dopo alcuni tentativi di concludere la squilibrata battaglia, ha trovato la strada dei montanti e di qualche sventolone, con Radonjic incapace di organizzare alcuna difesa, limitandosi a sparare qualche destro a casaccio, regolarmente fuori bersaglio. La conclusione al terzo round. Adesso il promoter Kalle Sauerland volerà negli USA per concludere la trattativa con la parte del californiano Michael Hunter (20-1-1), 33 anni, per l’eliminatoria IBF. In questa trattativa potrebbe far capolino anche la Matchroom, visto che Eddie Hearn è coproduttore con Kalle del croato. Hunter, pro dal 2013, ha militato a lungo nei cruiser e nel 2017 ha tentato la conquista della cintura WBO, ma l’ucraino Usyk non gli permise di realizzare il sogno. Personalmente ritengo che Hrgovic non sia ancora all’altezza di Hunter. Contro Radonjic, è parso statico e legnoso, anche se la sua imponenza strutturale (1.98) è notevole, l’impostazione tecnica è sempre la stessa dal tempo di dilettanti. Per la cronaca, il nostro Cammarelle li ha battuti entrambi. Yoka e Hrgovic hanno superato i 29 anni, quindi debbono darsi una mossa, in senso tecnico e tattico, per meritare l’opportunità mondiale. Anche se i migliori sfidanti soggiornano in Inghilterra, partendo da Joe Joyce, Daniel Dubois, Dillan Whyte e Dereck Chisora che ritengo al momento superiori in particolare a Filip Hrgovic. Potrei sbagliare e non mi affliggerei certo, anche se dubito avvenga. Nel frattempo l’EBU ha indicato il fiorentino Fabio Turchi sfidante all’europeo cruiser detenuto dall’inglese Chris Billam-Smith (13-1), 31 anni, titolo conquistato il 31 luglio scorso a Brentwood, superando per split decision il connazionale Tommy McCarthy (18-3), che ricordiamo vincitore del nostro Fabio Turchi, determinante il cartellino del giudice italiano Barrovecchio (115-113) a favore dell’inglese. Un bel colpo per i Cherchi, che faranno sicuramente il possibile per portare la sfida in Italia.  

Di Alfredo

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