rakhim-chakhkiev-vs-giacobbe-fragomeni_484di Giuliano Orlando

Il più stagionato complesso sportivo di Mosca,  il “Luzhnki”, inaugurato nel 1956, in principio Stadio Lenin, può ospitare oltre 78.000 spettatori, accoglie Giacobbe Fragomeni  (32-4-1) 45 anni, il più anziano dei professionisti italiani in attività, che tenta l’impresa, quasi impossibile di conquistare il titolo europeo massimi leggeri.  Lo fa a distanza di sette anni, la prima volta a Londra nel 2007. Venerdì sera, ritenta l’opportunità  affrontando il pugile di casa, Rakhim Chakhkiev (19-1) 31 anni, oro a Pechino 2008, a spese di Clemente Russo, che l’anno prima ai mondiali di Chicago gli aveva soffiato il titolo, sempre in finale. Professionista dal 2009, il mancino di Tobolsk, la storica capitale della Siberia occidentale, ha scelto Amburgo in Germania per far carriera da prize-fighter e monetizzare l’indubbia capacità pugilistica e una potenza atletica non comune. In verità, questo titolo europeo è un premio di consolazione in caso di successo, essendo stato clamorosamente bocciato nel giugno del 2013 sempre a Mosca, di fronte a Wlodarczyk per il mondiale WBC. Il russo dopo aver fatto contare il rivale nella terza ripresa e averlo posto sull’orlo della resa, finiva la birra e il polacco riusciva a capovolgere un match ormai perduto. Dal sesto tempo, Chakhkiev finiva per tre volte al tappeto e all’ottavo la resa. Attualmente è il campione Silver WBC, quindi l’avversario designato del connazionale Grigory Drozd (39-1), che lo scorso settembre non si è fatto sfuggire l’opportunità, battendo prima del limite il polacco, per la verità apparso l’ombra del campione conosciuto. In attesa di questa opportunità, prova a mettere in carniere il titolo continentale. Per Fragomeni, il suo rivale, si tratta di un match tutto in salita, vuoi per l’età, che per l’indubbia potenza del rivale. Che non è un fuoriclasse, ma atleticamente è da temere e non poco. L’Italiano, da professionista serio e coscienzioso, si è preparato al meglio, con l’entusiasmo solito, nonostante abbia alle spalle qualcosa come oltre vent’anni di ring, di cui tredici da professionista. Era il 19 maggio 2001, quando il non più verde Giacobbe Fragomeni, (32 anni) dopo un decennio di militanza dilettantistica, culminata con l’europeo nel ’98 a Minsk in Bielorussia, ultimo azzurro giunto al titolo, e la partecipazione ai Giochi di Sydney nel 2000, oltre ad un bel numero di tornei internazionali vinti o comunque sul podio, dava l’addio alla maglietta, per il salto nei pro. Affronta Kolle Njume, un camerunense di stanza a Milano, sparring di Giacobbe alla Doria. I due si conoscono talmente bene che potrebbero scambiare pugni, bendati. Vince il bianco e inizia la nuova carriera, quando solitamente è il tempo del ritiro. Giacobbe smentisce i pessimisti e match dopo match, guidato con saggezza e lungimiranza da Salvatore Cherchi, prima centra il titolo del Mediterraneo IBF, poi l’Internazionale WBC. Al 22° incontro va a Londra e affronta David Haye per l’europeo e il pass per il mondiale WBC. Perde per ferita, ma rischia addirittura di vincere. Mai in passato l’inglese era andato così vicino alla sconfitta. Dichiarato il match del 2007 in Europa. Nel 2008, dopo la cintura UE dei cruiser, vinta a spese di Vincenzo Rossitto e difesa contro il francese El Hadak e il bulgaro Semerdjiev, compie il capolavoro della carriera conquistando il vacante mondiale WBC, battendo il ceco Rudolf Kraj , giunto imbattuto alle soglie del mondiale, fallito per merito di un Fragomeni che nell’occasione riempie il Palalido e dimostra che a quasi 40 primavere si può tagliare il traguardo iridato a braccia alzate. Da quel momento il giovanotto resta sempre nei quartieri alti, anche dopo aver pareggiato uno dei combattimenti più drammatici visti a Roma, contro il gigantesco e fortissimo polacco Wlodarczyk, ma perde inopinatamente lo scettro, di fronte al magiaro Erdei, un mediomassimo, salito di categoria per concedersi un bis inaspettato. Nell’occasione guidato all’angolo da Patrizio Oliva, solitamente lucido, manca il feeling col trainer. Dopo quella disavventura, Giacobbe ha rincorso invano la cintura con grande coraggio e dignità. Ci ha provato altre due volte col polacco, ha conquistato la cintura Silver a spese di Silvio Branco, ha soggiornato in Messico e negli Usa, ha perfino scritto una sua biografia, non mollando mai.  Adesso deve scalare l’Everest di Mosca. Una missione impossibile sulla carta. Vedremo alla prova del ring, cosa avverrà.                                                                                                                                                        

Nel corposo programma, sul ring il libanese Manuel Charr, l’ultimo avversario di Alex Povetkin. Il trentenne di stanza in Germania, avrà compito facile contro l’anziano Michael Grant (Usa 48-5), 42 anni, che nel 2000 provò invano il mondiale contro Lennox Lewis. A sua volta Povetkin dopo anni di fedeltà alla WBA, dal 2011 al 2013, dopo la sconfitta con Wlady Klitschko in cui lascia all’ucraino il suo capitale, cerca giustamente strade alternative per tornare in fretta sul tetto del mondo della prima sigla alla sua portata. Mirato il match contro il camerunense Carlos Tekam (30-1-1) l’unica sconfitta nel 2009, e pugno pesante, detentore del titolo Silver WBC. Il francese adottivo non è rivale di comodo, per cui il match è più equilibrato di quanto dicono le quote di 1-5, anche se l’oro di Atene 2004, bestia nera del nostro Cammarelle, con l’aiuto di giurie amiche, dovrebbe spuntarla e poi guardare alla sfida tra Berman Stiverne (24-1-1) primo haitiano campione massimi WBC e lo sfidante ufficiale, Deontay Wilder (Usa 32) prevedibile entro dicembre.

Di Alfredo